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Dovere morale
salvare i fedeli perseguitati in Iraq

· I vescovi anglicani chiedono un intervento del Governo britannico ·

In tutto il mondo si moltiplicano gli appelli alla preghiera ma anche ad atti concreti di solidarietà o che pongano fine alla violenta persecuzione dei cristiani in Iraq. 

Sconcerto e preoccupazione per la notizia dei circa centomila fedeli, costretti ad abbandonare precipitosamente le loro abitazioni, spogliati di tutto e minacciati di morte, sono stati espressi anche dal World Council of Churches (Wcc), che giovedì ha diffuso una lettera aperta. Nel documento si chiede a tutte le comunità una forte mobilitazione. Isabel Apawo Phiri, membro dell’esecutivo del Wcc, e attualmente facente funzioni di segretario generale, ha reso noto anche di essersi rivolta al segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon per chiedergli che venga assicurata la «protezione fisica di tutte le persone in Iraq e sostegno per il rispetto di loro diritti umani, inclusa la libertà religiosa». Anche i vescovi della Chiesa d’Inghilterra hanno espresso la loro vicinanza ai cristiani iracheni, chiedendo al Governo di Londra di offrire asilo a quanti fuggono dalle violenze. Secondo i presuli anglicani la Gran Bretagna ha il «dovere morale» di accoglierli, anche per il ruolo che Downing Street ebbe nel 2003 nell’invasione dell’Iraq. «Mancheremmo ai nostri obblighi se non offrissimo loro un rifugio: poiché siamo intervenuti così pesantemente e intensamente in Iraq, qui in Gran Bretagna abbiamo, più di altre nazioni, un dovere morale», ha detto al periodico «The Observer» il vescovo di Manchester, David Walker. E John Inge, vescovo di Worcester, ha aggiunto: «Sarei davvero irritato se il governo rifiutasse di fare qualcosa. La situazione in Iraq è assolutamente tragica. Mi sentirei davvero a disagio con i miei valori se il governo non facesse nulla». Anche per il vescovo di Leeds, Nick Baines, «il governo non può rimanere in silenzio».

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