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Dove inizia il traffico
di esseri umani

· A ​settembre la Nigeria chiama l’Africa a confronto sulla tratta ·

«Siamo solo all’inizio e devono aprirsi tanti occhi che ancora non vogliono vedere». Con queste parole Suor Eugenia Bonetti, impegnata da tempo in prima fila contro la tratta di esseri umani, spiega che c’è tanto e tanto lavoro da fare contro lo sfruttamento a fini sessuali o di lavoro forzato, perchè i trafficanti sono «abilissimi ed espertissimi nel cambiare le strategie» ma soprattutto perchè «ci sono falle nella cultura dominante che aiutano proprio chi fa affari con la tratta». Ma poi Suor Bonetti annuncia all’Osservatore Romano un'iniziativa che lascia intravedere che qualcosa può cambiare anche se l’Africa, terra da cui si reclutano le vittime, alza la testa. 

Non si può dimenticare che l’ondata di flussi migratori aiuta l’ignobile fenomeno della tratta, ma, secondo Suor Eugenia, resta il dramma di «una società in cui tutto si può comprare». Una società che «per esempio, regolarmente insegna ai suoi giovani che il corpo della donna è in vendita». La convinzione della suora, che in questi anni si è distinta per l’impegno a strappare dalla prostituzione centinaia di ragazze, è che di leggi contro lo sfruttamento degli esseri umani ce ne siano tantissime, ma che «non si può aspettare che i Governi incrementino la lotta se non cambia qualcosa nella profondità della mentalità dominante».
Suor Bonetti non ha dubbi: «Si chiudono tanti occhi sulla pelle dei poveri, perchè in fondo, ad eccezione dei poveri, tutti ci guadagnano». E povertà, sottolinea Suor Eugenia, è carenza di mezzi e di risorse ma soprattutto è l’essere esposti a diventare «carne in vendita per prostituzione o organi da espiantare». Ma tutto questo esiste — sottolinea la suora che non ha paura di denunciare sfruttatori mafiosi in cui si imbatte avvicinando donne mercificate sulle strade — perché «la domanda è tanta. Serve una società diversa in grado di recuperare il valore della persona». Ma Suor Bonetti cambia tono di voce quando anticipa all’Osservatore Romano che a settembre ci sarà in Nigeria un convegno dedicato alla tratta che ha la caratteristica di essere «tutto africano». L’accento di soddisfazione tradisce chiaramente la speranza che il continente africano diventi protagonista nella lotta a un fenomeno che finora l’ha visto come terra di materiale umano da sfruttare. Suor Eugenia annuncia che il convegno si terrà ai primi di settembre ad Abudja tra esponenti delle diverse zone dell’Africa, su iniziativa di Caritas internationalis. Chiede che trovino spazio sui media iniziative importanti come questa, oltre a tanti allarmismi xenofobi.
Esattamente di valori e giustizia sociale parla all’Osservatore Romano Alfonso Giordano, anche se la sua competenza specifica attiene alla geopolitica e ai flussi migratori, quale docente presso l’Università Luiss. Alla domanda su quanto le recenti ondate di flussi alimentino il drammatico fenomeno della tratta di esseri umani, Giordano assicura che si deve parlare di un raddoppio, ma immediatamente ci tiene a sottolineare che «i media amplificano, parlando di invasione, un fenomeno che in Europa non è affatto allarmante e che, con una gestione più opportuna, potrebbe seguire un corso positivo». Secondo Giordano, non è questione di numeri ma di «crescenti diseguaglianze sociali all’interno dei Paesi e tra Paesi», che rappresentano «il vero punto da affrontare» perchè sono il motore dei flussi. Così come bisogna capire che quanti affrontano i viaggi della speranza «lo fanno anelando al benessere economico ma anche allo stato di diritto dei Paesi europei». Dunque, anche nelle parole di Giordano, la tratta è questione di giustizia penale ma soprattutto di giustizia sociale.

di Fausta Speranza

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11 dicembre 2019

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