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E la violenza non risparmiò la pace

· La brutalizzazione della politica in Europa dopo la prima guerra mondiale ·

In un opuscolo pubblicato in forma semiclandestina nel febbraio del 1924, Un anno di dominazione fascista, il deputato socialista Giacomo Matteotti scrisse che l’Italia era l’«unico Paese civile dove una milizia di partito è tenuta in armi e pagata a spese dello Stato contro un’altra parte di cittadini». 

La denuncia di Matteotti, che il 10 giugno di quello stesso anno sarebbe stato ucciso da sicari fascisti, era quanto mai lucida. Il partito nazionale fascista, fondato nel novembre del 1921, si presentava come quello che lo storico Emilio Gentile ha definito un partito milizia, cioè come il primo partito di massa dell’Europa contemporanea a identificarsi con il suo apparato paramilitare — il militante doveva essere anche un milite e viceversa — e a istituzionalizzare la militarizzazione della politica non solo nella propria organizzazione, ma anche nei metodi di lotta contro gli avversari.

L’esaltazione della violenza era presente nel movimento fascista fin dalle origini: da essa derivò quel complesso di miti, riti e simboli attorno ai quali venne elaborandosi la sua identità e la sua cultura politica. Nessuna meraviglia dunque se, tra i Paesi vincitori della prima guerra mondiale, l’Italia fu l’unico in cui la violenza paramilitare assunse dimensioni simili a quelle dei Paesi sconfitti, come mostra lo stesso Gentile nel suo contributo al volume Guerra in pace. Violenza paramilitare in Europa dopo la Grande Guerra (traduzione italiana di Ester Borgese, Milano, Bruno Mondadori, 2013, pagine 375, euro 24), curato da Robert Gerwarth e John Horne, docenti di Storia dell’Europa moderna rispettivamente allo University College e al Trinity College di Dublino. Dal 1923 l’Europa conobbe un periodo di relativa stabilità politica ed economica che durò fino alla crisi del 1929. Dietro la facciata della “normalizzazione” e della pacificazione, però, la violenza paramilitare rimase una componente fondamentale di molte culture politiche e facilitò l’affermarsi di regimi autoritari.

Giovanni Cerro

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17 luglio 2018

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