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E l’orso cedette lo scettro al leone

· La ricerca di Michel Pastoureau sui bestiari del medioevo ·

La pantera è un animale meraviglioso: il suo manto è variopinto e la sua pelle emana un odore soave, capace di attrarre tutti gli animali, eccetto il drago, che, temendola, si rifugia nel suo antro o scende nel sottosuolo. I piccoli non sono all’altezza della bontà della genitrice: ansiosi di venire al mondo, lacerano con gli artigli il ventre prima del tempo e costringono così la madre a partorire una sola volta nella vita.

Questi e altri aneddoti si possono ricavare dal libro che Michel Pastoureau, docente di storia della simbologia medievale e moderna all’École pratique des hautes études di Parigi, dedica ai bestiari ( Bestiari del Medioevo , Torino, Einaudi, 2012, pagine 314, euro 35). Un argomento affascinante, ma che fino a qualche decennio fa ha suscitato la diffidenza degli storici della scienza, pronti a ironizzare sull’inesattezza delle conoscenze zoologiche medievali. L’errore principale che questi studiosi commettevano, secondo Pastoureau, era giudicarle in modo astorico: i bestiari, infatti, non erano concepiti come manuali di storia naturale e i loro autori, più che a descrivere i particolari anatomici o fisiologici degli animali, erano interessati ad analizzare i loro significati per ricavarne insegnamenti morali e religiosi. La Bibbia costituiva un riferimento imprescindibile per i bestiari. Un’altra fonte largamente utilizzata era un testo allegorico su una quarantina di animali, scritto ad Alessandria alla fine del II secolo dell’era cristiana o all’inizio del III e ben presto tradotto in latino con il titolo di Physiologus . Il libro di Pastoureau passa in rassegna le principali famiglie di animali descritte nei bestiari, dedicando a ognuna un capitolo corredato da un ricco apparato iconografico. Scopriamo così che, mentre per i Romani il cervo era un animale debole, indegno perfino di essere cacciato, nel medioevo assurge a figura cristologica, capace di stanare il serpente allagandone la tana, come Gesù con il demonio. Proprio in epoca medievale l’orso fu costretto a cedere lo scettro di re degli animali al leone: richiamandosi a sant’Agostino che l’aveva paragonato al diavolo, gli autori cristiani di età carolingia ne fecero il simbolo di molti vizi capitali, come l’ingordigia, la pigrizia, la collera e la lussuria.

Il cristianesimo medievale, sostiene l’autore, riservò grande attenzione agli animali, mettendone in luce proprietà e comportamenti dai significati talvolta ambivalenti. I bestiari sono il miglior esempio di questa complessa simbologia.

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19 novembre 2019

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