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E Pio XI parlò nel microfono di Marconi

· Il 12 febbraio 1931 nasceva l’emittente radiofonica del più piccolo Stato del mondo ·

Sabato 12 febbraio il Centro internazionale di Studi e Documentazione Pio XI organizza a Desio, nella casa natale di Papa Ratti, un incontro in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’inaugurazione di Radio Vaticana. Anticipiamo ampi stralci dell’intervento del cardinale prefetto emerito della Congregazione per i vescovi.

L’11 febbraio 1929, con, la firma e la ratifica dei Patti Lateranensi nacque lo Stato della Città del Vaticano. Se si deve moltissimo a Papa Pio XI per aver conseguito la soluzione della «questione romana» mediante la conciliazione, moltissimo si deve al medesimo Papa, nato a Desio, per la saggezza e la capacità con cui ha organizzato il piccolo Stato Vaticano. Come noto, si tratta del più piccolo Stato del mondo, ma di non piccola importanza, perché assicura la piena sovranità e indipendenza del Papa. È piccolo come Stato, ma la sua missione è universale.

Con la celerità e il dinamismo che gli erano propri, Pio XI emanò immediatamente la legge fondamentale dello Stato Vaticano e, in pari tempo, stipulò convenzioni con l’Italia per il collegamento del Vaticano con le ferrovie italiane, fondò l’ufficio postale, l’ufficio telegrafico e l’ufficio telefonico e attuò le relative convenzioni e collegamenti con l’Italia.

Pio XI pensò subito anche a dotare il nuovo Stato del Vaticano di una stazione radio, ispirato in questo dal desiderio di poter disporre di uno strumento che permettesse al Papa di far giungere la sua parola a tutti i popoli della terra, grazie a quelle che in quel momento erano le ultime meravigliose conquiste del progresso tecnico.

Pio XI teneva molto ad avere una propria radio e desiderava che fosse la più potente possibile in quel momento; lo voleva per motivi di evangelizzazione; desiderava valorizzare ciò che le scienze e le tecniche moderne mettevano a disposizione per annunciare il Vangelo.

Ma vi era in lui anche un’altra motivazione: come studioso aveva partecipato a vari incontri culturali e aveva stretto e mantenuto rapporti con specialisti di varie scienze e, pertanto, apprezzava di avere un mezzo di comunicazione quale la radio, che superasse le distanze e permettesse di far giungere informazioni e messaggi anche a persone lontane. La radio sarebbe servita per informazioni e messaggi religiosi, ma riteneva che potesse essere utile anche a scopi di studio e di comunicazione.

Voleva che la stazione del Vaticano fosse la più perfezionata e potente possibile. Pertanto affidò l’incarico a Guglielmo Marconi in persona e la fece costruire all’interno del Vaticano, dando disposizioni perché fosse offerta a Marconi tutta la collaborazione necessaria.

Quattro giorni dopo la ratifica dei Patti Lateranensi, Pio XI ricevette per un colloquio Marconi e subito dopo l’allora monsignor Confalonieri accompagnò il grande inventore nei giardini Vaticani per il primo sopralluogo dove collocare le antenne e la sede della trasmissione.

Per il personale che doveva poi far funzionare la radio, pensò che fra i gesuiti si potessero trovare le persone meglio preparate per questa nuova attività; affidò così il tutto alla Compagnia di Gesù.

La Radio che in quel momento era l’ultima parola della scienza e della tecnica, fu inaugurata il 12 febbraio 1931, esattamente ottant’anni fa, con un atto di una solennità eccezionale. Nelle numerose pubblicazioni che Desio ha prodotto in questi anni, si vede sovente una foto storica che ritrae Pio XI affiancato dal cardinale Pacelli, segretario di Stato, e da Guglielmo Marconi.

