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Dritto all’essenziale

· Nuovi tasselli arricchiscono la conoscenza della figura del cardinale Leo Scheffczyk ·

Teologo con «una rara capacità di andare all’essenziale, mettendo in luce ciò che è realmente in gioco nelle varie questioni», secondo il cardinale vicario emerito per la diocesi di Roma, Camillo Ruini; «un rompighiaccio timido» nel riassunto di Johannes Nebel, direttore del Centro Leo Scheffczykdi Bregenz in Austria.

Sono ricchi e accurati i ritratti del cardinale Leo Scheffczyk – nato nel 1920 in Alta Slesia e morto, a Monaco, nel 2005 – emersi durante la presentazione, alla Pontificia Università Lateranense a Roma, dell'edizione italiana (edita da Lateran University Press e curata da Manfred Hauke) della collana «Dogmatica cattolica» di Leo Scheffczyk e Anton Ziegenaus (originale in tedesco 1996-2003). Oltre che dell’indice dei nomi e dell’indice analitico, l’edizione è corredata anche di una bibliografia aggiornata e dell’indice biblico.

«Resta da auspicare che ai quattro tomi già usciti si aggiungano rapidamente gli altri quattro che completano l’opera», ha affermato il cardinale vicario emerito Ruini, che ha in particolare ricordato come questo teologo «dall’indole schiva, abbia rivelato uno straordinario coraggio nell’opporsi a quelle interpretazioni del concilio Vaticano II che sembravano avere il futuro dalla loro parte». Dal canto suo, dopo aver ripercorso la ricca biografia del cardinale Scheffczyk, Johannes Nebel ha concluso: «In silenzio e con costanza ha continuato a lavorare senza badare a ciò che si pensava di lui. La sua governante si meravigliava che, anche dopo il suo pensionamento nel 1985, non smettesse lavorare. Il professore Scheffczyk le rispondeva spesso: "La verità vale la pena"».

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12 novembre 2019

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