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È morto
don Alessandro Pronzato

Don Alessandro Pronzato

«Ad Alessandro Pronzato, suscitatore di inquietudini. Con tanta riconoscenza». Nella dedica che Papa Francesco volle inviargli, due mesi dopo l’elezione, c’è tutta la vita e la missione di questo prete piemontese, scrittore tra i più letti al mondo, morto martedì 25 settembre all’età di ottantasei anni. Una dedica che il Papa volle scrivere su una copia del libro Un prete si confessa e don Pronzato accolse, non senza sorpresa, quasi come un sigillo sui suoi centotrentacinque libri. E anche come un invito a continuare a scrivere: davvero è andato avanti fino all’ultimo, anche quando la malattia lo ha duramente colpito. Ma non ne faceva un vanto: «Sono innamorato della parola, scrivo e predico, non prendo altri impegni e cerco gli occhi delle persone».

Del resto un altro Papa, Paolo VI, volle incoraggiarlo per rincuorarlo dopo amare critiche di coloro che lo ritenevano un po’ troppo spregiudicato nelle espressioni: «Vada avanti, non badi ai parrucconi, continui a scrivere come sta facendo, È così che bisogna scrivere oggi». Tra i suoi lettori vanno annoverati anche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: e insieme a loro donne e uomini che, dal 1965, si sono lasciati «provocare» e «inquietare» dalle parole dello scrittore.
Ma come scriveva don Pronzato? Con semplicità, schiettezza e una buona dose umorismo — era questa la sua puntuale risposta — e soprattutto con la certezza che «la parola va dove il Signore vuole che vada». Persino sul comodino di Fidel Castro: eh sì, Papa Francesco chiese personalmente a don Pronzato le copie in spagnolo di due libri per donarli al leader cubano in occasione del suo viaggio nell’isola caraibica: Vangeli scomodi — il volume più letto, con oltre trenta edizioni e ristampe e una ventina di traduzioni — e La nostra bocca si aprì al sorriso. Richiesta precisa e ben motivata, da intenditore: già a Buenos Aires il cardinale Bergoglio faceva riferimento ai pensieri di don Pronzato, soprattutto per le sue omelie.
Un riferimento spirituale che Papa Francesco ha sempre mantenuto, come si evince dallo stile delle meditazioni mattutine a Santa Marta. Ma il sacerdote ha scoperto di avere un lettore così importante solo nel 2013, e appunto per iniziativa di Francesco. Hanno avuto modo di conoscersi di persona per confrontarsi in un’amicizia spirituale condita da sano buonumore. Francesco, ebbe a dire don Pronzato, «è il Papa delle sorprese perché fa ciò a cui non siamo più abituati. Ma la sua sorpresa è riportarci al Vangelo e, al di là dello stile e delle immagini che usa, è proprio la sua persona che convince».
Nato nel 1932 a Rivalba (Alessandria) «sulla sponda destra del Po» — come egli stesso amava presentarsi ai suoi lettori — don Pronzato era divenuto sacerdote nel 1956. E al momento dell’ordinazione è tornato sempre, ogni giorno, con una preghiera che ne delinea il profilo: «Signore, fammi diventare prete». Parole che affidava alla Madonna, il suo vero «grande amore». Proprio a lei ha dedicato il suo ultimo libro, pubblicato in primavera, Tutti a scuola di Maria per imparare la gioia. Aveva preteso di rivedere le bozze anche se la malattia ormai lo avva reso debolissimo e, non soddisfatto di alcuni aggiustamenti editoriali aveva anche preteso una nuova impaginazione.
Le esequie saranno celebrate il 28 settembre, alle ore 14, nella chiesa di Gesù risorto a Lugano, in Svizzera. Le presiederà il cardinale Severino Poletto, compagno di seminario di don Pronzato. E Papa Francesco ha assicurato la sua preghiera.

di Giampaolo Mattei

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