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Dramma greco

· Timori per l’ipotesi di elezioni anticipate ·

La Grecia torna a far paura. E a fare le spese del ritorno dell’incertezza politica nel Paese, con la crisi del Governo di unità nazionale, oltre alla borsa di Atene sono gli anelli deboli dell’area euro, Spagna e Italia in primis.

Il bilancio a fine giornata sui listini del Vecchio Continente è di quasi 220 miliardi di euro bruciati in poche ore. Il nodo cruciale è rappresentato dall’elezione del nuovo capo dello Stato: non esiste infatti un candidato condiviso da tutte le forze politiche, capace quindi di attrarre 180 deputati su 300. Sembra al momento inevitabile la caduta del Governo guidato da Antonis Samaras, leader del partito liberalconservatore Nuova Democrazia. E si profila, dunque, il ricorso a elezioni anticipate. A far scattare i timori sui mercati è soprattutto l’ipotesi di una vittoria del leader della sinistra radicale Alexis Tsipras, leader del partito Syriza, che si conferma in testa ai sondaggi. Syriza non è un partito che condanna l’euro, bensì le politiche di austerità decise da Samaras e il controllo della troika (la squadra di esperti di Bce, Fmi e Ue). Ed è determinato a ottenere la cancellazione almeno parziale del debito pubblico greco. Tutte cose che, sulla carta, potrebbero compromettere il cammino verso il risanamento dell’economia greca.

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