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Dove i bambini muoiono nel silenzio

· Cresce il tasso di mortalità infantile tra i profughi in Kenya ·

Il tasso di mortalità infantile tra i profughi somali presenti in Kenya è in crescita e sono stati riscontrati «allarmanti livelli» di malnutrizione: è quanto denuncia un nuovo rapporto delle Nazioni Unite pubblicato ieri. Il campo profughi di Dadaab, che ospita circa quattrocentomila persone, oltre quattro volte la capienza prevista, ha visto il tasso di mortalità tra i bambini al di sotto dei cinque anni salire da 1,2 morti ogni 1.000 bambini a 1,8. L’Onu rileva poi che i dati si riferiscono solamente a quanti siano deceduti all’interno di strutture sanitarie e che altri decessi potrebbero non essere stati registrati.

Nello stesso tempo le Nazioni Unite hanno reso noto che in Somalia la carestia si è estesa ad altre tre aree, incluse alcune zone di Mogadiscio. «Si teme che la carestia possa allargarsi a tutte le regioni del sud nelle prossime sei settimane e probabilmente durerà almeno fino al prossimo dicembre» ha comunicato l’unità di analisi tecnica dell’Onu per le carestie (Fsnau). Il capo dell’unità, Grainne Moloney, ha diciarato: «Le prospettive sono molto negative. I prossimi raccolti saranno molto scarsi». Finora la grave carestia ha provocato la morte di decine di migliaia di persone e ha costretto più di ottocentomila somali a lasciare il Paese.

E per affrontare la siccità che affligge il Corno d’Africa, l’Unicef ha lanciato un appello all’industria del trasporto aereo, chiedendo spazio di carico gratuito o fortemente scontato per portare gli aiuti nella regione. Tonnellate di cibo attendono di lasciare i magazzini di Belgio, Francia e Italia, ma il trasferimento a Nairobi costa quasi quanto gli alimenti stessi, spiega l’agenzia delle Nazioni Unite, annunciando che un aiuto è arrivato in tal senso da diversi settori. Cargolux, Alitalia, British Airways, Lufthansa, Ups, Virgin, si sono offerti di portare aiuti per un certo periodo. Nell’esprimere apprezzamento per tale disponibilità, il presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora, citato dall’agenzia Agi, ha auspicato che possa essere garantito un sempre maggiore sostegno per far fronte alla mancanza di finanziamenti. Si stima che siano oltre 2,3 milioni i bambini malnutriti nel Corno d’Africa e che più di mezzo milione di questi rischia di morire se non avrà accesso, al più presto, agli aiuti internazionali.

Si segnala intanto che il primo team di valutazione della Croce rossa italiana sta compiendo un sopralluogo nella regione di Turkana, a nordovest del Kenya, coadiuvato dai reparti locali dell’associazione. «La zona in questo momento soffre di una devastante carestia — sottolinea in una nota la Croce rossa italiana —. Il tasso globale di malnutrizione raggiunge il trentotto per cento della popolazione. La soglia di allerta è del venti per cento».

Sempre riguardo alla Somalia, da ricordare che alla carestia si lega la piaga della guerra, in un intreccio che non può che logorare un territorio già stremato. Basti pensare che il controllo esercitato da gruppi contrapposti su diverse parti del Paese rappresentano un serio ostacolo agli operatori umanitari.

Si attende, intanto, la nuova conferenza dei donatori organizzata all’Unione africana per il 9 agosto ad Addis Abeba: un vertice cui si affida il compito di trovare adeguate soluzioni alla crisi della Somalia e dell’intero Corno d’Africa. Nell’annunciare la conferenza, il vice presidente della Commissione dell’Unione africana, il kenyano Erastus Mwencha, ha precisato che vi parteciperanno, oltre a capi di Stato e di Governo dei Paesi membri, rappresentanti di blocchi economici regionali e partner internazionali.

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