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​Dov’è Dio?

· ​Domanda eterna della vita terrena ·

Di fronte ai totalitarismi e agli eventi tragici vissuti nel secolo scorso, ma anche a eventi disumani che si rinnovano nei nostri giorni, sembra sorgere quasi spontanea la domanda: «Dov’è Dio? Perché non interviene?». Forse anche nelle nostre vite conosciamo ore di prova in cui ci poniamo interrogativi analoghi. 

Campo di concentramento di Auschwitz

A volte queste domande appaiono anche nelle biografie di uomini e donne che accusano di attraversare una notte oscura, una notte in cui manca la luce, nella quale Dio pare assente e soprattutto taciturno, muto, come se avesse posto tra sé e il credente una spessa nuvola che impedisce ogni tipo di relazione, anche quella della parola. Dio tace, non si fa sentire, oscura il suo volto…, e il credente geme, soffre questa assenza di Dio, fino alla tentazione della disperazione, del cedere alla nientità che fa dire nel cuore: «Dio non esiste, non c’è nulla, nulla vale la pena».

Non voglio difendere Dio, voglio solo che non lo si accusi per difendere se stessi. Alla persona ordinaria, semplice, che a volte afferma di soffrire il silenzio di Dio, di non sentire Dio presente, che accusa Dio di restare lontano e muto, con molto rispetto per il suo dolore e senza nessun giudizio mi viene da chiedere: «Ma non sarà forse lei a essere sorda, a non ascoltare?». Non riesco a pensare che Dio sia capace di interrompere il suo amore, di voler essere muto o nascosto per far soffrire il credente che lo invoca e che è nella prova. Certo, nella «cantica del mare» l’espressione: «Chi è come te tra gli dèi, Signore?» (Mi kamokah ba-’elim jhwh: Esodo 15, 11) è stata anche letta da alcuni rabbini: «Chi è come te tra i muti, Signore?» (Mi kamokah ba-illelim jhwh); ma questo vuole solo significare che Dio, anche quando vede la sofferenza, la prova del suo popolo o del singolo credente, non fa nulla e tace non perché sia indifferente o irato, ma perché rispetta il mondo, la storia, rispetta la grandezza e la fragilità degli umani.
Mi piace concludere queste mie riflessioni citando un famoso testo anonimo: «Ho sognato che camminavo in riva al mare con il mio Signore e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata. E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia quattro orme, le mie e quelle del Signore. Ma in alcuni tratti ho visto due sole orme, proprio nei giorni più difficili della mia vita. Allora ho detto: “Signore, io ho scelto di vivere con te e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me. Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti più difficili?”. E lui mi ha risposto: “Figlio, tu lo sai che io ti amo e non ti ho mai abbandonato: i giorni nei quali vedi soltanto due orme sulla sabbia, sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio”». Sì, sempre il Signore apre per noi il cammino e proprio nelle ore più oscure è lui che ci prende in braccio!

di Enzo Bianchi

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22 settembre 2018

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