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È morto Ugo Gregoretti

Il primo incarico affidato dai dirigenti Rai a un giovanissimo Ugo Gregoretti, scomparso ieri all’età di 88 anni, fu quello di leggere le vite dei santi. Era il 1954 e Pio XII voleva che il nuovo mezzo di comunicazione, che stava muovendo i suoi primi passi, avesse un patrono. Gregoretti era appena stato assunto assieme a una pattuglia di «corsari» dei quali facevano parte tra gli altri Umberto Eco, Furio Colombo, Fabiano Fabiani, Angelo Guglielmi, Gianni Vattimo, Enrico Vaime e Piero Angela. Gente intelligente per fare programmi intelligenti come per esempio Controfagotto, «rubrica quindicinale dedicata ad aspetti diversi e significativi del nostro tempo» andata in onda a partire dal 1961, nella quale Gregoretti proponeva un nuovo genere, a metà tra reportage di costume e satira. Come per esempio quando ha incentrato l’attenzione su un fenomeno che sembrava marginale e poco significativo, come quello di molte donne di campagna che emigravano «alla spicciolata» in città «per vendere qualcosa prodotto da loro stesse: il latte». Partendo dalla condizioni delle balie della Ciociaria, Gregoretti è riuscito a percepire e individuare alcune profonde contraddizioni culturali dell’Italia degli anni Sessanta, in particolare per quanto riguarda la condizione femminile, che di lì a pochi anni sarebbero sfociate in protesta sociale.

Ma questo sarebbe avvenuto qualche anno dopo la lettura delle vite dei santi. Passando da un’agiografia all’altra, il ragazzo che stava per diventare regista, autore televisivo, attore, giornalista e drammaturgo si accorse che santa Chiara «aveva assistito alla morte di san Francesco trovandosi in un altro posto, perché le immagini dell’agonia gli apparivano sulla parete della sua cella». In pratica, scherzava, «ha inventato la diretta». «Pensavo che mi cacciassero per questa proposta, invece arrivò una lettera della segreteria di Stato nella quale si esprimeva la soddisfazione del Santo Padre per la scelta e per la motivazione». (marcello filotei)

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15 settembre 2019

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