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Davanti a Dio tutti a mani vuote

· ​All’udienza generale il Pontefice parla del paradiso ·

Destinazione paradiso: all’udienza generale di mercoledì 25 ottobre il Papa ha concluso il ciclo delle riflessioni dedicate al tema della speranza cristiana riletto alla luce della Scrittura, parlando ai fedeli presenti in piazza San Pietro della meta finale dell’esistenza. E in proposito ha rimarcato con forza che «il paradiso non è un luogo da favola e nemmeno un giardino incantato», ma «è l’abbraccio con Dio, amore infinito», nel quale si entra «grazie a Gesù, che è morto in croce per noi». Infatti, ha spiegato Francesco, dove c’è Gesù, ci sono «la misericordia e la felicità», mentre senza di lui ci sono «il freddo e la tenebra».

«Cristo conduce in paradiso il buon ladrone» (evangeliario di Ariberto, Milano)

«Il paradiso, meta della nostra speranza» è stato il filo conduttore della trentottesima e ultima catechesi sull’argomento, incentrata sul noto passo del vangelo di Luca che racconta il dialogo tra Cristo crocifisso e il buon ladrone (23, 33.38-43). Il Pontefice ha preso spunto dalla constatazione che “paradiso” «è una delle ultime parole pronunciate da Gesù», attraverso le quali «giunge all’estremo della sua incarnazione, della sua solidarietà con noi peccatori». Infatti, ha evidenziato il Papa, «l’ultimo appuntamento» di Cristo è «con un peccatore, per spalancare anche a lui le porte del suo regno». E ciò è considerato da Francesco particolarmente “interessante” unitamente al fatto che in tale frangente «è l’unica volta che la parola “paradiso” compare nei vangeli». E, ha aggiunto, «Gesù lo promette a un “povero diavolo” che sul legno della croce ha avuto il coraggio di rivolgergli la più umile delle richieste. Non aveva opere di bene da far valere, non aveva niente, ma si affida a Gesù, che riconosce come innocente, buono, diverso da lui».

Ecco allora, ha chiarito il Papa, che «il buon ladrone ci ricorda la nostra vera condizione davanti a Dio: che noi siamo suoi figli, che lui prova compassione per noi» e «che è disarmato ogni volta che gli manifestiamo la nostalgia del suo amore». Un vero e proprio “miracolo” questo che si ripete innumerevoli volte, per esempio «nelle camere di tanti ospedali o nelle celle delle prigioni: non c’è persona, per quanto abbia vissuto male, a cui resti solo la disperazione e sia proibita la grazia. Davanti a Dio ci presentiamo tutti a mani vuote. E ogni volta che un uomo, facendo l’ultimo esame di coscienza della sua vita, scopre che gli ammanchi superano di parecchio le opere di bene, non deve scoraggiarsi, ma affidarsi alla misericordia» divina. Perché? La risposta è chiara: «Dio è Padre, e fino all’ultimo aspetta il nostro ritorno».

Per questo, ha concluso Francesco, nell’ora della morte il cristiano ripete a Gesù: “Ricordati di me”. E se anche non ci fosse più nessuno che si ricorda di noi, Gesù è lì, accanto a noi. Vuole portarci nel posto più bello che esiste. Ci vuole portare là con quel poco o tanto di bene che c’è stato nella nostra vita, perché nulla vada perduto di ciò che lui aveva già redento. E nella casa del Padre porterà anche tutto ciò che in noi ha ancora bisogno di riscatto: le mancanze e gli sbagli di un’intera vita». Perciò «se crediamo questo, la morte smette di farci paura».

L’udienza generale 

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