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Dove la fede  si confronta con la secolarizzazione

· Tra una settimana la visita di Benedetto XVI nel Regno Unito ·

Ricordo bene la prima visita di un Pontefice nel Regno Unito. Giovanni Paolo II arrivò il 28 maggio 1982. Ho avuto il privilegio di accoglierlo all'aeroporto di Gatwick, che si trova nella zona di Arundel e Brighton, di cui allora ero vescovo.

Era un periodo tragico per la Gran Bretagna a causa del conflitto con l'Argentina per le isole Falkland-Malvinas. Per quel motivo la visita del Papa fu pastorale, ma non di Stato. Fu una settimana straordinaria e felice con celebrazioni in Inghilterra, nel Galles e in Scozia.

Ogni evento si incentrò su uno dei sette sacramenti e questo fu un modo meraviglioso per mostrare ai britannici, attraverso la televisione, qualcosa delle tradizioni e della liturgia della Chiesa cattolica. Fu anche una scoperta per molte persone vedere come i cattolici di ogni ceto sociale fossero del tutto integrati nella vita di quel Paese.

Uno dei numerosi eventi significativi fu la visita del Papa alla cattedrale di Canterbury, dove incontrò tutti i vescovi anglicani e anche i responsabili delle altre Chiese in Inghilterra e nel Galles. Fu un momento molto commovente che offrì grande incoraggiamento e speranza al movimento ecumenico, in particolare all'unità e all'amicizia crescenti con gli anglicani. La grande amicizia continua, ma, purtroppo, non tutte le aspettative di allora si sono realizzate. Tuttavia, la ricerca dell'unità e il cammino verso di essa, che è la volontà di Cristo, continuano e non cesseranno mai di essere il desiderio e la volontà costante della Chiesa cattolica.

Quella che Benedetto XVI si accinge a compiere dal 16 al 19 settembre è, invece, una visita di Stato, perché l'ex primo Ministro Gordon Brown lo ha ufficialmente invitato a visitare il nostro Paese e tale invito è stato reiterato da molti di noi, inclusi i vescovi dell'Inghilterra, della Scozia e del Galles.

La Gran Bretagna oggi è molto cambiata rispetto a 28 anni fa. La nostra società è divenuta molto laica e per i cristiani di varie denominazioni è divenuto sempre più difficile avere un posto centrale e autorevole nella cultura del nostro Paese. Ciononostante, la Chiesa cattolica ha una voce molto influente nel testimoniare l'insegnamento e i valori cristiani in Inghilterra e nel Galles. È di certo una voce cristiana che lotta per garantire nella cultura del nostro Paese la libertà di esprimere l'insegnamento e la disciplina cattoliche. Questo non significa imporli, ma offrirli, come contributo autentico alla vita e al bene dell'Inghilterra e del Galles. Lo stesso vale per la Chiesa in Scozia.

Benedetto XVI riceverà un caloroso benvenuto nel nostro Paese. I cattolici attendono con trepidazione di vederlo, alcuni per televisione e moltissimi partecipando ai vari incontri e celebrazioni che presiederà in questa visita di quattro giorni in Gran Bretagna. Desidero illustrare alcuni aspetti della visita che ritengo particolarmente importanti.

Il primo è l'incontro di giovedì 16 con la Regina Elisabetta presso lo Holyrood Castle a Edimburgo. È interessante che la Regina e il Papa siano quasi coetanei, avendo la prima soltanto un anno più di lui. Entrambi hanno un ricca esperienza di vita e so che anche la Regina attende con trepidazione di incontrare il Pontefice al suo arrivo in Scozia. Il calore e l'accoglienza riservati al Papa dalla Regina Elisabetta, sovrana tanto amata e rispettata dal suo popolo, rivestono un grande significato, anche alla luce della storia della monarchia inglese dei secoli passati. Daranno l'impronta ai quattro giorni che il Pontefice trascorrerà nel Paese.

Il secondo aspetto che desidero sottolineare è l'importanza del discorso di venerdì 17 nella Westminster Hall. Si tratta della grande Hall del Parlamento in cui Giovanni Fisher e Tommaso Moro furono processati e condannati durante il regno di Enrico VIII: Qui, Benedetto XVI si rivolgerà ai parlamentari, ai diplomatici e ad altri responsabili della società britannica. Per molti versi, questo sarà il discorso alla popolazione inglese in cui esprimerà, ne sono certo, l'idea cattolica di un dialogo fecondo in un Paese che è ampiamente secolarizzato.

Nello stesso giorno il Papa visiterà anche l'abbazia di Westminster in cui reciterà i vespri, la evening prayer , con i vescovi della Comunione anglicana e con altri responsabili ecclesiali. L'abbazia ha più di mille anni. I monaci benedettini si stabilirono in quel luogo, per la prima volta, nella metà del x secolo. L'abbazia è la chiesa dell'incoronazione dal 1066 ed è il luogo in cui riposano diciassette sovrani. È molto opportuno che si reciti una preghiera in un luogo che tanto richiama la storia antica del cristianesimo in questa terra e la sua storia nel corso dei secoli.

Sabato mattina, il Papa celebrerà una messa con i vescovi dell'Inghilterra e del Galles nella cattedrale di Westminster, alla presenza di rappresentanti di sacerdoti, religiosi e laici dell'Inghilterra e del Galles. La comunione esistente fra i vescovi e il successore di Pietro è sempre stata un tratto distintivo dei vescovi cattolici nel nostro Paese. Questa celebrazione rifletterà la lealtà infinita e la fedeltà dei vescovi, dei sacerdoti e del popolo di questo Paese verso la Santa Sede. In quell'occasione, Benedetto XVI potrà confermare la fede dei cattolici, ricordando il grande dono che hanno ricevuto dallo Spirito Santo e incoraggiandoli a proseguire la loro testimonianza di fede nel contesto delle città, dei paesi e dei villaggi.

Infine, il Papa si recherà a Birmingham, dove, di fronte a circa centomila persone, celebrerà la messa e beatificherà il cardinale John Henry Newman. Quella di Newman è stata una vita di pellegrinaggio e di fede. Ancora oggi intoniamo il suo famoso inno Lead kindly light amidst the encircling gloom , «Conducimi luce gentile in mezzo alle tenebre che ci circondano». È ancora una sorta di pietra di paragone per il pellegrinaggio di molte persone, ma in particolare di Newman stesso. La sua vita è stata un pellegrinaggio doloroso. Cominciò come evangelico, divenne anglicano e poi si convertì alla Chiesa cattolica. Divenendo cattolico, il suo pellegrinaggio proseguì fino a quando, in modo meraviglioso, Papa Leone XIII lo creò cardinale. In un altro inno il cardinale Newman espresse la sua fede inestinguibile: «Credo fermamente e veramente. Dio è Uno e Trino, e poi riconosco, come si conviene, l'umanità assunta dal Figlio». C'è così tanto da dire su questo uomo straordinario e santo. So che il Pontefice ammira Newman e sono certo che ci parlerà dei motivi per cui va considerato una figura tanto significativa, non solo per i cattolici, ma anche per gli anglicani e per i tanti altri che sono alla ricerca della verità. Morì l'11 agosto 1890 e sulla bara è inciso il suo motto: Cor ad cor loquitur , «Il cuore parla al cuore». Sulla targa commemorativa furono incise le parole che aveva scelto: Ex umbris et imaginibus in veritatem , «Dall'ombra e dai simboli alla verità».

Nessuno meglio di questo Papa potrebbe parlare di questo cristiano straordinario che ha alimentato la vita cristiana in questo Paese anche dopo la sua morte. Il cardinale Newman era molto interessato al cuore, alla mente e al legame fra loro. Era un uomo erudito e non evitò mai il rigore intellettuale; ma, allo stesso tempo, era affascinato dal modo in cui un essere umano giunge a comprendere e ad amare, in particolare a comprendere e ad amare Dio.

Le preghiere di tutti i cattolici e di altre persone saranno con e per Benedetto XVI quando verrà a farci visita.

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16 ottobre 2019

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