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È la famiglia
il modo evangelico
di considerare il mondo

· La prospettiva ecclesiologica dell’Istituto Giovanni Paolo II ·

Onorando il mandato di Papa Francesco che nel motu proprio Summa familiae cura ha istituito il nuovo “Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia”, le autorità accademiche ne hanno elaborato e visto approvare dalla Santa Sede gli “Statuti” e l’“Ordinamento degli Studi”. Alcune recenti uscite sulla stampa italiana hanno criticato il nuovo piano di studi, a loro dire, troppo inclinato verso la sociologia. Che tali osservazioni siano sbrigative e tendenziose lo mostra anche il fatto che, tra le novità spiccanti, già additate dal preside monsignor Pierangelo Sequeri sulle pagine de «L’Osservatore Romano», sta il davvero consistente spazio riservato alla teologia dogmatica in genere e alla prospettiva ecclesiologica in specie. Del resto Francesco l’aveva esplicitamente richiesto nel motu proprio, parlando del «peculiare profilo ecclesiale della famiglia» che è «decisiva per il futuro del mondo e della Chiesa».

Diane Voyentzie, «Famiglia»

Certo, l’interesse ecclesiologico per la famiglia ha motivazioni lampanti. Come dimenticare che le famiglie e le loro case sono state i primi luoghi delle comunità cristiane e continuano a essere l’ambito originario della trasmissione della vita e della fede? Non per nulla le famiglie sono chiamate “piccole chiese” e la Chiesa è spesso nominata “famiglia”, sacramento dell’umanità tutta che è la complicata, drammatica e magnifica famiglia di Dio.

Ma, forse, l’intento di chi ha predisposto il piano di studi del nuovo Istituto è ben più originale, argomentato e coraggioso. Non si tratta di considerare la famiglia come “allegoria” della Chiesa, né di presentarla quale calda riserva emotiva che bilancia il rigore delle istituzioni ecclesiali o il ritmo serrato della pastorale ordinaria. Piuttosto s’intende mostrare l’ellisse “famiglia-Chiesa” come l’ontologia cristiana, il modo evangelico di considerare il mondo. E ciò perché i legami con persone e cose, di cui la famiglia è risultato e origine, il loro spesso oscuro intreccio sensoriale e affettivo, non sono corollari dell’essere, ma sono l’essere; non sono aggiunte secondarie alla realtà, ma la realtà stessa, la sua forza e la sua forma, la sua energia e la sua possibile giustizia. I legami sono la carne del mondo e la famiglia è la carne dei legami. Comprendere il mondo in maniera disincarnata significa scarnificarlo, mortificarlo, costringendolo in una gabbia di concetti, norme, progetti e modelli (anche sociologici) inerti. Il campo di forze e di forme attivato dall’ellisse “famiglia-Chiesa” è l’ontologia cristiana poiché è il modo squisitamente evangelico di vivere i legami. È la cristiana spiegazione del mondo e il suo evangelico dispiegamento. Non per nulla il corpo compiuto di Cristo sarà composto dalla Chiesa e da tutte le cose (Efesini, 1, 22-23), senza soluzione di continuità. La Chiesa è destinata a ogni (ogni!) cosa, a tutto quanto compone la carne del mondo; niente di meno. È la sua fatica e il suo vanto, la sua missione e il suo premio. Ebbene, i legami che compongono le famiglie costituiscono la carne della Chiesa, l’alfabeto necessario se s’intende parlare al mondo, destinato prima o poi a essere abitato dallo Spirito Santo, dalla sua incomprensibile premura, dalla sua sorprendente potenza. Chi sa quanto può il mondo se abitato dallo Spirito di Cristo? La Chiesa ha il potere e il dovere di rispondere a questo interrogativo. Riuscirà nella misura in cui non si staccherà dalla sua carne, vale a dire dai legami con persone e cose che costituiscono la trama d’ogni famiglia (anche la più complicata) e della realtà tutta.

Ecco perché è necessario che un istituto accademico destinato a indagare la realtà della famiglia promuova, tra le altre, una visuale ecclesiologica. Altrimenti la Chiesa rischierebbe di non essere all’altezza dello sguardo di Gesù, capace di evangelizzare la carne, salvandola dalla sua drammatica, mortale fiacchezza, ma al contempo in grado di cogliere il Vangelo che in essa già freme.

di Giovanni Cesare Pagazzi

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17 settembre 2019

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