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​Dottrina
e semplicità

· ​Heinrich Denifle fra Graz, Parigi e Roma ·

Fu veramente un lavoratore accanito e instancabile il domenicano tirolese Heinrich Denifle (1844-1905). Lo scrive Paolo Vian aggiungendo che morto appena sessantenne a Monaco di Baviera, mentre si recava a Cambridge per ritirare un dottorato honoris causa, fu uno dei più significativi rappresentanti di quella primavera degli studi ecclesiastici giunta al suo apice sotto il pontificato di Leone XIII, ma con radici profonde e diversificate. Denifle in particolare si ricollegava alla ripresa degli studi cattolici in ambito storico che nei Paesi di lingua tedesca ebbe un esponente di spicco e un eroe quasi eponimo in Joseph Görres. Come Görres, Denifle fu un apologeta appassionato e intransigente del cattolicesimo; ma lo fu come poteva e doveva esserlo chi ambisse a essere preso sul serio nelle ricerche storiche nell’ultimo trentennio del XIX secolo, quando dominavano la religione del positivismo e il culto del documento. Al termine dell’Ottocento, secolo in cui le più accese battaglie ideali passavano sempre attraverso ricostruzioni di storia, Denifle seppe dare prova di un metodo eccellente, padrone di tutte le tecniche dell’analisi critica e di una straordinaria attitudine al lavoro. Perché nella sua storiografia militante l’intento apologetico nulla detrae, anzi quasi stimola e potenzia la neutralità ineccepibile degli strumenti di ricerca magistralmente maneggiati.

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17 luglio 2018

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