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​È sempre tempo
di misericordia

· L’episcopato cileno e le emergenze del paese ·

Il giubileo sta terminando ma «il tempo della misericordia è una sfida che perdura». Bisogna quindi «insistere in questa dimensione evangelica nei nostri piani e progetti pastorali. Il volto misericordioso del Padre, che si manifesta nella persona di Gesù Cristo, è la fonte della nostra speranza». 

Nel comunicato finale dell’assemblea plenaria svoltasi nei giorni scorsi a Punta de Tralca, la Conferenza episcopale cilena invita le istituzioni a non dimenticare le urgenze del Paese, in particolare quelle riguardanti i più poveri e sofferenti. Il timore è che, entrando in un periodo di preparazione alle elezioni presidenziali e parlamentari (previste per la fine del 2017), «si sospenda o si metta in pausa il lavoro congiunto per il bene della gente, specialmente dei gruppi più vulnerabili». Pur riconoscendo i significativi passi avanti compiuti in ambito legislativo a favore delle persone in difficoltà, «ci inquieta — scrivono i vescovi — come lo stato e la società civile non sostengano a sufficienza gli adulti, i giovani e i bambini in situazione di vulnerabilità».

Nella nota, intitolata Dialogo, responsabilità e misericordia: per un Cile più giusto, si esprime particolare preoccupazione per la sanità pubblica, le pensioni minime di oggi e di domani, la disoccupazione e la precarietà di tanti posti di lavoro, le delicate condizioni vissute da migranti e popoli originari, il cambiamento culturale. E preoccupa nondimeno «l’iniziativa di legge che lascia indifesa giuridicamente la persona umana nel periodo prenatale, senza farsi carico delle donne che possono vivere situazioni dolorose e drammatiche». I presuli invitano a promuovere un’educazione integrale che “umanizzi” sempre di più gli individui, in special modo i bambini e i giovani: «Lo stato e la scuola devono contribuire, sussidiariamente, al diritto fondamentale e primordiale dei genitori di formare i figli secondo i propri valori, liberi da qualunque influenza di ideologie di genere che possano trasformarsi — spiegano citando Papa Francesco — in “vere colonizzazioni ideologiche”, convertite in leggi della Repubblica».

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17 ottobre 2019

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