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​Drammatica
la crisi umanitaria in Ucraina

 Nel cuore dell’Europa c’è una guerra quasi dimenticata dai media che da circa due anni sta flagellando l’est dell’Ucraina. L’alto commissariato dell’Onu per i diritti umani ha recentemente reso noto che sono 9080 i morti nei combattimenti tra l’esercito regolare di Kiev e i ribelli separatisti , mentre 20.732 i feriti, a cui si aggiungono dispersi e prigionieri, spesso illegalmente detenuti. I presidenti ucraino, Petro Poroshenko, russo, Vladimir Putin, francese, François Hollande, e il cancelliere tedesco, Angela Merkel, hanno concordato con l’accordo raggiunto a Minsk, in Bielorussia, nel febbraio del 2015, un cessate il fuoco. La fragile intesa è stata rinnovata nel settembre dell’anno scorso, ma il percorso verso la pace è ancora lungo. Il conflitto non si è mai estinto e perdura, con vittime causate soprattutto dall’enorme quantità di mine anti-uomo mai rimosse e dagli spari incessanti dell’artiglieria. La guerra ha provocato una situazione umanitaria disastrosa. Sono oltre tre milioni le persone che soffrono: 800.000 lungo la linea che separa i territori sotto controllo del Governo ucraino e 2.700.000 nelle zone al di fuori del controllo di Kiev. E questo anche perché la rigidità della contrapposizione tra le parti costituisce la principale difficoltà a trovare una soluzione alla crisi. In particolare vigono limitazioni all’importazione di beni commerciali, compresi i medicinali, nei territori esclusi dal controllo governativo e forti resistenze a consentire l’arrivo di aiuti internazionali nei territori fuori dal controllo ucraino. A farne le spese sono soprattutto anziani, donne e bambini

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24 febbraio 2020

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