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Duplice prospettiva

· L’arcivescovo Peña Parra presiede la supplica alla Madonna di Pompei ·

Non separare mai «preghiera e carità»: è l’invito rivolto dall’arcivescovo Edgar Peña Parra ai numerosi fedeli riuniti la mattina dell’8 maggio nel santuario di Pompei per la tradizionale supplica alla Vergine del Rosario. Nell’omelia della messa che ha preceduto la recita dell’invocazione mariana, il sostituto della Segreteria di Stato ha ribadito l’importanza di questa «duplice prospettiva» che fu proprio del beato Bartolo Longo: «Nessuna forma di povertà o di emarginazione sociale ha trovato insensibile questo fedele laico che agiva nel sociale testimoniando la carità evangelica, supportato da un’intensa vita di preghiera dal singolare timbro mariano». E ancora oggi, ha auspicato, Pompei «continui a essere un affascinante e concreto racconto di come l’amore per Dio non può essere disgiunto dall’amore al prossimo»: Pompei «continui a essere la “casa della speranza”».

Durante la celebrazione eucaristica, il presule ha portato ai fedeli il saluto e la benedizione del Pontefice che — come ha anche ricordato l’arcivescovo prelato Tommaso Caputo — pochi minuti prima, durante l’udienza generale in piazza San Pietro, si era unito spiritualmente alla messa. Nelle stesse ore ha poi postato un tweet sull’account @Pontifex: «Vergine del Santo Rosario, aiutaci ad essere un cuore solo e un’anima sola, popolo santo in cammino verso la patria del Cielo».

Maria, come modello di vita per ogni cristiano, è stata al centro della meditazione del sostituto della Segreteria di Stato. È stata proprio lei, ha detto, «la prima persona che ha creduto con tutta se stessa alla Parola», lei che «si è fidata di Dio ed è diventata la madre di Dio», lei che, «docile alla volontà dell’Altissimo, fa suo il progetto misterioso della salvezza». E la capacità e la disponibilità di Maria all’ascolto sono l’esempio concreto, la via tracciata per ogni cristiano.

Infatti, ha spiegato l’arcivescovo Peña Parra commentando il vangelo appena proclamato, «Gesù è venuto nel mondo come la luce vera che svela il mistero d’amore nascosto in Dio»: è lui l’«esegeta di Dio», colui che «ci spiega l’amore del Padre». E cosa dice Gesù con la sua incarnazione? Che «il creatore del cielo e della terra vuole la salvezza di tutti gli uomini e di tutte le donne: tutti sono figli suoi». Ma, come Maria, bisogna saper ascoltare questa parola, perché «chi ascolta le parole del Figlio si salva, mentre chi non le ascolta o le rifiuta sarà condannato. Si tratta di ascoltare e custodire la parola evangelica, che esprime la volontà di Dio, accogliendola e mettendola in pratica».

La vita della Vergine di Nazareth, ha aggiunto il celebrante, è stata «segnata dalla sottomissione amorosa al progetto del Signore», ma «anche per ognuno di noi c’è un disegno di Dio, un progetto pensato da tutta l’eternità dalla sapienza divina. Che altro possiamo pensare e volere di più bello che attuarlo nella più profonda fedeltà? Basta arrendersi a Dio, aderire in tutto alla sua volontà e ripetere con Maria: “Avvenga per me secondo la tua parola”». Uno strumento, tanto semplice quanto efficace, che può aiutare nell’accogliere questa vocazione è «la recita del Rosario». La Vergine del Rosario, ha detto l’arcivescovo Peña Parra, «ci chiama a essere dei contemplativi come Maria» che accoglieva, custodiva la Parola e poi la traduceva nella vita. È questa la sua «perenne lezione d’amore: amore per Dio e amore per il prossimo».

A tale realtà ha fatto riferimento anche l’arcivescovo prelato Caputo nel saluto rivolto al sostituto della Segreteria di Stato, ricordando le opere di carità avviate da Bartolo Longo: «Convinto che l’amore al prossimo fosse la logica conseguenza dell’amore a Dio, il beato realizzò il tempio della carità accanto a quello della fede». Ed è proprio, ha aggiunto, «la preghiera del santo Rosario, fondamento stesso del nostro santuario», che «ci sostiene in questo impegno di carità e nella cura pastorale dei circa due milioni di pellegrini che ogni anno visitano la nostra basilica».

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