Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

A due a due nei campi profughi improvvisati

· ​La testimonianza di suor Sabria Momika sulla fuga da Qaraqosh ·

Notte tra il 6 e il 7 agosto 2014, Iraq: esodo di centoventimila cristiani dalla Piana di Ninive per trovare rifugio nel Kurdistan iracheno, in seguito all’avanzata delle milizie dell’Is. Suor Sabria Momika, irachena, è una di loro. Insieme alla sua comunità, la congregazione delle suore domenicane di Santa Caterina da Siena nata nel 1887 a Mosul, è costretta a fuggire da Qaraqosh. 

«Era mezzanotte: abbiamo visto un fiume di gente in fuga dai propri paesi. Nelle macchine, in bicicletta, a piedi; bambini, anziani, persone con disabilità. Nella notte buia e nel caldo di agosto. Quasi dieci ore per arrivare nel Kurdistan iracheno». La testimonianza di suor Sabria Momika, appena proposta da «Seguendo le orme del Nazareno» — serie della Fondazione euk Mamie-hm, televisione impegnata a dar voce ai cristiani perseguitati a causa della fede — è quanto mai attuale, in concomitanza con il summit della coalizione globale anti-Is in corso a Washington. L’Is è stato sconfitto militarmente, ma la sua ideologia è ancora diffusa.
«È impossibile descrivere quanto è accaduto in quei giorni. Intere famiglie hanno perso tutto. Sono scappate senza neanche prendere i documenti». Tutta la lunga e toccante intervista a suor Sabria è fatta di spalle: la religiosa nasconde il volto per motivi di sicurezza. Eppure a fine visione, il velo nero animato dalle sue parole è talmente vivo che sembra di vederne gli occhi coraggiosi e lucidi.
Cimiteri profanati, altari frantumati, chiese incendiate, cappelle trasformate in garage o poligoni di tiro. Villaggi di antica tradizione rasi al suolo dai terroristi islamici. Bartella, Karemless, Qaraqosh, Batnaya, Teskoff sono diventati luoghi di martirio dei nostri giorni. «La gente piangeva: dove sei Dio?». La voce di suor Sabria si rompe per la commozione. «Io chiedo a coloro che ascoltano queste parole di essere fedeli alla loro cristianità e solidali con chi soffre».
Secondo un censimento del 1987, in Iraq i cristiani erano circa un milione 264 mila; oggi, sono poco meno di cinquecentomila. In particolare, a Mosul e nella piana, prima dell’ascesa dell’Is, erano circa centotrentamila i fedeli; oggi sono meno di novantamila. È atroce, disumana e inspiegabile la persecuzione dei cristiani vittime del fanatismo e dell’intolleranza.

di Domitia Caramazza

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE