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E quel giorno tutta la città
si riversò fra il Quirinale
e il Vaticano

· Nel 1955 il cronista Gabriel Garcia Marquez raccontava Pio XII ·

Il Papa come personaggio pubblico e mediatico, i suoi gesti con i fedeli scrutati dagli obiettivi delle telecamere e dai cronisti di mezzo mondo, la folla vociante alle udienze, le voci che circolano sulla sua salute, la visita del presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, la passione per lo sport, le polemiche politiche, l’incontro — clamoroso — con Sophia Loren, la vita privata del Pontefice che diventa ogni giorno di più un “fatto” pubblico.

Il presidente Gronchi con il ministro degli esteri Gaetano Martini  in udienza da Pio XII (6 dicembre 1955)

Nel 1955 a Roma c’è un testimone d’eccezione che racconta, affascinato e curioso, Pio XII e il Vaticano: è Gabriel Garcia Marquez, all’epoca non ancora famoso e celebrato scrittore, inviato del giornale colombiano «El Espectador» in giro per l’Europa, compresa quella orientale oltre la cortina di ferro, e poi in America.

Garcia Marquez, cronista attento e sensibile, restituisce un Pio XII denso di sfaccettature dal quale resta indubbiamente colpito, ma nei suoi resoconti — attraverso il centro di gravità costituito dal Vaticano — fotografa anche l’Italia di quel periodo, le trasformazioni del costume e il mutamento del rapporto fra la Santa Sede e la società di massa del dopoguerra che andava assumendo una propria fisionomia specifica. Lo scrittore di origini colombiane coglie al volo il ruolo decisivo assunto dai media, inquadra l’attitudine di Pacelli a servirsene (si pensi solo ai suoi numerosi radiomessaggi), e da osservatore attento capisce come in Vaticano siano scrupolosi nel gestire il rapporto con la realtà, in parte nuova, dei mass media.

Le corrispondenze di Garcia Marquez — compreso nella raccolta di scritti giornalistici Dall’Europa e dall’America1955-1960 (Mondadori 2002) — prendono il via nel dicembre del 1955 e hanno per titolo Il Papa visto da vicino. Pio XII, che un anno prima sembrava in punto di morte, scatenando la classica ridda di voci giornalistiche sulla sua successione, non solo si è ripreso dalla malattia, ma è in piena e vorticosa attività suscitando la sorpresa e l’ammirazione del corrispondente dell’Espectador: «È stupefacente come questo Pontefice — scrive Garcia Marquez — che rimarrà nella storia come uno dei politici più abili, intelligenti e discreti, si sia allontanato dal suo letto d’infermo con insolito dinamismo»; il Papa «non aveva mai lavorato tanto intensamente come nei trecentosessantacinque giorni successivi alla crisi dello scorso autunno».

Il futuro autore di Cent’anni di solitudine è testimone di alcune udienze nel Palazzo Apostolico di Castelgandolfo dove registra, oltre alla presenza di tanti fedeli, quella dei turisti (americani precisa, quindi non per forza cattolici) che non vogliono perdersi un attimo dell’apparizione di Pacelli; per tale motivo «non sono vietate le macchine fotografiche, né si impedisce ai presenti di fare funambolismi alle finestre per scattare una bella foto, perché forse lo stesso Pio XII, con la sua profonda conoscenza del cuore umano, sa di essere uno dei grandi spettacoli del mondo moderno». Poi gli applausi della folla si «interrompono proprio nel momento in cui la gente si rende conto che l’uomo sul balcone è un essere umano» così «tutta quell’atmosfera di remota e irraggiungibile divinità scompare completamente in presenza di Pio XII» il quale «assomiglia a un semplice pretino di provincia che si rivolge ai fedeli riuniti sulla piazza pubblica». «Mi sembra — commenta lo scrittore — che sia questa l’essenza del suo enorme successo a ogni udienza».

Gabriel Garcia Marquez descrive il clima politico rovente di quella stagione con le incombenti elezioni amministrative per cui ogni atto del Papa viene letto dai giornali in funzione politica, nello scontro fra democrazia cristiana da una parte e comunisti e socialisti dall’altra. C’è anche la visita del presidente Gronchi in Vaticano: «Quel giorno — racconta il giornalista Garcia Marquez — il traffico di Roma è impazzito, e quasi tutta la città si è riversata fra il Quirinale e il Vaticano».

Non manca la passione di Pio XII per lo sport (che è anche un grande strumento di consenso: si riferisce all’inviato del Papa andato a ricevere il campione del mondo di ciclismo Gino Bartali). E tuttavia l’inviato dell’Espectador, spiega anche che, in base a quanto si dice, «tale interesse per lo sport Sua Santità ce l’ha nel sangue. È un italiano, un romano di Trastevere che fin da piccolo ha imparato a sentire la febbre dello sport nelle accese discussioni degli operai in via della Vetrina», strada «romanissima, dove vivono i romani più romani di Roma» e dove è cresciuto anche il futuro Papa.

Poi, nel racconto dell’incontro fra Pio XII e Sophia Loren, Garcia Marquez coglie un altro momento chiave di quella stagione. Ricorda fra l’altro come il Papa avesse sempre seguito da vicino lo sviluppo del cinema, «un divertimento che ha quasi 15 anni meno di lui» (Pacelli nacque nel 1876). «Un mese fa — osserva lo scrittore — il Papa ha conosciuto una donna che ha fatto pensare al diavolo mezza umanità: Sophia Loren. È stata un’udienza speciale che gli impresari dell’attrice, badando ai loro interessi, hanno provato a capitalizzare. Pio XII era venuto appositamente da Castelgandolfo fino a una sala per le udienze del palazzo del Vaticano. Sophia Loren ha dovuto ordinare per l’occasione un abito nero, senza un millimetro di scollatura, e si è presentata all’udienza senza trucco in mezzo a un impressionante bombardamento di flash». E tuttavia dello “storico” incontro non rimase traccia poiché fu vietata ogni diffusione delle immagini.

di Francesco Peloso

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