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Più rispetto
per l’ambiente

· L’appello dei presuli congolesi ·

Brazzaville, 9. «Le foreste spariscono poco a poco per l’eccessivo sfruttamento del legname e per una politica di rimboschimento al ribasso su tutto il territorio nazionale»: è quanto denunciano i vescovi della Repubblica del Congo (Congo Brazzaville) in un messaggio rivolto alla popolazione in occasione del nuovo anno. La foresta equatoriale del Congo, infatti, è considerata l’ultimo polmone naturale del continente africano, e da decenni è assediata dall’industria del legno con numerose multinazionali che fanno a gara a chi riesce a tagliare più alberi e ad assicurarsi così una grossa fetta di business.

«Il nostro è un paese benedetto da Dio» affermano i vescovi nel messaggio diffuso da Fides, ricordando le cospicue risorse forestali, agricole, minerarie e marittime del Congo. «Ma cosa ne facciamo di tutto questo ben di Dio?». Per i presuli il problema è che nessuno controlla e monitora con attenzione le attività delle multinazionali impegnate nella deforestazione. La foresta africana rischia di diventare terra di nessuno, dove tutto è lecito.
Oltre allo sfruttamento incontrollato della foresta per ricavare legname, i presuli denunciano gli incendi selvaggi appiccati «spesso da malintenzionati che distruggono foreste intere e villaggi», nonché l’inesistenza nelle città di un sistema di raccolta dei rifiuti e delle acque reflue per cui le strade e i fiumi sono diventati delle discariche. La situazione del paese meriterebbe molta attenzione: il quadro politico, economico e sanitario, infatti, è piuttosto drammatico e l’equilibrio raggiunto è precario.

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