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E a Londra tutti leggevano Newman

· Nell'«Apologia pro vita sua» la storia di una coscienza ·

Nel 1864, quando John Henry Newman scrisse l'Apologia pro vita sua , aveva 63 anni. Dalla sua conversione alla Chiesa cattolica erano passati 19 anni. Umanamente parlando, Newman si trovava allora nel punto più basso della sua vita. Nell'opinione pubblica molti dubitavano della sua integrità personale, perché non erano in grado di capire come un uomo tanto intelligente avesse potuto lasciare la Chiesa d'Inghilterra, associandosi a un piccolo gruppo di cattolici, poco educati e apertamente disprezzati dalla società inglese di allora. Da parte degli anglicani Newman era considerato un traditore, un uomo squilibrato che si era associato a una comunità corrotta, in contraddizione con il vero cristianesimo e legata alla causa dell'Anticristo.

Nella Chiesa cattolica Newman aveva trovato la pace interiore; ma spesso le sue idee e iniziative non erano state comprese correttamente: il suo grandioso progetto di una università cattolica a Dublino era fallito miseramente; le sue riflessioni sui fedeli laici erano state malintese, anzi sospettate di essere dannose ed eretiche. Infine, nella comunità degli Oratoriani, fondata da Newman stesso, si erano manifestati gravi contrasti che facevano soffrire l'anima sensibile del fondatore. All'inizio del 1864 la personalità di Newman era quasi dimenticata. Egli stesso pensava di dover morire presto. Ma nello stesso anno, con la pubblicazione dell' Apologia , la situazione sarebbe cambiata completamente.

Perché Newman scrisse l' Apologia ? Da dove venne lo stimolo per tale pubblicazione, la «chiamata» senza la quale Newman non usava scrivere niente? Sul primo numero del 1864 del «Macmillan's Magazine» Charles Kingsley, professore di storia moderna a Cambridge, pubblicò una recensione sulla Storia d'Inghilterra di James Anthony Froude, con un breve accenno a John Henry Newman. «La verità per sé — così scrisse Kingsley — non è mai stata considerata una virtù dal clero romano. Padre Newman ci informa che non è necessario, anzi, in genere non si dovrebbe considerarla tale; che l'astuzia è l'arma data dal cielo ai santi per resistere alla maschia forza di questo mondo malvagio» ( Apologia , 3).

Negli anni precedenti Newman era stato spesso accusato. Egli aveva accettato queste calunnie in uno spirito di penitenza. Ma le accuse del 1864 non toccarono soltanto la sua vita personale; per questo Newman sentì il dovere di difendersi, allo scopo di difendere il clero cattolico e la stessa Chiesa cattolica. Scrisse al riguardo: «Facevo la mia protesta a favore di una grande schiera di uomini di nobile carattere, di animo retto e religioso, sensibili nell'onore, che avevano il loro posto e i loro diritti in questo mondo, pur essendo ministri del mondo invisibile, e che erano stati insultati dal mio accusatore... non solo in persona mia, ma anche direttamente e pesantemente in persona propria. Quindi mi misi subito a scrivere l' Apologia ( Apologia , 4).

Il 10 aprile 1864 Newman comincia il lavoro. In solo dieci settimane ripercorre la propria vita fino alla conversione. Nel suo diario Newman fa presente che scrive dalla mattina fino alla sera, quasi non avendo tempo per mangiare. Con l'aiuto di tanti documenti e lettere ancora in suo possesso, con la collaborazione di numerosi amici, sia anglicani che cattolici, e con il sostegno di una memoria straordinaria Newman riesce a ricostruire dettagliatamente la storia, l'origine e lo sviluppo delle sue convinzioni religiose. Il giovedì di ogni settimana appare per sette volte una parte del testo. Con alcune modifiche queste parti formano l' Apologia pro vita sua , pubblicata successivamente anche come libro.

