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Dove si studiano
sette lingue native

· Il centro interculturale Nopoki nell’Amazzonia peruviana ·

«Mi congratulo per le iniziative che vengono prese dalla Chiesa peruviana dell’Amazzonia per la promozione dei popoli originari: scuole, residenze per studenti, centri di ricerca e di promozione» e «nuovi e importanti spazi universitari interculturali come Nopoki, diretti espressamente alla formazione dei giovani delle differenti etnie della nostra Amazzonia». Il 19 gennaio 2018 durante la prima tappa del viaggio in Perú, rivolgendosi agli indigeni incontrati a Puerto Maldonado, Papa Francesco elogiò così la realtà accademica sorta nella città di Atalaya per iniziativa dell’Università cattolica Sedes sapientiae (Ucss). Quest’ultima è stata fondata vent’anni fa nella capitale Lima, ma per iniziativa della diocesi di Carabayllo in collaborazione con l’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano e il movimento di Comunione e liberazione, che hanno inviato docenti sin dalle origini.

Nopoki è un centro di studi superiori nella regione di Ucayali, nato dalla collaborazione tra il vicariato apostolico di San Ramón e l’Ucss. Il nome rimanda a un termine del popolo originario asháninka che significa «sono arrivato, sono qui» ed è stato scelto per indicare un luogo non solo fisico ma anche simbolico, un sogno, un ideale. Attualmente vi sono impegnati 650 giovani provenienti da dodici città native dell’Amazzonia peruviana, che studiano insieme ad altri coetanei meticci della città di Atalaya.

La maggior parte degli allievi, quasi la metà, vengono preparati per diventare insegnanti bilingue nelle loro comunità di origine; mentre altri si formano in amministrazione, contabilità o ingegneria agraria con specializzazione sulla flora della foresta.

Il programma Intercultural Bilingual Basic Education (Ebbi) è stato avviato nel 2007 e interessa sette lingue native: asháninka, ashéninka, matsigenka, nomatsigenga, shipibo-conibo, yánesha e yine. Ha già formato 190 insegnanti che esercitano la professione in diverse scuole delle loro comunità di origine.

Gli studenti provengono dai villaggi situati lungo i fiumi Ucayali, Tambo, Ene, Perené, Urubamba. In alcuni casi occorrono diversi giorni in canoa per coprire le distanze, perciò Nopoki è diventata una sorta di seconda casa per molti di loro. In trecento, tra donne e uomini, infatti, risiedono stabilmente nell’annesso ostello e tornano a casa solo durante le vacanze estive. In tal modo, la vita nella struttura si svolge tra momenti di studio, lavoro di comunità e condivisione fraterna. Attraverso l’apprendimento delle lingue originarie gli allievi entrano in contatto con le culture dei diversi popoli, con la storia dell’Amazzonia e la conoscenza dell’ambiente geografico. E in tale contesto assumono un ruolo importante anche la botanica e la medicina tradizionale che attinge a piene mani all’uso ancestrale delle erbe officinali.

Il lavoro comunitario è invece orientato alla manutenzione e alla cura delle aree del centro, alla produzione di spazi di coltivazione e di allevamenti ittici che servono a integrare l’alimentazione dei residenti e, inoltre, come prototipo di ciò che può essere replicato nei villaggi di provenienza.

Nel pomeriggio, i giovani approfondiscono gli studi, praticano sport, animano laboratori di artigianato, carpenteria e altre arti. E nei fine settimana organizzano momenti di condivisione e svago, partecipando a proiezioni di film e ad altre attività culturali.

E così nel giro di dodici anni Nopoki è diventato un vero spazio di incontro e fratellanza tra ragazze e ragazzi di popoli e culture diverse. In pratica è stato raggiunto l’obiettivo principale degli ideatori di questa realtà che mira a far sentire chi la frequenta orgoglioso delle proprie radici. E non ci si è limitati solo al recupero e all’approfondimento delle culture locali, ma si è puntato anche a far apprezzare reciprocamente le differenti identità delle varie popolazioni.

Dal punto di vista religioso Nopoki è uno spazio ecumenico di fraternità, visto che un buon numero di studenti non è cattolico e, tuttavia, i dirigenti non percepiscono difficoltà nelle relazioni tra loro. Inoltre, gli allievi sono particolarmente grati al vicario apostolico di San Ramón, il vescovo Gerardo Zerdin, che trascorre una parte importante del proprio tempo con loro.

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05 dicembre 2019

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