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​Due penne
un solo scrittore

· Ricordo dell’intellettuale israeliano Amos Oz ·

Se ne è andato Amos Oz. Non ci saranno altri suoi romanzi in uscita da attendere, altri suoi articoli su Israele e sul conflitto israelo-palestinese da leggere per trarne lumi o conforto. Perdiamo uno dei tre grandi scrittori — con lui David Grossman e A. B. Yehoshua — che hanno reso famosa in tutto il mondo la letteratura israeliana e che al tempo stesso si sono presentati al mondo intero come la coscienza critica del Paese.

Amos Oz mentre riceve il  Premio Goethe  per «Una storia d’amore e di tenebra» (2005)

Come Grossman e Yehoshua, Oz veniva interrogato quando si sentiva la necessità di dar voce all’Israele ancora vicina allo spirito del primo sionismo e favorevole ai negoziati di pace con i palestinesi. I suoi scritti uscivano sui maggiori giornali europei e statunitensi. Aveva avuto premi internazionali di altissimo livello e di lui si parlava da molti anni come di un candidato al Nobel. In Italia, la maggior parte dei suoi romanzi sono stati tradotti da Elena Loewenthal.

Nato Amos Klausner, Amos Oz aveva settantanove anni. Era nato a Gerusalemme nel 1939, da una famiglia di origine lituana. Il suo prozio, Joseph Klausner — di cui scrisse sia nel romanzo autobiografico Una storia di amore e di tenebra sia in Giuda — era un importante studioso, professore all’Università ebraica di Gerusalemme, autore fra l’altro nel 1922 di uno scritto, Gesù di Nazareth, che suscitò accese controversie sia fra gli ebrei che fra i cristiani. Politicamente sia Joseph Klausner che il padre di Amos Oz, Jehuda Klausner, erano vicini alla destra di Jabotinsky, e Joseph Klausner nel 1949 fu candidato alla presidenza della Repubblica del giovane Stato di Israele per il partito di destra, lo Herut.

A quindici anni, tuttavia, il giovane Amos, che pur aveva frequentato una scuola religiosa, si iscrisse al Partito laburista, e andò a vivere nel kibbutz laico Hulda, dove cambiò il suo nome in quello di Oz, in ebraico “forza”. Combatté nella guerra dei Sei Giorni e in quella del Kippur. Nel 1986 lasciò il kibbutz e si trasferì ad Arad, nel sud, tra Beer Sheva e il Mar Morto, per curare l’asma del figlio Daniel.

È stato uno scrittore molto prolifico, diciotto libri tra romanzi e racconti e oltre quattrocento saggi e articoli. Tutti in ebraico, tradotti in moltissime lingue, oltre quaranta. Il suo primo libro, una raccolta di racconti, è uscito nel 1965, il suo primo romanzo l’anno dopo. Il suo libro forse più famoso e più amato, Una storia di amore e di tenebra, è uscito in Italia nel 2003, per Feltrinelli come la maggior parte degli altri suoi libri. Nel 1967, dopo la guerra dei Sei Giorni, fu tra i primi a sostenere la necessità di arrivare a una pace fondata sulla creazione di due Stati, nel 1978 fu tra i fondatori del movimento di Shalom Akshav (Pace subito). Molto vicino a Shimon Peres, fu da questi indicato come suo possibile successore alla guida del Partito laburista, nel 1992. Successivamente, Oz lasciò il Partito laburista per aderire al Meretz, di ispirazione più radicale.

Sionista convinto, Oz apparteneva a quella generazione di scrittori che si ispiravano ai valori etici e politici del primo sionismo, che criticavano duramente la trasformazione della politica che aveva caratterizzato Israele a partire dalla guerra del 1967 e dall’occupazione dei territori, che combattevano duramente l’espansione degli insediamenti e l’intolleranza dei coloni più radicali. Una generazione, a differenza di quella degli scrittori e degli storici della generazione successiva, non toccata dalla rilettura post-sionista della storia di Israele. La sua opposizione alla politica del governo e il suo impegno per la pace non gli hanno impedito, nel 2006, di sostenere la guerra condotta da Israele in Libano contro gli Hezbollah. Subito dopo, però, insieme con Yehoshua e Grossman sostenne pubblicamente, in una conferenza stampa, la necessità di arrivare a un cessate il fuoco e poi ad accordi di pace.

Impegnato tanto in campo letterario che in campo politico, Oz raccontava di mantenere tuttavia separate queste sue due diverse attività, tanto da avere due penne diverse da usare per ciascuna delle due. Eppure, come per Grossman e Yehoshua, la sua attività letteraria e quella politica si intrecciavano molto strettamente. Per tutti e tre, il valore letterario delle loro opere serviva anche da stimolo per la diffusione delle loro opinioni politiche, e viceversa.

E ora, Oz se n’è andato. Ci lascia delle opere straordinarie, amate dai lettori di tutto il mondo. Opere, a prescindere dalla loro bellezza letteraria, attraverso cui è forse possibile leggere la storia del movimento sionista in Palestina, a partire dagli anni Trenta, e poi quella di Israele meglio di quanto non sia possibile leggendo opere di storia. Ci lascia un’eredità etica e politica importante, ancor più significativa in un mondo che sembra allontanarsene ogni giorno di più. Ci lascia, ancora, una critica magistrale del fanatismo.

In un suo scritto del 2004, Contro il fanatismo, ristampato nel 2015 da Feltrinelli e in parte scritto pochi mesi dopo l’attentato alle Torri Gemelle, riprendendo temi a lui già cari da molti anni, analizzava sottilmente la mentalità dei fanatici, scrivendo fra l’altro che il compromesso, da molti definito un tradimento, «è sinonimo di vita. E dove c’è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte».

di Anna Foa

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