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E il Papa
aprì la porta

· Il toccante incontro con un gruppo di catechisti thailandesi guidati da un missionario francese ·

«Non dimenticate mai che il Regno dei cieli è dei piccoli»: profondamente commosso dall’incontro con otto giovani catechisti del nord della Thailandia, che finora non erano mai usciti dai loro villaggi alla periferia delle periferie, Papa Francesco ha indicato proprio nella loro esperienza una strada per tutti: la collaborazione di squadra, a tutto campo, tra il sacerdote e i laici.

Mercoledì mattina, 25 settembre, subito prima di incontrare i pellegrini in piazza San Pietro per l’udienza generale, il Pontefice ha accolto a Casa Santa Marta questo piccolo gruppo venuto dalla Thailandia. Con un particolare che rivela all’«Osservatore Romano» padre Alain Bourdery, della Società delle Missioni Estere di Parigi, da molti anni nei villaggi thailandesi: «Nessuno dei giovani sapeva che avrebbe incontrato il Papa, gliel’ho annunciato solo sulla soglia di Santa Marta perché, lo dico con il cuore, mi sembrava un sogno impossibile».

Con un sorriso, padre Alain non nasconde che aveva il timore di essere fermato al cancello dalle Guardie svizzere. «Invece — racconta — le porte per noi erano aperte, eravamo attesi: ho visto i ragazzi cominciare a scambiarsi sguardi e a dirsi tra loro: “Ma che cosa succede qui?”». Non hanno avuto neppure il tempo di pensare a cosa avrebbero detto a Francesco che la porta della stanza si è aperta. «E ad aprirla era proprio il Papa!» esclama il missionario.

«I giovani — continua — hanno subito capito che dovevano mettere da parte timori e soprattutto il protocollo. In modo estremamente semplice e molto commovente per noi, il Papa ci ha salutati e a ciascuno ha chiesto notizie sulla famiglia, sul lavoro, sul villaggio di provenienza. Ha mostrato grande interesse per la nostra situazione e si è commosso quando ha compreso che stava ricevendo persone molto povere, emarginate dalla società».

Padre Alain racconta di «un incontro molto caloroso, gioioso: abbiamo riso tutto il tempo». Di più: nessuno di loro dimenticherà il Papa che, alzatosi, è rientrato nella sua stanza per portare generosamente a tutti regali molto personali: in particolare icone ma anche alcune copie in thaï della Laudato sì’.

«A Francesco i giovani hanno parlato di cosa significa essere minoranza, e lo hanno fatto come figli» fa presente il missionario. Per lui, confida, è stata un’emozione doppia: «Al Papa ho raccontato che a questi ragazzi li ho visti nascere, li ho battezzati, li ho mandati tutti a scuola e poi ho celebrato i loro matrimoni, ho battezzato i loro figli, mandando a scuola pure loro». Padre Alain non dimenticherà mai il sorriso di Francesco e la sua battuta, rivolta ai giovani: «Avete un parroco che è un nonno!».

Il sacerdote ha tratteggiato al Pontefice, con la concretezza del missionario, il ruolo straordinario dei catechisti in Thailandia: «Non sono solo un aiuto fondamentale, ma sono loro stessi i protagonisti della vita della Chiesa. Le distanze da noi sono molto grandi. Il massimo che si può fare è visitare un villaggio una volta al mese per la celebrazione della messa. I missionari non hanno mai cercato di far spostare le comunità: se una domenica si celebra la messa in un villaggio, non si fa in modo che gli altri villaggi si radunino per assistervi». In realtà, fa notare, «ogni villaggio dev’essere autonomo e la domenica ognuno deve poter pregare nella propria comunità, proprio per essere certi che la fede cresca in quella comunità e che pian piano quella comunità si costruisca. Ogni volta che passiamo, si celebra la messa e tutta la comunità si riunisce. Tra una nostra visita e l’altra sono i catechisti a occuparsi dell’istruzione, sono loro a portare la fede: fanno un lavoro meraviglioso».

Ecco perché padre Alain li ha portati a Roma, sperando di presentarli al Papa: «Sono giovani che insegnano la fede nei villaggi, testimoniano l’amore per la Chiesa senza averne mai sperimentato l’universalità: ora hanno incontrato Pietro e soprattutto hanno compreso che non è una questione di europei ma che la Chiesa è la loro casa, è la stessa a Roma e in Thailandia». Un’esperienza straordinaria che racconteranno nei loro villaggi, tenendo tra le mani le corone del rosario donate dal Papa: «Abbiamo pregato insieme, ci siamo sentiti amati».

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