L’inaugurazione avvenne con un radiomessaggio al mondo del Papa, in lingua latina, la lingua della Chiesa. Il Papa in tale radiomessaggio si rivolse all’intero creato con parole bibliche: «Udite, o cieli, quello che sto per dire, ascolti la terra le parole della mia bocca» (Deuteronomio, 32, 1). «Udite, o genti tutte, tendete l’orecchio, o voi tutti che abitate il globo, uniti in un medesimo intento, il ricco e il povero» ( Salmo , 48, 1). «Udite, o isole, ed ascoltate, o popoli lontani» ( Isaia , 49, 1). Si rivolse poi a Dio dicendo: «A Dio sia la nostra prima parola: gloria a Dio nel più alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Gloria a Dio, che diede, ai nostri giorni, tale potere agli uomini da fare giungere le loro parole veramente sino ai confini della terra; e pace in terra, dove siamo i rappresentanti di quel divino Redentore Gesù che venendo annunziò la pace».

La voce del Papa si rivolse poi agli uomini incominciando dai cattolici, cioè a tutti quelli che fanno parte della «famiglia e dell’ovile del Signore», e con accenti biblici il Papa si indirizzò con affetto ai cardinali, ai vescovi, a religiosi e religiose, ai missionari e a tutti i fedeli laici augurando ogni bene. Passò poi a rivolgersi ai lontani dalla fede, agli infedeli e ai dissidenti, chiedendo al Signore di illuminarli con la sua luce. Il Papa volse poi il suo pensiero e la sua parola ai governanti, invitandoli a operare per il bene di tutti secondo giustizia e carità, e ricordando loro che un giorno «a Dio dovranno rendere rigoroso conto».

Pio XI non dimenticò nessuno ed ebbe parole per i ricchi e per i poveri; per gli operai e per i datori di lavoro. Pensò anche agli afflitti e ai perseguitati. Volle abbracciare col suo saluto l’intero globo terrestre. Il microfono, costruito da Marconi, col quale il Papa trasmise il radiomessaggio, è ora gelosamente custodito fra i cimeli della Radio Vaticana.

Questo evento solenne del primo radiomessaggio trasmesso in diretta dal Papa, fu seguito immediatamente da un gesto di stima e di apprezzamento nei riguardi di Guglielmo Marconi, nominato membro della Pontificia Accademia delle Scienze.

Tutto il gruppo di personalità che avevano partecipato all’inaugurazione della Radio Vaticana si recò nella Casina Pio iv, sede della Pontificia Accademia delle Scienze nei giardini Vaticani, dove alla presenza di tutti i membri dell’Accademia, il Papa nominò Marconi nuovo accademico, pronunciando un grande elogio e riaffermando gli scopi scientifici dell’Accademia, che era la continuazione di quella dei Lincei.

Nella lapide che sta all’entrata del piccolo edificio della stazione radio vaticana, sorta nei giardini Vaticani, si legge: «Affinché la voce del Sommo Pastore — per le onde eteree — a gloria di Cristo Re e a benedizione delle anime, sia udita fino ai confini dell’Orbe».

Qualche mese dopo la Radio Vaticana partecipò agli esperimenti compiuti da Marconi per lo studio delle microonde. Due anni dopo (1933), nella ricorrenza dei Patti Lateranensi, nei locali della Radio Vaticana fu inaugurato il primo sistema stabile di comunicazione a onde cortissime, tra il Vaticano e Castel Gandolfo, realizzato sempre da Guglielmo Marconi.

Quel giorno l’indirizzo di omaggio al Papa fu letto al microfono in Castel Gandolfo dal vescovo ausiliare di Albano che parlava a nome di quelle popolazioni, e Pio XI lo ascoltò in Vaticano dall’altoparlante.

