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Duello tra Washington e Bruxelles sulla riforma dei mercati finanziari

· Mentre ad Atene cresce la protesta contro il piano di austerità ·

Mentre ad Atene cresce la protesta contro il piano di austerità annunciato dal premier George Papandreou, si apre tra Washington e Bruxelles un duello sulla riforma dei mercati finanziari. E Sarkozy, Merkel, Juncker e Papandreou hanno lanciato un appello per mettere al bando i Cds speculativi. Inoltre Merkel ha detto di condividere l'opinione del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, secondo il quale bisognerebbe espellere dall'Unione monetaria quei Paesi che non rispettano i parametri del Patto di stabilità. Il contenzioso tra Stati Uniti e Ue riguarda, in particolare, la stretta che l'Unione europea sta preparando sugli hedge fund. Le nuove regole europee su hedge fund e private equity «rischiano di incrinare le relazioni transatlantiche», ha scritto il segretario al Tesoro statunitense, Tim Geithner, in una lettera al commissario europeo per il mercato interno, Michel Barnier, che ha subito risposto: «Quello che stiamo facendo è perfettamente in linea con gli orientamenti del g20». E precisa che non sono in vista misure protezionistiche. Ma il fronte europeo, rilevano gli analisti, al momento non sembra unito. Londra si pone sulla stessa lunghezza d'onda di Washington e frena sull'intesa tra i Paesi dell'Ue, in difesa degli interessi della City. E alla riunione dell'Ecofin, di martedì prossimo, promette battaglia. Nella missiva inviata a Bruxelles, Geithner afferma che un giro di vite europeo troppo stretto sui fondi alternativi o speculativi rischia di «discriminare le società americane». Minaccia quindi «lo scontro con Washington se l'Ue andrà avanti in quella che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna temono sia una legge protezionistica». Non a caso a Bruxelles gli ambasciatori dei 27 Paesi dell'Ue, chiamati a raggiungere una bozza d'intesa in vista della riunione dell'Ecofin di martedì, hanno dovuto gettare la spugna — rilevano gli osservatori — proprio per l'opposizione del Regno Unito, che teme diventi molto più difficile l'offerta di fondi alternativi non-Ue agli investitori europei. Bruxelles ha replicato: «Le nuove regole non discriminano gli investitori esteri e non sono protezionistiche». Barnier, nel frattempo, ha annunciato una sua missione a Washington la prossima settimana. «Vogliamo lavorare in stretto contatto con gli Stati Uniti per arrivare a norme convergenti» ha detto.

Mentre dunque tra Washington e Bruxelles è tempo di schermaglie, la Grecia è alle prese con le proteste contro il piano di austerità varato dal Governo. Davanti al Parlamento, ieri, la protesta è sfociata in una sassaiola contro la polizia, che ha risposto con gas lacrimogeni. Due milioni di lavoratori hanno incrociato le braccia per denunciare i tagli salariali, il congelamento delle pensioni e le nuove tasse in arrivo. Oggi l'Istituto di statistica ha reso noto che a dicembre in Grecia la disoccupazione è scesa al 10,2 per cento dal precedente 10,6 per cento. Nel dicembre 2008 il tasso di disoccupazione era dell'8,9 per cento. Parigi e Berlino nel frattempo dunque accelerano sulla strada di una ferrea regolamentazione dei prodotti finanziari derivati, chiedendo di mettere al bando le operazioni speculative sui credit default swap (Cds) relativi ai debiti sovrani. Questi sono contratti di assicurazione acquistati di solito da chi ha titoli pubblici, per proteggersi dal rischio di insolvenza da parte dello Stato. Ma vi fa spesso ricorso anche chi non possiede bond statali da assicurare, e li compra solo per speculare. Si chiede dunque di vietare i «Cds nudi», quelli venduti a chi non possiede i relativi titoli pubblici, e un accesso illimitato da parte delle autorità di vigilanza europee a tutti i dati e le informazioni sui prodotti finanziari derivati scambiati in Europa che, secondo la proposta, dovranno essere registrati obbligatoriamente.

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