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Dramma umanitario
nel nord-ovest della Siria

· L’Onu denuncia il moltiplicarsi delle vittime e degli sfollati in fuga da Idlib ·

L’Onu torna a denunciare la drammatica situazione nel nord ovest della Siria, dove negli ultimi quattro giorni sono morte 111 persone. Si contano oltre 500 vittime dall’inizio dell’offensiva ad aprile scorso.

Distruzione a Maaret Hurmah, nella provincia di Idlib (Afp)

Si tratta della zona dove da più di tre mesi è partita l’intensa offensiva aerea e di terra delle forze governative insieme con quelle alleate russe contro i miliziani anti-governativi. A parlare delle ultime vittime è l’Osservatorio per i diritti umani, ong siriana con sede a Londra, che spiega che almeno 20 delle persone che hanno perso la vita erano civili, oltre cinquanta erano combattenti delle forze ribelli e 36 erano membri delle forze del regime. L’Osservatorio denuncia da tempo l’escalation dei raid aerei soprattutto nella regione di Idlib e nei pressi di Hama.

Il territorio nel nord ovest è stato oggetto di un accordo per la creazione di una zona demilitarizzata — raggiunto nel settembre scorso tra Russia e Turchia — pensata per separare i territori occupati dalle forze ribelli da quelli sotto il controllo del governo di Damasco, ma le armi non si fermano.

Ieri Najat Rochdi, consigliere per le questioni umanitarie dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, ha espresso «forte preoccupazione per le gravi conseguenze in un’area che per anni è stata teatro di guerra, ha subito siccità e inondazioni e ha prodotto centinaia di migliaia di profughi». Lo stesso coordinatore umanitario regionale delle Nazioni Unite per la crisi siriana, Panos Moumtzis, alcuni giorni fa ha affermato che «si sta giocando con il fuoco in questo momento e il timore è che la situazione sfugga al controllo».

Dopo il moderato ottimismo dei mesi scorsi verso una soluzione a lungo termine per il conflitto, gli ultimi bilanci delle Nazioni Unite sono allarmanti: oltre alle persone uccise, è emergenza per 400.000 persone che in questi ultimi tre mesi solo a Idlib hanno dovuto lasciare le loro case e le loro terre. I ripetuti attacchi, soprattutto contro obiettivi jihadisti, hanno innescato un nuovo esodo in tutta la provincia di Idlib, ma situazioni di criticità si stanno registrando anche nei dintorni di Aleppo, Hama e Latakia. I profughi cercano riparo verso nord, lungo il confine con la Turchia mentre il governo di Ankara avvia programmi di rimpatrio dei rifugiati che da anni vivono nel proprio territorio.

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