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Uno studioso tra due culture

· È morto Maurice Borrmans ·

«Ricercatore infaticabile, duro lavoratore, professore esigente, uomo di preghiera»: così la Conferenza episcopale francese ricorda padre Maurice Borrmans, morto il 26 dicembre a Bry-sur-Marne all’età di 92 anni. Con lui scompare una delle più grandi figure del dialogo islamico-cristiano.

«La sua opera immensa — scrive il vescovo ausiliare di Marsiglia, Jean-Marc Aveline, presidente del Consiglio per le relazioni interreligiose e le nuove correnti religiose — ci lascia una preziosa eredità che è importante raccogliere non solo per comprendere meglio l’islam ed entrare in dialogo con i musulmani ma anche per esprimere l’originalità della fede cristiana con i suoi due polmoni di Oriente e Occidente». Nato a Lille nel 1925, Borrmans completò la formazione spirituale e teologica in Algeria e in Tunisia, dove fu ordinato sacerdote nel 1949. Apparteneva ai missionari d’Africa (Padri bianchi). Dottore in lettere alla Sorbona, ha insegnato diritto musulmano e storia delle relazioni islamico-cristiane al Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica, a Roma. Direttore dal 1975 al 2004 della rivista «Islamochristiana», ha partecipato a numerosi seminari in varie città del Mediterraneo e scritto una quindicina di volumi. Intrattenne un lungo rapporto epistolare con padre Christian de Chergé, priore di Thibirine, assassinato nel 1996. I funerali si terranno il 2 gennaio nella chiesa parrocchiale di Bry-sur-Marne.

Dal sito dei Padri bianchi in Francia pubblichiamo una nostra traduzione di Un cheminement de dialogue, articolo nel quale Maurice Borrmans racconta la sua vita.

Cammino di dialogo

È stato nel novembre del 1945 che ho scoperto il Nord Africa: avevo vent’anni e dovevo perfezionare la mia formazione spirituale e teologica a Maison-Carrée (Algeria) e a Thibar (Tunisia). Avevo deciso di unirmi ai Missionari d’Africa (Padri bianchi) per realizzare un ideale intravisto grazie allo scoutismo e all’Azione cattolica durante l’adolescenza e gli studi secondari. Ero stato affascinato dai progetti magrebini del cardinale Lavigerie, arcivescovo di Algeri, dalla singolare testimonianza di padre de Foucauld, l’eremita di Tamanrasset, e dalle confessioni di Ernest Psichari, nipote di Renan. Quest’ultimo non aveva forse ritrovato una fede pienamente cristiana durante i suoi viaggi militari a dorso di dromedario in Mauritania? I suoi due libri, Les voix qui crient dans le désert e L’appel du centurion , mi avevano colpito in modo particolare. In seguito avrei scoperto Louis Massignon e molti altri che avevano ritrovato la fede della loro infanzia grazie alla “sfida dell’islam”. C’era forse in tutto ciò qualche strano mistero della provvidenza?

Ordinato sacerdote in Tunisia il 1º febbraio 1949, ho iniziato una prima arabizzazione di due anni presso l’Institut des belles lettres arabes (Ibla) di Tunisi e poi intrapreso gli studi superiori all’università di Algeri, dove ho conseguito la laurea in lettere, studi che mi hanno permesso di approfondire la mia conoscenza della storia e della civiltà del Maghreb — mentre scoprivo arabo e berbero al tempo stesso — nella sua tradizione islamica ultramillenaria e nel quadro di un mondo in cui non mancavano le presenze europee sia in Tunisia e in Algeria sia in Marocco.

Dall’ottobre del 1954 ho iniziato a insegnare all’Ibla, dove ero stato formato, esercitando al contempo diversi ministeri e servizi tra i cristiani e i musulmani di Tunisia. Nel 1964 la mia esperienza tunisina si è conclusa con il trasferimento del nostro istituto di studi e insegnamento a Roma, dove ha presto assunto il titolo di Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica (Pisai). Papa Paolo VI aveva appena istituito un Segretariato per i non cristiani con il quale abbiamo presto avviato una collaborazione in qualità di consultori permanenti. Accogliendo studenti provenienti da tutto il mondo e preparandoli a una laurea in arabo e in islamologia, in francese o in inglese, il Pisai intendeva essere al servizio della Chiesa universale, preparando per essa “attori di dialogo” nello spirito proprio del concilio.

Le specializzazioni nel campo della docenza mi hanno allora portato a perfezionare l’insegnamento della lingua araba, a presentare l’evoluzione moderna del diritto musulmano e a far riflettere sulla storia dei rapporti tra cristiani e musulmani nel corso del tempo. Nel febbraio 1971 ho conseguito il dottorato alla Sorbona di Parigi, con una tesi su «Statuto personale e famiglia nel Maghreb dal 1940 ai nostri giorni», dove ho analizzato l’evolversi del diritto familiare prima, durante e dopo le indipendenze.

