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La religione appartiene
alla natura dell’uomo

Viviamo in un mondo violento che divide e uccide. Un mondo precario: tutto può accadere, basta pensare al pericolo che rappresenta il terrorismo. 

Doyle Gertjejansen «Faith and Reason II» (2017)

È difficile prevedere quale sarà l’evoluzione del ventunesimo secolo. Molti responsabili politici sono alla ricerca di idee e molti dei nostri compagni in umanità si chiedono se vi sia una cabina di regia. Ci si chiede se gli stati saranno in grado di garantire la sicurezza delle società e la salvaguardia del creato. In tale contesto sorge la domanda: in questo mondo si può credere in Dio? Si può credere nell’uomo? In realtà siamo in pieno paradosso. Questo mondo della tecnica, che crede solo nella potenza dell’utile, è anche un mondo in cui il pluralismo culturale e religioso, la privatizzazione della religione e la mancata trasmissione dei valori e dei modelli hanno fatto sì che il “sacro” e una certa trascendenza siano tornati alla ribalta.

Anche se la pratica religiosa, almeno nelle società occidentali, è in declivio, non c’è dubbio che si capisce sempre di più che non si può comprendere il mondo di oggi facendo a meno delle religioni. I cristiani appartengono a questo mondo, questo mondo che Dio ama, nel quale Dio li ha piantati e nel quale devono fiorire. Essi si riconoscono prima di tutto quali creature e quindi dipendenti da un Altro. Una creatura chiamata a vedere Dio. Visioni dell’uomo e del mondo che possono condurre al confronto e al dialogo.

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21 settembre 2019

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