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Dove la politica non arriva

· Testimonianze dei volontari di Mare nostrum ·

Il tentativo, stroncato giovedì 7 dalle forze di sicurezza spagnole e marocchine, di circa duecento migranti subsahariani di entrare nell’enclave spagnola di Melilla, in territorio marocchino, è solo l’ultimo esempio di una tragedia di proporzioni mai viste in passato. Un flusso ininterrotto di disperazione attraversa infatti l’Africa, il Vicino oriente e poi il Mediterraneo. 

Centinaia di migliaia di persone in fuga dalla guerra e dalla miseria che attanagliano i loro Paesi in una morsa mortale guardano verso l'Europa. Per le migliaia di riescono ad arrivare, che ne sono centinaia morti annegati sotto gli occhi di scafisti senza scrupoli.

In questa immane tragedia, la dedizione del personale umanitario impegnato nelle operazioni di soccorso dell'operazione italiana Mare nostrum rappresenta un fattore essenziale, spesso taciuto, purtroppo, dai media. Uomini, donne che arrivano laddove nessuna istituzione e nessuna politica possono arrivare, anche perché mancano ancora leggi applicative certe dei principi del diritto internazionale. Questa dedizione è in primo luogo quella dei volontari che ogni giorno collaborano attivamente con il personale militare, rischiando tantissimo. È la stessa dedizione testimoniata da Massimo Croci, direttore del servizio di anestesia della Columbus di Milano, che in un’intervista al bollettino della Missione cabriniana europea spiega le sfide fronteggiate ogni giorno da chi decide di prestare servizio sulle navi impegnate nella missione Mare nostrum. 

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21 maggio 2019

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