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È morto
Carlo Azeglio Ciampi

· L’ex presidente della Repubblica italiana aveva 95 anni ·

È morto oggi in una clinica romana, a 95 anni, il senatore a vita Carlo Azeglio Ciampi, già presidente della Repubblica italiana (1999-2006), presidente del Consiglio dei ministri (1993-1994) e ministro del Tesoro (1996-1999).

Nato a Livorno il 9 dicembre del 1920, dopo gli studi liceali all’Istituto San Francesco Saverio, retto dai gesuiti, Ciampi si laureò in lettere alla Normale di Pisa nel 1941, anno in cui fu chiamato alle armi e mandato in Albania. Dopo l’8 settembre 1943, rifiutò di unirsi alle milizie della Repubblica sociale italiana: rifugiatosi in Abruzzo, da qui raggiunse clandestinamente le truppe alleate e si unì ai partigiani, prima di tornare al sud per arruolarsi nell’esercito regolare italiano.

L’amicizia e il legame con il filosofo antifascista Guido Calogero lo portarono a iscriversi al Partito d’Azione, nel quale, oltre ai liberalsocialisti, erano confluiti i liberaldemocratici che facevano capo a Ugo La Malfa. I valori della Resistenza vissuta personalmente, poi fatti vivere dalla Costituzione repubblicana furono per Ciampi un riferimento imprescindibile nella sua attività, di economista e di “tecnico prestato alla politica”. E sicuramente per l’attività dell’insegnamento. Laureatosi anche in giurisprudenza, insegnò infatti al liceo classico «Niccolini e Guerrazzi» di Livorno fino all’entrata nel 1946, dopo aver vinto un concorso, in Banca d’Italia, di cui fu governatore dal 1979 al 1993.

Nella difficile congiuntura economica del 1993 Ciampi fu infatti chiamato in aprile alla guida di un governo tecnico di transizione, primo presidente del Consiglio a non avere incarichi parlamentari. Conclusa nel maggio 1994 l’esperienza di capo del Governo, ricoprì quella di ministro del Tesoro dall’aprile 1996 al maggio 1999, nei governi guidati prima da Prodi e poi da D’Alema. Spettò dunque a lui intervenire per ridurre il debito pubblico del paese al fine di poter entrare nei parametri stabiliti dal trattato europeo di Maastricht per l’adesione alla moneta unica.

Il 13 maggio 1999 fu eletto alla prima votazione presidente della Repubblica italiana e inaugurò un settennato caratterizzato dallo sforzo costante di recuperare i valori dell’unità nazionale nel periodo in cui il confronto politico, di fronte al sorgere di partiti nuovi, anche secessionisti, cominciava ad acuirsi e a prendere toni sempre più aspri. Il popolo italiano ne riconobbe e apprezzò lo sforzo sincero, pure nei momenti di difficoltà che seguirono all’entrata in vigore dell’euro.

Ciampi è stato un tecnico dalla robusta formazione umanista e un economista di quella generazione che ha imparato i principi della democrazia e del bene comune vivendone la privazione in tempi bui. Di lui si ricorda anche l’amicizia con Giovanni Paolo ii, un rapporto di reciproca stima e rispetto, a tratti anche familiare, ma dal profondo spessore. Come emerge da un episodio, narrato da Ciampi nel libro intervista con Arrigo Levi edito dal Mulino e di cui stralci furono pubblicati sull’Osservatore Romano dell’8 dicembre 2010: «Una volta mia moglie con le sue solite uscite estemporanee, disse: “Santità, io tutti i giorni prego per lei”. Io le diedi un’occhiataccia, poi per rimediare, dopo un po’ gli dissi: “Santità, io non mi permetto di pregare per lei, però la penso spesso”. Lui mi guardò fisso con quei suoi occhi... Ci abbracciammo con lo sguardo».

di Marco Bellizi

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