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Dove tutto è cominciato

· Il cardinale segretario di Stato nel santuario di Monte Berico ·

Il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, ha ricordato le tre suore missionarie uccise in Burundi, celebrando la messa nel santuario di Monte Berico, lunedì 8 settembre, nella festa della natività della Beata Vergine Maria, patrona principale della città e della diocesi di Vicenza. Riferendosi alla loro tragica morte, il porporato ha chiesto espressamente di pregare per loro.

E già all’inizio del rito, un ricordo di suor Olga Raschietti, originaria del vicentino, era stato proposto dal vescovo di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol. «Poche ore fa — ha detto il presule con commozione — ci è giunta la notizia dell’uccisione, in seguito a una rapina, di suor Olga, missionaria saveriana in Burundi». E «lei — ha aggiunto rivolgendosi al cardinale segretario di Stato — sarà sicuramente impegnato a prendersi cura anche di questa dolorosa e drammatica vicenda. Da parte nostra ricorderemo in tutte le messe di oggi la nostra sorella morta in Burundi».

Anche nell’omelia il cardinale Parolin ha invitato esplicitamente a pregare per «tutti i nostri fratelli di fede e anche tutti gli appartenenti ad altre minoranze religiose che oggi vengono perseguitati in nome della loro credenza».

Per il porporato è stata, come ha detto egli stesso, una celebrazione particolare. Ritrovarsi sotto «il manto della Madonna di Monte Berico» — ha confidato — significa infatti rivivere «con grande emozione i passaggi importanti della mia vita», perché proprio qui ha «conosciuto il disegno di Dio su di me ed è cominciato tutto».

«Penso — ha spiegato — a come e quando è sbocciata la mia vocazione, il percorso di formazione in seminario, la mia ordinazione, i miei primi passi nel ministero con tutto quello che poi è seguito. Oggi mi è chiaro, molto più di ieri, come tutto questo debba trovare compimento e senso nel farsi servo del Signore».

«Mi guardo attorno — ha detto — e scorgo molti volti familiari che suscitano nel mio animo emozioni e sentimenti di calda e affettuosa familiarità e risvegliano ricordi di un passato condiviso, ma ancora vivo e presente, in cui riconosco le mie radici con tutti i buoni frutti che nel corso degli anni hanno prodotto e da cui non mi sono mai staccato, anche quando la volontà di Dio sembrava avermi cacciato tanto lontano dalla mia terra, per dirla con Papa Francesco quasi alla fine del mondo». E tra i volti più cari c’era anche quello di sua madre, presente alla celebrazione eucaristica: a lei il vescovo di Vicenza ha donato un mazzo di fiori.

Dando spazio ai ricordi, il porporato ha raccontato che «quando un anno fa Papa Francesco mi ha chiamato all’ufficio di segretario di Stato, nel quale oggi per la prima volta mi presento a voi, dopo un più che umano e preoccupato smarrimento per le grandi responsabilità che esso comporta — soltanto uno sconsiderato non si sarebbe intimorito davanti ad un tale compito! — ho sentito dentro di me l’eco delle parole con cui Maria ha risposto all’arcangelo Gabriele: “Ecco la serva del Signore”».

Proprio queste parole, ha affermato ancora, «sono di nuovo risuonate nel mio cuore quando Papa Francesco, elevandomi alla dignità cardinalizia nella lettera indirizzata ai nuovi porporati, ha ricordato come non si trattasse di una promozione, né di un onore o di una decorazione, ma di “un servizio che esige di ampliare lo sguardo e allargare il cuore” che si può acquisire “solamente seguendo la stessa via del Signore: la via dell’abbassamento e dell’umiltà, prendendo forma di servitore”». A questo proposito, il segretario di Stato si è detto «sicuro che Maria mi accompagna su questa strada dell’abbassamento e del servizio». E «in tutta umiltà» ha chiesto ai fedeli vicentini di pregare per la sua persona e per il suo servizio, «perché abbia la forza di perseverare: ogni giorno infatti bisogna fare i conti con nuovi e vecchi ostacoli, difficoltà esterne ed interne e tentazioni mai definitivamente sopite».

Ed è proprio all’esempio della Madre di Dio che il cardinale si è richiamato. «Celebrare il mistero di Maria — ha affermato il porporato — significa prima di tutto contemplare il posto che ella occupa nel disegno salvifico di Dio». Così «il titolo che oggi sento più consono a questa nostra celebrazione è quello di “serva del Signore”». Infatti in questa espressione «è presente tutta la consapevolezza di Maria di essere creatura orientata unicamente a Dio. Dentro a questo rapporto ha vissuto tutta la sua vita».

«Affidandoci a lei — ha concluso — anche noi giorno per giorno all’interno di questo rapporto scopriamo le dimensioni della nostra dignità umana e soprattutto il valore, il significato e l’ambito concreto della nostra vocazione di uomo, di donna e soprattutto di cristiani».

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