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Duemila morti di morbillo
nel primo semestre 2019

· Nella Repubblica Democratica del Congo ·

  Sono quasi 2.000 le morti causate da morbillo nella Repubblica Democratica del Congo, oltre due terzi delle quali fra bambini con meno di 5 anni. La notizia, relativa al primo semestre 2019, viene dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) che ha reso noto i dati sull’epidemia che sta colpendo la parte nordorientale del paese. Sempre secondo i dati resi noti dall’Unicef, al 23 giugno sono stati segnalati circa 115.000 casi sospetti di morbillo, molti di più rispetto ai 65.000 registrati in tutto il 2018.

La situazione è particolarmente grave nella provincia di Ituri, colpita oltrettutto da una nuova epidemia di ebola che da quasi un anno non si riesce ad arginare. In totale all’8 luglio si erano verificati 2.428 casi di questa malattia infettica, con 1.641 morti di cui il 30 per cento bambini. Il rappresentante dell’Unicef in Repubblica Democratica del Congo, Edouard Beigbeder, soffermandosi sulla situazione nella parte nordorientale del paese ha dichiarato che vi è in corso «una delle peggiori crisi umanitarie in atto. A causa del morbillo, dell’ebola o della realtà di vivere in un campo per sfollati, i bambini sono a grave rischio. Dobbiamo fare tutto il possibile per proteggerli». Beigbeder ha poi sottolineato come «la minaccia combinata di Ebola e morbillo è, per le migliaia di famiglie che vivono in campi per sfollati sovraffollati e insalubri, senza precedenti», e ha poi concluso che «abbiamo poco tempo per prevenire una potenziale ingente perdita di vite».

Nella zona è stata avviata con urgenza «una campagna di vaccinazione — coordinata dal ministero della salute con il supporto di Unicef e Medici senza frontiere — contro il morbillo che punta a raggiungere 67.000 bambini», ha reso noto l’organizzazione Onu.

Le prime località in cui partiranno le vaccinazioni contro il morbillo sono 4 campi per sfollati a Bunia, nella provincia dell’Ituri, in cui c’è stato nelle ultime settimane un forte afflusso di famiglie costrette a fuggire a causa dei combattimenti.

La complessità della campagna è dovuta al numero di sfollati interni presenti nella regione di Ituri — circa 400 mila persone — la maggior parte dei quali donne e bambini, che vivono in circa trentacinque campi disseminati in un territorio spesso reso inaccessibile dai combattimenti intercomunitari fra i vari gruppi armati che sino a ora non si è riusciti ad arginare in alcun modo.

I gruppi armati della regione nord est della Repubblica Democratica del Congo sono autori non solo di feroci violenze che impediscono ogni efficace azione sanitaria, ma anche di una sistematica disinformazione a proposito delle misure terapeutiche che le organizzazioni internazionali e quelle mediche non governative cercano di attuare. Hanno danneggiato o distrutto fino a metà delle strutture sanitarie e delle scuole nella provincia.

Come nel caso dell’ebola anche per il morbillo il problema non è nella mancanza di mezzi tecnici per fermarlo, ma è costituito dagli attacchi continui contro le persone che rappresenterebbero una soluzione.

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