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​Dove c’è bugia non c’è amore

· All’udienza generale il Papa parla dell’ottavo comandamento ·

Dire la verità ma anche agire con la verità, perché essa non si fa con le parole ma con la testimonianza di vita. È questo il significato più autentico dell’ottavo comandamento, «non dire falsa testimonianza», approfondito da Papa Francesco all’udienza generale svoltasi nella mattina di mercoledì 14 novembre in piazza San Pietro.

Michael McJilton, «La verità? Che cos’è la verità?»

Proseguendo le catechesi sul Decalogo il Pontefice ha preso spunto da un brano del vangelo di Matteo (5, 14-16) e come di consueto ha arricchito il testo preparato con considerazioni aggiunte a braccio per indicare «un bel modo» di essere cristiano: ovvero «vivere da figlio di Dio, che mai smentisce se stesso» e «mai dice bugie». Francesco è partito dal presupposto che «vivere di comunicazioni non autentiche è grave perché impedisce le relazioni e, quindi impedisce l’amore». Infatti «dove c’è bugia non c’è amore». E quando si parla «di comunicazione fra le persone» ha spiegato, occorre fare riferimento non solo alle parole, ma anche ai gesti, agli atteggiamenti e persino ai silenzi e alle assenze. Una persona, ha chiarito il Papa, «parla con tutto quel che è e che fa. Tutti siamo in comunicazione, sempre» e «siamo continuamente in bilico tra la verità e la menzogna».

Di conseguenza può non bastare «essere sinceri» o essere «esatti», visto che «si può essere sinceramente in errore, oppure si può essere precisi nel dettaglio ma non cogliere il senso dell’insieme». Al punto che si tende persino a giustificare la rivelazione di fatti personali o riservati. «Quante chiacchiere — ha rimarcato amaramente il Pontefice — distruggono la comunione per inopportunità o mancanza di delicatezza! Anzi, le chiacchiere uccidono, e questo lo disse l’apostolo Giacomo», perché «la lingua uccide come un coltello».

Da qui il monito a stare «attenti» poiché «un chiacchierone o una chiacchierona è un terrorista», che «con la lingua butta la bomba e se ne va tranquillo, ma la cosa che dice distrugge la fama altrui». Ecco perché l’ottava parola del Decalogo contiene implicitamente un’esortazione a domandarsi — ha concluso il Pontefice — se «sono un testimone della verità, o sono più o meno un bugiardo travestito da vero».

L’udienza generale

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23 luglio 2019

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