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È satanico uccidere
in nome di Dio

· Il Papa celebra la messa in suffragio di don Jacques Hamel, il sacerdote francese barbaramente assassinato lo scorso 26 luglio ·

«Quanto sarebbe bene che tutte le confessioni religiose dicessero: “Uccidere in nome di Dio è satanico”». Ha usato parole forti Papa Francesco celebrando mercoledì mattina, 14 settembre, la messa in suffragio di don Jacques Hamel, l’anziano sacerdote francese sgozzato da due giovani terroristi lo scorso 26 luglio in Normandia.

Il rito si è svolto nella cappella di Casa Santa Marta e vi hanno partecipato ottanta fedeli dell’arcidiocesi di Rouen — tra cui due sorelle e un nipote del prete assassinato — impegnati nel pellegrinaggio giubilare guidato dall’arcivescovo Dominique Lebrun.

All’omelia il Pontefice ha commentato le letture della festa liturgica dell’esaltazione della Santa Croce, sottolineando come proprio alla luce di quest’ultima «capiamo pienamente il mistero di Cristo, questo mistero di annientamento, di vicinanza a noi» e come da esso incominci «tutta la storia del martirio cristiano, dai primi secoli fino a oggi». Una storia, ha aggiunto, che «si ripete» anche ai nostri giorni, visto che tutt’ora «ci sono cristiani assassinati, torturati, carcerati, sgozzati perché non rinnegano Gesù». E questi «cristiani che oggi soffrono — sia nel carcere, sia con la morte o con le torture — per non rinnegare Cristo, fanno vedere proprio la crudeltà di questa persecuzione. E questa crudeltà che chiede l’apostasia è satanica», ha spiegato Francesco. Che ha poi precisato come a questa «catena di martiri» appartenga a pieno titolo anche don Hamel, «sgozzato proprio mentre celebrava il sacrificio della Croce di Cristo».

Un «uomo buono, mite, di fratellanza, che sempre cercava di fare la pace», lo ha definito il Papa, rimarcando che è stato «assassinato come se fosse un criminale». Perché, ha osservato, «questo è il filo satanico della persecuzione». Eppure, «in mezzo al momento difficile che viveva, in mezzo a questa tragedia, non ha perso la lucidità di dire chiaramente il nome dell’assassino, e ha detto: “Vattene, Satana!”», accusando esplicitamente «l’autore della persecuzione». Da qui l’invito ad imitare l’«esempio di coraggio» di don Jacques per «andare avanti senza paura». Anzi Francesco ha concluso la propria riflessione esortando a invocarlo affinché «lui dal cielo — dobbiamo pregarlo, è un martire!, e i martiri sono beati — ci dia la mitezza, la fratellanza, la pace, e anche il coraggio di dire la verità: uccidere in nome di Dio è satanico».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche la sorella di don Hamel, Roselyn, che in una conferenza stampa ha evidenziato come i «giovani che hanno ammazzato mio fratello» lo abbiano fatto «in nome di un dio che non è il Dio dell’islam, né del cristianesimo». Opinione condivisa anche dall’arcivescovo Lebrun, che facendo riferimento alle parole pronunciate dal Pontefice all’omelia, ha spiegato: «Gli assassini hanno accettato l’influenza del diavolo, di Satana, ma solo loro. E il nostro fratello Jacques, come ha detto il Papa, ha avuto la lucidità di dirlo. Già aveva ricevuto le prime coltellate, era a terra: ma sapeva che non potevano esserci quei giovani all’origine di questo male».

Al termine della messa a Santa Marta i pellegrini di Rouen hanno partecipato in piazza San Pietro all’udienza generale, durante la quale il Papa ha parlato della misericordia di Gesù come risposta alle attese di quanti sono «stanchi e oppressi»: proprio costoro, «diventando suoi discepoli, ricevono la promessa di trovare ristoro per tutta la vita».

L’omelia del Papa

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