L' Apologia è una autobiografia di tipo particolare. La grave accusa di Kingsley è che Newman — insieme a tutto il clero cattolico — non sarebbe onesto e non prenderebbe sul serio la verità. Per questo Kingsley chiama il suo scritto ironicamente: «Che cosa, infine, vuol dire il dottor Newman?». Newman commenta: «Mi chiede cosa intendo: ciò che soprattutto gli interessa non sono le mie parole, i miei argomenti, le mie azioni, ma quella intelligenza vivente grazie alla quale io scrivo, discuto e agisco. Vuole conoscere la mia mente, i miei pensieri e i miei sentimenti; e avrà risposta» ( Apologia , 13). Dall'accusa di Kingsley deriva la caratteristica dell' Apologia : essa non è una descrizione di fatti esteriori; infatti Newman parla raramente della sua famiglia, dei suoi incarichi, dei suoi viaggi, della sua vita quotidiana. L' Apologia è la storia di una coscienza, è un racconto di fatti interiori, nel quale Newman rivela, come dice egli stesso, «i miei pensieri più intimi, anzi il mio rapporto personale con il Creatore» ( Apologia , 15). Per questa ragione l' Apologia viene talvolta paragonata con le Confessioni di sant'Agostino.

L'effetto dell' Apologia in Inghilterra fu impressionante. Il libro passò da una mano all'altra; fu letto nelle famiglie, nei negozi, nei club, nei treni; fu raccomandato ai fedeli e agli uomini di buona volontà sia sui pulpiti anglicani che su quelli cattolici. Nell'opinione pubblica fu chiaro che Newman aveva vinto la controversia contro Kingsley. La sua integrità personale fu di nuovo riconosciuta. Ma non soltanto questo: l' Apologia ha contribuito notevolmente al rinnovamento della Chiesa cattolica in Inghilterra. Newman non dimostrava soltanto la sua onestà personale. Egli si era fatto voce di tutto il clero cattolico, e gli dava un nuovo prestigio pubblico. Pertanto si capisce perché circa la metà del clero cattolico inglese di allora si rivolsero a Newman, presentandogli i loro più vivi ringraziamenti. Anche da parte della Chiesa anglicana l' Apologia fu accolta positivamente. Il biografo anglicano di Newman, Richard Hutton, scrive al riguardo: «Per superare la sfiducia inglese nei confronti della Chiesa romana l' Apologia ha contribuito più di tutta l'altra letteratura religiosa del nostro tempo».

Negli ultimi mesi prima della conversione Newman dovette lottare contro due sottili tentazioni: la prima consisteva nella paura di essersi ingannato, notando che gli altri capi del Movimento di Oxford non condividevano la sua posizione. La seconda tentazione era legata all'amore pastorale di Newman. Come parroco di St Mary's egli aveva guidato tante persone a una vita cristiana e fedele ai principi della Chiesa anglicana. Se lasciava questa Chiesa — così pensava — tutte queste persone potrebbero essere scandalizzate e passare al liberalismo. Newman informava pochissime persone sul suo stato di coscienza, appunto perché odiava essere causa di confusione: «Non c'è nulla che tanto mi ripugni quanto spargere dubbi e turbare coscienze senza necessità» ( Apologia , 236). Queste due tentazioni erano assai dolorose per Newman.

Alla fine del 1844 Newman prese la decisione di scrivere un saggio sullo sviluppo della dottrina. In tale studio approfondiva intensamente la sua questione cruciale, cioè se i recenti insegnamenti cattolici erano aggiunte alla dottrina della Chiesa primitiva, oppure sviluppi organici di tale dottrina.

Il lavoro su quest'argomento, pubblicato poi con il titolo Lo sviluppo della dottrina cristiana , diventava decisivo per il futuro di Newman, come risulta dal seguente passo dell' Apologia : «Mentre procedevo, i dubbi mi si chiarirono, tanto che cessai di parlare di “cattolici romani” e li chiamai arditamente cattolici e basta. Prima di giungere al termine dell'opera decisi di entrare nella Chiesa cattolica e il libro è rimasto nelle condizioni di allora, cioè incompiuto» ( Apologia , 252). Il fatto che il libro è rimasto incompiuto, prova in modo esemplare la grande fedeltà di Newman alla voce della sua coscienza. Quando aveva compreso quale era il suo dovere, lo metteva subito in pratica, senza riguardi umani e senza ulteriori dilazioni.

