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È morta Montserrat Caballé

Spesso le grandi carriere liriche nascono da una indisposizione di qualcun altro. È accaduto anche a Montserrat Caballé, grande soprano spagnolo morta all’età di 85 anni all’alba del 6 ottobre a Barcellona. La fortuna di quella che è stata definita l’ultima diva della lirica, “la superba”, che primeggiava in fama con Maria Callas, “la divina”, e con Joan Sutherland, “la stupenda”, era iniziata nel 1965, quando sostituì l’indisposta Marilyn Horne, in una Lucrezia Borgia di Gaetano Donizetti al Metropolitan di New York. Non sorprende, a posteriori, il trionfo decretato dal pubblico che si rese conto di avere assistito a un evento storico. La stessa Horne telefonò in piena notte a Caballé appena tornata in albergo per dirle che era felice di non aver potuto cantare e di avere ascoltato di nascosto la sua interpretazione. Montserrat non parlava bene l’inglese al tempo, non capì esattamente e se lo fece ripetere in italiano, la lingua franca dei cantanti d’opera. Le porte dei teatri si aprirono e negli anni settanta arrivò tutto, il debutto alla Scala, alla Royal Opera House, e ovunque ci fosse un grande direttore a chiamarla. Inutile fare l’elenco dei luoghi, è stata una stella mondiale, per tutti e di tutti. Il suo repertorio contava più di ottanta personaggi e spaziava dal barocco a Verdi, da Wagner a Puccini, da Bellini e Richard Strauss. Affianco a lei Plácido Domingo disse di «avere scoperto un nuovo mondo», José Carreras rimase incantato, Luciano Pavarotti la protesse come una figlia. Purezza della voce, controllo dell’emissione, delicati filati, duttilità, timbro inconfondibile, indimenticabile per tutti gli anni ottanta. Nel decennio successivo, come i tre grandi con cui aveva condiviso trionfi, si spostò anche su repertori di più facile presa e dalle minor pretese vocali. Basta andare su Google per verificare che “la superba” è immortalata nella memoria collettiva per un duetto con Freddie Mercury che diventò l’inno dei Giochi olimpici del 1992. Certo chi ha classe nobilita tutto, ma per esempio quella Bohème del 1976 al Metropolitan con Pavarotti e James Levine sul podio renderebbe più onore a uno dei più grandi talenti vocali del Novecento. Non che le due cose siano in contrapposizione, ma se almeno qualche grande interpretazione della Caballé apparisse non al primo posto ma almeno nella prima pagina della ricerca su internet, chi ancora non lo sa potrebbe scoprire cosa abbia significato essere “la superba”.

di Marcello Filotei

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27 maggio 2019

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