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Dove la vita delle donne
vale ancora zero

· Crescono le violenze in Sud Sudan ·

Non solo l’uguaglianza tra i sessi nel mondo è ancora lontana da venire ma la discriminazione di genere persiste in quasi tutti i paesi. In alcune zone, poi, la vita delle donne vale ancora zero. Ne è un esempio il Sud Sudan, dove la violenza sessuale nei confronti delle giovani ma anche delle donne anziane è “moneta corrente’’.

Lo sottolinea l’Onu che, da tempo, cerca di sensibilizzare la comunità internazionale su questa piaga. Un fenomeno che fa riflettere sull’importanza di celebrare la giornata dell’8 marzo, spesso considerata retorica e superata. Nel paese dell’Africa orientale le violenze contro le donne sono talmente diffuse e in aumento da poter essere considerate secondo le Nazioni Unite «un crimine di guerra».

Si tratta di una crescita esponenziale che riguarda in particolare il nord del paese, dove sono ormai all’ordine del giorno gli attacchi ai villaggi, la razzia delle case, le violenze nei confronti delle donne ridotte a schiave sessuali e la distruzione delle abitazioni cui viene dato fuoco addirittura con dentro gli abitanti. Attacchi e violenze commessi per la maggior parte dai giovani miliziani dell’Armata popolare di liberazione ma anche dai soldati delle Forze di difesa popolare.

Una realtà descritta con toni accorati da Yasmin Sooka, della Commissione per i diritti umani dell’Onu. «Questa realtà criminale persiste — sottolinea Sooka — poiché l’impunità per chi commette questi reati è così radicata che ogni regola può essere violata». Secondo l’Unicef, inoltre, il 25 per cento delle vittime di violenza sessuale in Sud Sudan sono bambine. Sono state infatti accertate violenze su ragazzine minori di 7 anni, ma anche su donne anziane e giovani incinte. A Leer, nella regione del Nilo superiore, la Commissione per i diritti umani ha potuto documentare come più di ottomila ragazzi sono stati reclutati per combattere con l’assicurazione di poter violentare «tutte le belle donne che volevano e rubare loro ogni proprietà». Questi giovani sono stati anche invitati «a vendicare i familiari uccisi nei conflitti armati, un’occasione da non perdere».

Da parte loro le donne del Sud Sudan sono ormai come rassegnate a questa sorte di violenze brutali. Secondo l’Onu, infatti, le violenze sessuali commesse in un contesto d’impunità generalizzata contribuiscono alla normalizzazione di questa tragica realtà. «Se camminiamo per la strada — raccontano le vittime — ci violentano, se passiamo per la boscaglia troviamo comunque qualcuno che abusa di noi». Nel primo semestre 2018 sono stati 2300 i casi di violenza sessuale segnalati, il 20 per cento ha riguardato bambine e si tratta di cifre ben al di sotto della realtà perché questo tipo di crimini continua a essere poco denunciato soprattutto perché le vittime sanno di non poter ottenere giustizia. «Nonostante gli sforzi del governo sudanese — ribadisce l’Onu — l’impunità generalizzata resta la norma nel paese».

Secondo il segretario generale, António Guterres, «la violenza sessuale è una caratteristica costante del conflitto in Sud Sudan, utilizzata spesso come tattica di guerra e mezzo per costringere allo sfollamento forzato. Un comportamento predatorio nei confronti delle persone più deboli che è inaccettabile» e contro il quale, ha concluso, le autorità competenti devono impegnarsi alla luce degli obblighi internazionali e in virtù dei diritti umani.

di Anna Lisa Antonucci

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20 ottobre 2019

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