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Due tentazioni che perdono l’uomo

· ​La misericordia di Dio secondo Erasmo da Rotterdam ·

Albrecht Dürer  «Erasmo da Rotterdam» (1526)

Luglio 1524. Nel cuore del suo soggiorno di quasi otto anni (1521-1529) a Basilea, Erasmo da Rotterdam è impegnato nel dibattito sul libero arbitrio ma trova il tempo per dare alle stampe una piccola predica, «elegantissima e coinvolgente». La De immensa Dei misericordia concio è dedicata a Christoph von Utenheim, vescovo-principe della città sul Reno, e viene stampata in settembre da Johann Froben, il tipografo che nel 1516 aveva pubblicato l’edizione erasmiana del Nuovo Testamento greco e quattro anni dopo la quarta edizione dei suoi Adagia. Il testo, ora presentato nella prima traduzione italiana moderna da Pasquale Terracciano (Erasmo da Rotterdam, La misericordia di Dio, a cura di P. Terracciano, Pisa, Edizioni della Normale, 2016, Variazioni, 30, pagine 118, euro 10), non è «un occasionale intervento di edificazione, sebbene la preoccupazione pastorale e l’afflato etico siano dominanti»; va invece «considerato come un contrappunto al ben più famoso De libero arbitrio e parte dell’articolata confutazione erasmiana di Lutero».

Originariamente concepito per la consacrazione di una cappella dedicata alla misericordia divina, il sermone assume nella forma a stampa un’estensione probabilmente maggiore della sua espressione orale e si avvicina ai canoni della predicazione ideale teorizzata da Erasmo: esperta di sottigliezze e risorse delle regole retoriche, maestra dei metodi esegetici, capace di attingere al patrimonio della Scrittura senza disdegnare riferimenti alla cultura classica, ma sempre col fine di provvedere all’elevazione morale e cristiana dell’uditorio, nella concretezza della vita quotidiana. Non a caso il piccolo testo ebbe grande fortuna, con traduzioni in tedesco, olandese e inglese, e con ben tre volgarizzamenti italiani (Brescia, 1542; Venezia, 1551; Firenze, 1554), a mostrare la fortuna dell’umanista neerlandese anche al di qua delle Alpi.
Cos’è dunque la misericordia? Secondo Erasmo è la risposta a due contrastanti tendenze che tentano l’uomo e lo spingono a perdizione: da una parte l’orgoglio, l’eccessiva presunzione, umanistica e pelagiana, nelle sue forze, che lo illude di poter raggiungere da solo Dio; dall’altra, la cupa disperazione (che Erasmo vede rappresentata in Lutero), la tetra convinzione di non potersi più salvare sotto il peso insopportabile della colpa.

di Paolo Vian

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24 agosto 2019

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