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Due lingue
due culture

· ​Storie di bilinguismo ·

La lingua non è soltanto un mezzo di comunicazione, è anche espressione dell’identità e della cultura di un popolo, ed è fatta di frasi idiomatiche, modi di dire, oltre che di gestualità. È uno strumento molto pericoloso, che unisce e crea relazioni in un gruppo, ma che è capace anche di escludere, se si utilizzano modalità comunicative non conosciute da tutti i parlanti. Dunque, essere bilingui non può essere considerata banalmente solo la capacità di esprimersi perfettamente in due lingue, ma significa accogliere, nella stessa anima, due culture, che non sempre convivono pacificamente. Lo scrive Angela Mattei aggiungendo che è quanto mette in luce la raccolta di racconti Guanti bianchi, di Giovanna Pandolfelli (Latina, Edizioni DrawUp, 2016, pagine 128, euro 11) che ci cala in tante diverse storie di bilinguismo, o meglio, di biculturalismo. Sono quindici storie di chi ha lasciato la propria terra e continua a portarla nel cuore, nei gesti, talvolta anche nel colore della pelle e nei tratti del viso. Quindici personaggi che toccano il cuore per la loro dolcezza, che traboccano di umanità e di malinconia. C’è Marco, ragazzo adottato che si guarda allo specchio cercando quel bambino che «tante lune fa», ha lasciato il suo Paese di origine; c’è la bambina cinese che invece detesta appartenere ad una comunità che sente di non essere ben accetta nel suo nuovo Paese e che vorrebbe cancellare il suo passato; c’è Samira che, costretta a lasciare l’Egitto in cerca di lavoro, farà rivivere sapori e odori della sua terra nelle fiabe della buonanotte che racconta nella sua lingua al bimbo di cui è la tata; c’è Pepatina, la cubana dal colore del pepe, mai realmente accettata dalla sua famiglia italiana e talmente protetta da suo padre da non riuscire mai a integrarsi.

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06 dicembre 2019

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