Il Papa volle che tutte le nunziature e delegazioni apostoliche sparse nel mondo fossero fornite di un apparecchio radio ricevente, di facile manovra. La Radio Vaticana provvedeva anche a trasmettere informazioni e notizie non segrete alle Nunziature da parte della Segreteria di Stato o di altri Dicasteri della Curia Romana. Era anche fissato un orario (due volte alla settimana) in cui nelle Nunziature, soprattutto in Paesi importanti, si doveva stare in ascolto sulla lunghezza d’onda della stazione vaticana per informazioni o notizie che potevano essere utili. Fu anche questo un collegamento vantaggioso, seppure incompleto in quanto, allora, le nunziature non disponevano a loro volta di una stazione trasmittente, ma soltanto di un apparecchio ricevente.

Nel giugno del 1932 Pio XI poté dal Vaticano parlare in diretta con la folla riunita a Dublino per la celebrazione del Congresso eucaristico. Da quel momento i radiomessaggi diretti del Papa si moltiplicarono. Nel 1935 rimase famoso il messaggio che i pellegrini a Lourdes poterono ascoltare in diretta.

Profonda impressione destarono il Messaggio natalizio del 1936, che il Papa trasmise dal letto dove per malattia era trattenuto, e quello del 2 settembre 1938, lanciato da Castel Gandolfo come suprema invocazione di pace, mentre nei cieli d’Europa si infittivano le nubi foriere di guerra.

Pio XI volle che la Radio Vaticana cercasse di mantenersi al passo con la storia e col progresso. Quando il 9 febbraio 1939 Papa Ratti morì, la Radio Vaticana già trasmetteva in nove lingue e le sue apparecchiature erano migliorate.

Di fronte alla stampa laica e alle radio che passavano sotto silenzio l’attività, della Chiesa, e le persecuzioni contro i cattolici che vi erano in alcune nazioni, la Radio Vaticana diede a Pio XI e alla Chiesa la possibilità di farsi sentire dall’opinione pubblica. Fece così conoscere la sollecitudine del Papa per l’annuncio del Vangelo, per la conservazione del patrimonio della fede, per la coraggiosa difesa del popolo di Dio dagli errori nefasti del suo tempo (fascismo, nazismo e comunismo), la difesa della libertà, della giustizia e dei diritti umani.

Pochi mesi dopo la morte di Pio XI, allo scoppio della seconda guerra mondiale (settembre 1939), la Radio Vaticana si rivelò un mezzo prezioso di libera informazione, nonostante le intimidazioni che dovette subire. Sembra ormai assodato storicamente che il bombardamento che ebbe luogo in Vaticano la sera del 5 novembre 1943 intendesse colpire proprio la stazione trasmittente della Radio Vaticana. Furono sganciate cinque bombe. Una cadde a dieci metri dalla sede della Radio Vaticana e le altre tra i cento e i duecento metri dall’emittente. Una non scoppiò. Non vi furono morti, ma vari danni specialmente al laboratorio dei mosaici. Le schegge di una bomba ruppero tutti i vetri dell’appartamento di monsignor Tardini, che così per un paio di settimane fu ospitato da monsignor Montini, mentre venivano riparate le finestre e soprattutto i danni arrecati allo studio.

I giornali italiani accusarono del bombardamento gli anglo-americani. La notizia vera è quella che circolò tre giorni dopo. L’aereo era un Savoia Marchetti 79 , partito da Viterbo su incarico del gerarca fascista Roberto Farinacci. Si voleva far tacere la Radio Vaticana. Un altro tentativo vi fu cinque mesi dopo, il 1° marzo 1944, ma fallì, perché l’aereo volò basso, urtò contro un contrafforte del Gianicolo, per cui scaricò subito le bombe (fuori dalle mura del Vaticano), e il velivolo precipitò. Il pilota morì. I suoi resti, assieme a quelli del velivolo, furono subito portati via.

Nel gennaio del 1940 nacque presso la Radio Vaticana l’Ufficio informazioni, che lanciava appelli per rintracciare civili e militari dispersi e trasmetteva messaggi delle famiglie ai prigionieri: mediante Radio Vaticana dal 1940 al 1946 furono inviati 1.240.728 messaggi pari a 12.105 ore di trasmissione.

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