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Durão Barroso spinge per il rafforzamento del fondo salva-Stati

· Ma per Berlino non è una priorità ·

Abbassare adesso la guardia sarebbe un grave errore: non ha dubbi il presidente della Commissione Ue, José Manuel Durão Barroso, nel rivolgere l'ennesimo appello ai Paesi europei ad «agire subito» sul rafforzamento del fondo salva-Stati. Nell'ultima riunione di Eurogruppo ed Ecofin non sono state prese decisioni, mentre la Germania continua a dire che non c'è fretta. Insomma la divergenza di vedute tra Bruxelles e Berlino persiste e, rilevano gli analisti, una svolta allo stallo non sembra essere dietro l'angolo.

Berlino, appunto, non recede dalle sue posizioni. Ieri il cancelliere Angela Merkel ha detto che prima di parlare di salvataggi, la priorità è che i paesi dell'eurozona diventino «finanziariamente più stabili ed economicamente più competitivi».

Per il Governo tedesco, insomma, la questione dell'aumento del fondo può essere affrontata solo all'interno di un'azione complessiva. Azione che contempli anzitutto una stretta su deficit e debiti pubblici molto più rigorosa del previsto, nell'ambito della riforma del patto Ue di stabilità e di crescita attesa entro l'estate. Riforma che introdurrà anche un capillare monitoraggio degli indici di competitività di ogni economia dell'eurozona.

E Durão Barroso, intanto, non risparmia frecciate alla Germania. Citato dall'agenzia Adnkronos, il presidente della Commissione Ue ha affermato che i successi economici della Germania sarebbero «impensabili» senza l'euro.

«La Germania — ha detto ieri a Stoccarda — ha tutte le ragioni di essere orgogliosa dei suoi impressionanti tassi di crescita e dell'importante riduzione della disoccupazione». Ma questi risultati, ha osservato Durão Barroso, «sarebbero impensabili senza l'euro e senza il mercato interno». Quindi ha aggiunto: «Il modello economico e sociale tedesco, un grande successo globale, è enormemente dipendente da un euro solido e da un mercato unico funzionante. Senza di questi «i beni tedeschi all'estero diventerebbero più costosi e dunque meno competitivi, le esportazioni calerebbero e così la crescita economica, i lavori e la prosperità in Germania».

Per questa ragione, ha detto il presidente della Commissione Ue sottolineando la stretta relazione fra il futuro dell'economia tedesca e quello dell'Europa, «non dobbiamo farci illusioni poiché l'indebolimento del mercato unico o la disintegrazione dell'euro comporterebbero gravi tensioni politiche, accompagnate da tendenze protezionistiche, in Europa».

Durão Barroso ha concluso l'intervento con un monito: «O si nuota insieme o si affonda separatamente, la via d'uscita da questa crisi può e deve essere solo comune». In questi giorni il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaüble, che ha avuto un botta e risposta con Durão Barroso in merito alla questione del fondo salva-Stati, aveva auspicato, dal canto suo, «un maggior coordinamento politico ed economico» così da dare una risposta globale alla crisi.

Intanto, segnala l'Ansa, circolano con sempre più insistenza voci su una proposta che Berlino potrebbe presto presentare a Bruxelles e ai partner europei: si tratterebbe di estendere a tutti gli Stati dell'eurozona il «modello tedesco». Ovvero occorrerebbe inserire nelle legislazioni nazionali una data entro cui sia obbligatorio raggiungere il pareggio di bilancio e innalzando in tutti i Paesi Ue l'età pensionabile a 67 anni. Sempre a Berlino, stando a indiscrezioni della stampa tedesca, si starebbe studiando un piano per la ristrutturazione del debito della Grecia, con Atene che potrebbe riacquistate titoli pubblici facendo ricorso proprio alle risorse del fondo salva-Stati. Ieri, al riguardo, sono giunte alcune smentite da parte delle autorità greche: la situazione, dunque, non è ancora del tutto chiara.

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09 dicembre 2019

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