Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Due colli molto vicini

I due colli del Quirinale e del Vaticano non soltanto si guardano con amicizia ma esprimono, nei simboli e nei fatti, una collaborazione crescente, a favore del bene di tutti e della dignità di ogni persona umana. In Italia e nel contesto europeo, ma secondo una dinamica esemplare anche per altri Paesi. Nell'avvicinarsi di due anniversari molto significativi — l'ottantesimo dei Patti lateranensi (1929) e il centocinquantesimo dell'unità d'Italia (1861) — l'incontro tra il Papa e il Presidente della Repubblica italiana assume così un rilievo e un significato indiscutibili e va salutato come una tappa davvero importante nello sviluppo delle relazioni tra Italia e Santa Sede, relazioni il cui stato è eccellente. Senza dubbio grazie alle figure di Benedetto XVI e di Giorgio Napolitano, grazie alla cordialità che segna il rapporto personale tra il vescovo di Roma e il capo dello Stato, grazie alla molteplice cooperazione istituzionale e grazie, infine, all'impegno quotidiano di innumerevoli donne e uomini, credenti e non credenti che condividono nella lealtà costituzionale la cittadinanza di quel Paese di cui il Romano Pontefice è primate.

E come i due colli che si guardano, i discorsi del Presidente e del Papa si richiamano, quasi rispecchiandosi. Così Napolitano ha sottolineato, con parole alte e attente, il rispetto reciproco e la collaborazione tra Repubblica italiana e Chiesa cattolica, l'attenzione per l'insegnamento di Benedetto XVI, l'eredità ideale e la presenza viva del cristianesimo in Italia, la condivisione dei principi di giustizia, la necessità di consolidare la pace e di affermare la solidarietà in Europa di fronte a fenomeni mondiali come quelli delle migrazioni e della crescita del razzismo, l'attenzione alla dimensione educativa nello smarrimento etico che sembra travolgere l'economia e la politica, e infine il riconoscimento — che è nella storia italiana e nella Costituzione repubblicana — della dimensione sociale e pubblica del fatto religioso, a cui si aggiunge quello del contributo dei cattolici alla vita del Paese.

Visitando il Quirinale — per secoli residenza papale, dalla quale furono strappati con la violenza ben due Papi — Benedetto XVI lo ha definito «segno di contraddizione», superato dai Patti lateranensi, quando le onde del Tevere trascinarono nel Tirreno i flutti del passato e finalmente riunirono i due colli, secondo l'efficace immagine tracciata da Pio XII nel loro decennale, quando per la prima volta un Romano Pontefice tornò nel colle che guarda il Vaticano. E il vicendevole rispetto della sovranità dello Stato e della Chiesa è una realtà che in Italia si può verificare ogni giorno. Sotto il segno di san Francesco, richiamato da Pio XI e da Giovanni Paolo II, e che secondo il vescovo di Roma esprime bene la missione della comunità cattolica in Italia. In un servizio all'essere umano che è il suo solo scopo, cosicché non vi è motivo «di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa e dei suoi membri, i quali peraltro si attendono che venga loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal Vangelo». Senza mire di potere o privilegi. Affinché l'Italia, come auspicò Giovanni XXIII, possa custodire quel «testamento sacro» che la impegna di fronte a Dio e di fronte all'umanità.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE