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È tempo  di salire in barca

· Segnali di speranza e di unità nel nome scelto dal Pontefice ·

L’Umbria mai è stata e mai tornerà in una posizione di tale evidenza nel mondo: e non solo per la scelta del nome Francesco. Vi è infatti una ulteriore terza peculiarità che si aggiunge alla novità di questo nome nella sequenza dei successori di Pietro e alla particolarità eccezionale e straordinaria della coesistenza del nuovo vescovo di Roma e del suo predecessore: entrambi hanno scelto il nome dei massimi santi dell’Umbria, del patrono d’Europa e del patrono d’Italia. Nomi che come nella storia dell’Umbria anche oggi si susseguono e coesistono.

Se anche Perugia con Assisi, Norcia e tutta l’Umbria, non dovessero riuscire a divenire capitali europee della cultura nel 2019, sono già capitali mondiali della speranza nella pace e nella fraternità dal 2013. Anche l’unione tra pensiero e tradizione di segno diverso e quasi opposto ripete lo stesso annuncio: la mite anticipazione francescana della riforma e la ferma controriforma ignaziana possono infine riunirsi in una riforma cattolica, come aveva intuito già Filippo Neri e come ha infine riconosciuto Hubert Jedin. I primi miracoli sono già avvenuti: un fortissimo segnale di speranza nell’unità dei cristiani cresce fondato sulla modestia, sull’umiltà di un vescovo che chiede di pregare per lui, che chiede benedizioni.

Restano però, con le speranze, sempre anche timori, crescenti in questi tempi. Si è parlato e scritto molto di fine del mondo. Con più sapienza si è detto e scritto della immediata citazione di Matteo Ricci dalla Cina: «mi trovo in questa fine del mondo nella quale l’obbedienza mi ha gettato», come ha notato lo storico Filippo Mignini. Ma non pare, in tale occasione, sia stato ancora del tutto ricordato il senso duplice di Finis terrae : può essere inteso come termine del cammino di san Giacomo, colui che si spinge nell’apostolato più lontano. Ma può essere inteso anche come sguardo sull’infinito, come campo stellato, da cui levare lo sguardo in alto, al cielo (Compostela), come rinuncia alla terraferma e alla mondanità. Chi ha dimestichezza con la storia dell’arte dei tempi di san Francesco e immediatamente seguenti, chi ha visto i cieli dipinti in Assisi o agli Scrovegni (perfino in cripta), chi sa immaginare quelli che ornavano la Sistina prima di Michelangelo o chi per altro verso è stato sotto la volta celeste al monte Athos, o alle isole Skelligs, lo sa.

A partire dunque dall’isola di terra e acqua che si trova nel cuore della penisola, perfino per chi vive circondato dalle terre è il momento di salire in barca e di prendere il largo, sul mare, quasi di perdersi nell’oceano. È il momento di gettare le reti anche se pare ormai non ci sia più nulla da pescare. Anzi proprio per questo. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza. Il conclave ha indicato un uomo: anche se sappiamo da dove viene — l’Argentina, figlio di emigranti italiani — sappiamo già ormai tutti per certo che non viene solo da lì.

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15 dicembre 2019

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