L'8 ottobre 1845, il giorno prima della conversione, Newman scrisse a molti amici una lettera nella quale informava brevemente di aspettare nello stesso giorno l'arrivo del padre Domenico, dei Passionisti. Continuava la lettera con questi termini: «È un uomo semplice e pio; dotato di notevoli qualità. Non conosce le mie intenzioni; ma io intendo chiedergli di essere accolto nell'unico ovile di Cristo» ( Apologia , 253).

Per Newman la conversione alla Chiesa cattolica non fu una rottura nella sua vita, ma la conseguenza della sua prima conversione. Egli confessa: «Dal momento in cui divenni cattolico (...) non mi è più venuto un sol dubbio. Al momento della conversione non mi rendevo conto io stesso del cambiamento intellettuale e morale operato nella mia mente. Non mi pareva di avere una fede più salda nelle verità fondamentali della rivelazione, né una maggior padronanza di me; il mio fervore non era cresciuto ma avevo l'impressione di entrare in porto dopo una traversata agitata; per questo la mia felicità, da allora a oggi, è rimasta inalterata ( Apologia , 257).

In conclusione, cerchiamo di cogliere brevemente l'attualità e il valore permanente dell' Apologia . Dei numerosi aspetti importanti ci limitiamo a menzionarne tre.

Anzitutto ci presenta una persona che ha il coraggio di lasciarsi guidare dalla fede in Dio. La fede, per Newman, non è un sentimento, un'opinione, un'idea astratta; essa volge il nostro sguardo al di sopra di noi stessi e ci lascia entrare nel mondo di Dio; è quella «luce benigna» che ci conduce, passo a passo, verso la piena realizzazione della nostra vocazione.

Inoltre, l 'Apologia ci presenta un ricercatore appassionato della vera Chiesa di Cristo. In tale ricerca Newman non si lascia influenzare da determinate teorie filosofiche, non vuol assoggettare nulla a preconcetti, ma si lascia guidare dalla coscienza e dalle fonti stesse della fede. Così capisce sempre di più la natura sacramentale della Chiesa e la sua cattolicità che comprende tutti i popoli e tutti i tempi. Riesce a superare pian piano i limiti di una Chiesa legata allo Stato, e per trovare il suo vero volto, si volge al passato, ai Padri della Chiesa. Per scoprire e riscoprire il vero volto della Chiesa, è necessario aprirsi alle fonti della fede, mettersi in ascolto dei grandi della storia, anzitutto dei Padri della Chiesa.

Infine, l 'Apologia è anche di importanza ecumenica. Ci insegna che la conversione è il cuore di ogni vero impegno ecumenico, che occorre superare, in una ricerca sincera e comune, i malintesi e i pregiudizi che si sono formati nelle varie comunità cristiane, che è necessario eliminare per quanto possibile gli abusi e i contrasti tra dottrina e vita, tra teoria e prassi, che bisogna obbedire alla Verità — senza compromessi, senza paura, senza farsi condizionare da piani troppo umani. Qualcuno potrebbe pensare: non sarebbe stato meglio per Newman rimanere nella Chiesa d'Inghilterra e impegnarsi per la sua unione con Roma? In tal modo avrebbe potuto lavorare, contro la volontà dei vescovi, per la cattolicizzazione della Chiesa anglicana, ma avrebbe perso la sua integrità personale, avrebbe agito contro l'imperativo della sua coscienza e avrebbe perso infine anche il suo influsso. Lasciare la Chiesa d'Inghilterra non è stato facile per Newman. Amava la sua Chiesa, amava Oxford e Oriel, amava la sua famiglia e i suoi amici. Ma la chiamata della sua coscienza era più forte di ogni legame umano. In tale chiamata riconosceva la volontà di Dio. Per Newman era evidente che siamo sempre chiamati a seguire la Verità. In questo senso egli è una figura eminentemente ecumenica.

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