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Dove ogni bambino
diventa figlio

· I 150 anni dell’“ospedale del Papa” ·

«In questo paese si parla lingua di salvezza, di scienza e grazia affratellate. Ogni bambino del mondo, qui dentro, diventa figlio»: nei delicati versi di Daniele Mencarelli — poeta romano e collaboratore del nostro giornale, che dopo una giovinezza tormentata ha lavorato come addetto alle pulizie al Bambino Gesù — è riassunta la missione portata avanti nell’ultimo secolo e mezzo dall’“ospedale del Papa”.

A spegnere idealmente le 150 candeline del più grande policlinico e centro di ricerca pediatrico d’Europa, tra i maggiori poli sanitari a livello mondiale — alle 11 di martedì 19 marzo, nella sede di viale Ferdinando Baldelli 38, presso San Paolo fuori le Mura — sarà il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, alla presenza del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella. Interverranno, tra gli altri, la presidente del Bambino Gesù, Mariella Enoc; il ministro della Salute italiana, Giulia Grillo; il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti; il sindaco di Roma, Virginia Raggi. Del resto, il nosocomio costituisce «un unicum nel panorama della sanità» come spiega il titolo di un volume della Libreria editrice vaticana, a cura di Rossana Ruggiero, che viene presentato mercoledì 27, alle 17.30, nella sala Marconi di Palazzo Pio. Il Bambino Gesù infatti quest’anno celebra anche il novantesimo anniversario dei Patti lateranensi, le cui disposizioni hanno un ruolo nella disciplina delle zone “extraterritoriali”; e l’ospedale si trova in immobili che godono della relativa immunità.

Tra le iniziative commemorative, c’è anche un documentario di cinquanta minuti per la regia di Giampaolo Marconato. Si intitola Una storia di bambini e sarà trasmesso su Tv2000 alle ore 22.55, sempre martedì 19. Nel montaggio si alternano filmati d’epoca ai volti di oggi. Come quelli di Davide, che ha vinto la sua battaglia grazie a un trapianto dalle staminali del papà, e di Mario, che 28 anni fa, quando era ancora un bimbo, ha ricevuto tra i primi un cuore nuovo; o di Wafaa, la piccola siriana col viso deturpato dall’esplosione di una bomba, che ha ritrovato il sorriso con interventi all’avanguardia e con gli abbracci. Perché «al Bambino Gesù ci si abbraccia tanto» commenta la presidente Enoc, che nel video raccoglie il testimone da Maria Grazia Salviati, erede della nobildonna Jacqueline Arabella de Fitz-James Salviati che nel 1869, “regnante” Pio IX e con Roma ancora capitale dello Stato Pontificio, ispirandosi all’Hopital des Enfants Malades di Parigi accolse quattro bimbe affette da turbercolosi in una stanza in via delle Zoccolette.

Le sue prime compagne furono le Figlie della carità di San Vincenzo de’ Paoli; come lo sono suor Luisa e suor Vincenza, due presenze molto amate che oggi mettono la loro professionalità di infermiere e la loro dedizione al servizio dei piccoli degenti: i ricordi delle religiose legano passato e presente, mentre le immagini scorrono sui volti dei Pontefici che hanno visitato le corsie dell’ospedale, dopo il trasferimento nel 1877 sul colle del Gianicolo, l’acquisizione nel 1917 di una colonia a Santa Marinella offerta dalla regina Elena di Savoia e la donazione dell’intera proprietà alla Santa Sede nel 1924. Negli stessi anni Pio XI affermava che «l’assistenza ospitaliera dei fanciulli poveri si addice al Nostro ministero»; mentre Pio XII nel 1952 fece approvare lo statuto e il regolamento del Bambino Gesù.

Il primo Pontefice a varcarne la soglia fu poi Giovanni XXIII nel Natale 1958, a poco più di due mesi dall’elezione. Il “Papa buono” vi ritornò sempre a Natale nel 1962; mentre Montini vi si recò il 1° gennaio 1968 e dieci anni dopo gli affidò la struttura di Palidoro per la cessata attività della Pontificia opera di assistenza, specializzata nella cura della poliomielite. Giovanni Paolo II l’8 giugno 1982 inaugurò il centro cardiochirurgico passando per i reparti di emodinamica e di terapia intensiva. Poco dopo vennero attivati il servizio di genetica, il laboratorio di bioingegneria, la terapia intensiva neonatale e l’assistenza ai sieropositivi e ai malati di Aids. Quindi, il 30 settembre 2005, fu la volta di Benedetto XVI. Infine Papa Francesco ha visitato il nosocomio il 21 dicembre 2013, ne ha ricevuto il personale in udienza il 15 dicembre 2016 e si è recato nella struttura di Palidoro il 5 gennaio 2018, ispirando una prassi che non si limita al ricovero, ma comprende il “prima” della prevenzione e il “dopo” dell’assistenza domiciliare, per non lasciare sole le famiglie.

E così oggi il Bambino Gesù conta quattro poli — la sede storica del Gianicolo e quella più recente di San Paolo, oltre ai centri sul litorale di Palidoro e Santa Marinella — con in tutto 607 posti letto, in grado di assicurare 27.000 ricoveri annuali, 339 trapianti, 44.000 giornate di Day Hospital, 80.000 accessi al Pronto soccorso, oltre 1.700.000 prestazioni ambulatoriali e assistenza alloggiativa gratuita per 3700 nuclei famigliari. Con un dato significativo: il 13 per cento dei pazienti non è italiano. Per la maggior parte sono figli di immigrati, a cui si aggiungono sempre più bimbi che vengono dai paesi poveri o vittime di conflitti, oltre a quelli provenienti da fuori regione o impegnati in lunghi percorsi terapeutici.

E poiché il pontificato di Bergoglio ha spinto all’apertura verso altre nazioni, oggi l’ospedale è presente anche in una dozzina di paesi del mondo — dalla Cambogia alla Repubblica Centrafricana, dalla Giordania alla Siria, dalla Palestina alla Georgia, dalla Russia alla Cina e all’Etiopia — attraverso iniziative di assistenza e cooperazione in collaborazione con strutture universitarie locali.

di Gianluca Biccini

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21 ottobre 2019

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