È stato quindi nell’ambito del Pisai che ho potuto avviare collaborazioni editoriali con professori musulmani che vi venivano a insegnare. Avendo pubblicato, a partire dal 1962, documenti pedagogici di studi arabi, nel 1975 ho deciso di creare la rivista trilingue (francese, inglese e arabo) del Pisai «Islamochristiana», di cui ho assicurato l’edizione annuale fino al 2004. Poco dopo, il Segretariato per i non cristiani mi ha incaricato di garantire una seconda edizione, più voluminosa e aggiornata, del suo libro sugli Orientamenti per un dialogo tra cristiani e musulmani , edito nel 1981, con traduzioni in olandese, tedesco, italiano, turco, arabo e inglese. Nel 1982 ho pubblicato, con il professor Mohamed Arkoun, le nostre riflessioni su Islam, religione e società , anche in italiano, come pure la traduzione francese delle novelle filosofiche del professor Mohamed Aziz Lahbabi, Morsure sur fer (1979). Sono seguiti tanti altri testi: Tendances et courants de l’islam arabe contemporain (Egypte et Afrique du Nord) , in collaborazione con padre Georges C. Anawati (1982), Islam e cristianesimo: le vie del dialogo (1993), Dialogue islamo-chrétien à temps et contretemps (2002). Due libri sono disponibili sia in francese sia in italiano: Jésus et les musulmans d’aujourd’hui (1996, ristampato nel 2005) e Prophètes du dialogue: L. Massignon, J.-Md Abd-el-Jalil, L. Gardet, G.C. Anawati (2009).

Come collaboratore del Segretariato romano divenuto poi Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, sono stato invitato a partecipare a numerosi incontri islamo-cristiani di dialogo ufficiale. Dopo il primo, a Tripoli, in Libia, nel febbraio 1976, ci sono stati quelli di Tunisi, Amman, Beirut, Atene, Roma, Istanbul, Dakar, Algeri, Parigi, Rabat, Bruxelles: altrettante occasioni per scambiare idee su alcuni temi comuni con docenti musulmani e per stringere rapporti di amicizia che consentivano una migliore comprensione reciproca. Spesso vi ho presentato la fede cristiana e ho parlato di Gesù Cristo in un linguaggio comprensibile agli interlocutori. A Roma mi è anche capitato di dover rispondere ad alcune richieste del Vaticano: è stato per me motivo di gioia aver partecipato, nel 1985, alla redazione del discorso di Giovanni Paolo II ai giovani musulmani di Casablanca (19 agosto). E che dire delle visite a Roma e ad Assisi con professori musulmani desiderosi di scoprire sul posto ciò che il cristianesimo è ed è stato.

Dal 2004 sono “in pensione” attiva, pur continuando a vivere una spiritualità di contemplazione e intercessione e a pubblicare testi nel campo del dialogo. In collaborazione con il professor Hmida Ennaïfer di Tunisi, nel 2005 è uscito a Damasco-Beirut Mustaqbal al-hiwâr al-islâmî al-masîhî (L’avvenire del dialogo islamo-cristiano). In Italia un libretto divulgativo a grande tiratura,abc per capire i musulmani , pubblicato nel 2007, è stato nel 2010 tradotto e pubblicato in francese con il titolo Pour comprendre les musulmans, con l’obiettivo di facilitare la comprensione cristiana dei musulmani. Per far conoscere meglio uno dei miei maestri, nel 2004 ho presentato, in francese e in italiano, Jean-Mohamed Abd-El-Jalil, témoin du Coran et de l’Évangile, così come corrispondenze utili: Massignon - Abd-el-Jalil, parrain et filleul (1926-1962), Correspondance, nel 2007, e nel 2009 Deux frères en conversion, du Coran à Jésus, Correspondance 1927-1957 entre Mulla-Zadé et Abd-el-Jalil . Nel gennaio 2010 le Éditions du Cerf hanno pubblicato il mio Louis Gardet, philosophe chrétien des cultures et homme de dialogue islamo-chrétien , e proposto in seguito tutti i testi di Louis Massignon su Badaliya: au nom de l’autre (1947-1962).

Alla memoria collettiva delle comunità cristiane è stato così illustrato ciò che hanno fatto i pionieri del dialogo islamo-cristiano nel corso del ventesimo secolo. Proprio per questo nel 2011 è stato pubblicato un ultimo libro, dal titolo provocatorio: Dialoguer avec les musulmans, une cause perdue ou une cause à gagner?

È in una duplice prospettiva di testimonianza e di dialogo che ho sempre situato le mie amicizie con molti musulmani e redatto gli articoli rivolti ai miei fratelli cristiani. È evidente che gli uni e gli altri sono presenti nella mia preghiera quotidiana e soprattutto in questa eucaristia in cui Gesù Cristo riunisce tutti i suoi fratelli in umanità. Sull’esempio di Louis Massignon, provo a farmi loro ospite, riprendendo la “triplice preghiera di Abramo”, nel quadro dei tre Angelus quotidiani della tradizione cattolica: il grandioso mistero dell’incarnazione del Verbo vi viene così costantemente meditato per una supplichevole intercessione a favore di Sodoma e dei suoi abitanti la mattina, di Ismaele e dei musulmani a mezzogiorno, di Isacco e degli ebrei la sera. Louis Massignon diceva di farlo «in questa missione d’intercessione, in cui chiediamo a Dio, continuamente e incessantemente, la riconciliazione di queste anime care, alle quali vogliamo sostituirci fî l-badaliya, pagando il riscatto al posto loro e a nostre spese». Senza arrivare a tanto, è comunque ammissibile pensare che un incremento di preghiera, di digiuno e di elemosina da parte dei cristiani ottenga alla fine, come diceva lui, «che un maggior numero appartenga all’anima della Chiesa, viva e muoia in stato di grazia».

di Maurice Borrmans

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09 dicembre 2019

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