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Il giubileo nella storia

· Due millenni tra fede e civiltà ·

In occasione dell’anno santo della misericordia, 36 esperti di diversi ambiti accademici sono stati chiamati a raccolta per offrire al pubblico un’ampia panoramica sul giubileo durante i secoli, attraverso il prisma costituito da molti diversi punti di vista. Il volume Giubilei. Spiritualità, storia, cultura (Roma, Utet Grandi Opere, 2016, pagine 455) raccoglie così 34 saggi, inevitabilmente di diverso valore, ma in non pochi casi i testi mettono in luce aspetti meno scontati di questa celebrazione che ha segnato la storia dell’occidente. A partire dal nesso tra giubileo e pellegrinaggio, risalente al Levitico: quando Mosè prescrive al popolo ebraico di dichiarare «il cinquantesimo anno» un anno di «giubileo», periodo durante il quale il popolo era esortato a abbandonare le proprie terre e case per incamminarsi verso la casa di Dio, attraverso terre straniere, e che Gesù chiamerà nel vangelo di Luca «anno di grazia del Signore». Da qui il salto al primo giubileo cristiano indetto da Bonifacio VIII nel 1300 e al rito di apertura della porta santa introdotto da Alessandro VI, nel Cinquecento, fino alla Riforma e al concilio di Trento. Nella cronistoria, che si estende fino a oggi e all’anno della misericordia indetto da Papa Francesco, il lettore viene immerso in particolare nelle dinamiche sociopolitiche e economiche collegate lungo i secoli ai giubilei, eccezionali occasioni di arricchimento per la città di Roma e i suoi abitanti. Molto curato soprattutto dal punto di vista editoriale (e corredato da una versione ridotta dalla medaglia celebrativa disegnata dall’artista italiano Giuliano Vangi per il recto, e per il verso dal medaglista Patrizio Daniele), il libro trova il suo punto di forza soprattutto nella ricchissima, e a volte inconsueta, iconografia composta da oltre 180 illustrazioni, dalle miniature medievali a molte belle fotografie dei giubilei dell’età contemporanea quando, dopo l’eclissi ottocentesca, il fenomeno giubilare viene rilanciato a metà degli anni venti del Novecento durante il pontificato di Pio xi, che moltiplica i giubilei straordinari, ed è ovviamente sempre più facilitato dalla progressiva facilità dei viaggi. Giubileo e pellegrinaggio incrociano temi profondamente radicati nell’inconscio collettivo di tutte le nazioni cristiane e vettore di coesione fra esse. Citato nel capitolo di Roberto Lavarini per le sue ricerche sui fenomeni turistici, il vescovo di Fidenza monsignor Carlo Mazza, sottolinea come il turismo religioso incarni infatti «due tendenze archetipe» superando il dualismo tra la terra e il cielo: viaggiando, l’uomo “possiede” la terra, mentre pellegrinando, possiede il cielo.

di Solène Tadié

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23 ottobre 2019

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