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Dottore della Chiesa

Pubblichiamo due relazioni sull’abbadessa renana pronunciate in occasione del convegno internazionale «“Speculum futurorum temporum” Ildegarda di Bingen tra agiografia e memoria», svoltosi il 5 e il 6 aprile a Roma su iniziativa dell’Associazione italiana per lo studio della santità dei culti e dell’agiografia e sotto il patrocinio dell’Istituto storico italiano per il medioevo e il Pontificio comitato di scienze storiche.

 «Ildegarda nelle vesti del Timor di Dio  e della Povertà di Spirito» (tratto dallo «Scivias» xix secolo)

Bisogna giungere al 1970 e alla sensibilità di un Papa apparentemente severo come Paolo VI per veder riconosciuto a due sante, Teresa d’Avila e Caterina da Siena, il possesso di dottrina eminente che giustifica il titolo dottorale. Vissute a distanza di oltre un secolo, diverse tra loro per origine sociale e culturale, diverse anche per condizione di vita, essendo l’una religiosa e l’altra laica, Teresa e Caterina sono accomunate dalla profonda spiritualità che trova espressione in testi di grande ricchezza mistica e teologica, più volte stampati e tradotti in varie lingue, conosciuti in tutta la cristianità. Teresa è colta, Caterina è illetterata ma la dottrina che permea i loro scritti appare piuttosto una tipica espressione di scienza infusa.
Il richiamo di Paolo VI al linguaggio del Vaticano II, introdotto quasi appositamente nell’omelia del 3 ottobre 1970 per indicare l’attualità della eminens doctrina che giustifica il conferimento del dottorato alla santa senese, è un buon punto di partenza per comprendere come e perché si è giunti alla importante, e presto controversa, decisione di conferire il dottorato alle donne. Ancora una volta occorre ricordare una serie di interventi pregressi di Papa Montini.
Nonostante il Concilio non avesse riservato alle donne una attenzione particolare, l’oggettiva novità che l’assise conciliare introduceva nella chiesa con la costituzione dogmatica Lumen gentium, era tale da consentire anche alle donne di acquisire un proprio ruolo. La costituzione capovolgeva infatti la visione corrente di chiesa gerarchica per sostituirla con la riscoperta figura biblica del popolo di Dio. Questa immagine permetteva di valorizzare il ruolo del laicato e del semplice fedele all’interno della struttura ecclesiastica e di riconoscere una specifica missione a tutti e a ciascuno. In quel popolo di Dio le donne potevano ritrovarsi e ricevere anche grazie speciali, utili al rinnovamento e allo sviluppo della chiesa.
Se non esplicitamente, implicitamente almeno, la dottrina conciliare sulla chiesa apriva le porte al riconoscimento di un ruolo femminile nella comunità ecclesiale ed anche al riconoscimento di quelle speciali grazie che si ricercano nei Dottori della chiesa. Furono tuttavia gli interventi molteplici dei pontefici, di Paolo VI prima e di Giovanni Paolo II poi, a favorire un cambiamento di mentalità riguardo alle donne, ai loro carismi, alla loro cultura.
Si deve invece, non a caso, a un pontefice tedesco l’elevazione al dottorato di Ildegarda di Bingen. È vero che il riconoscimento della eminens doctrina, come raccomandano teologi e autorevoli membri delle Congregazioni preposte alla approvazione, non deve essere condizionato da pressioni o motivazioni esterne, ma sta di fatto che le donne fino ad ora insignite del titolo appartengono a quattro nazionalità diverse della chiesa occidentale e sono tutte patrone delle rispettive nazioni. In realtà Ildegarda costituisce un caso particolare. Nonostante l’antichità e la continuità del culto per l’antica benedettina, universalmente designata con il titolo di santa, l’approvazione canonica del culto non era mai avvenuta. Le ragioni erano tutte spiegabili. Il processo di canonizzazione della badessa di Rupertsberg era iniziato poco dopo la morte, avvenuta nel 1179. In quel periodo era in corso un profondo mutamento delle procedure di canonizzazione che cessavano di essere prerogativa dell’ordinario locale per divenire di esclusiva competenza del pontefice. Per maggiore autorevolezza, le monache di Rupertsberg decisero di rivolgersi, forse nel 1227, al papa Gregorio IX, ma le escussioni testimoniali relative ai miracoli avvenuti per intercessione di Ildegarda non furono ritenute giuridicamente valide per la mancanza dei nomi dei testimoni. Il processo venne quindi rinviato per essere corretto, cosa che non ebbe compimento negli anni successivi.
Il riconoscimento del Dottorato di Ildegarda di Bingen doveva dunque essere preceduto da una approvazione canonica della santità. Dopo una accurata ricerca storica comprovante l’antichità e la continuità del culto, il 10 maggio 2012 Benedetto XVI diede corso alla cosiddetta canonizzazione equipollente della mistica tedesca. Pochi mesi dopo, il 7 ottobre, avvenne la proclamazione del dottorato. Prima di esaminare le ragioni che il pontefice adduce per provare l’eminenza della dottrina di Ildegarda, è interessante ricordare le molte testimonianze che manifestano il personale coinvolgimento del pontefice nel proseguire e portare a compimento il conferimento dell’alta dignità all’antica abbadessa tedesca. È certo con la convinzione che il suo messaggio sia di “immutata attualità” che, una volta divenuto pontefice, Papa Ratzinger matura la decisione di conferire il dottorato alla profetessa benedettina, ormai chiamata la “Sibilla del Reno”. Lo dovevano confortare in questa determinazione i molti studi che negli anni precedenti erano stati dedicati agli scritti teologici, morali e di medicina naturale della grande abbadessa, e anche gli approfondimenti sulla sua musica e abilità nelle arti figurative. Nel prendere atto dell’interesse rinnovato di critici e intellettuali verso il pensiero di Ildegarda, e nel constatare la continuità della fede popolare nella santità della profetessa, Benedetto XVI compie un altro atto significativo prima di giungere a esplicitare la decisione di conferirle il dottorato: dedica ben due Udienze generali, quelle dell’1 settembre e dell’8 settembre 2010, alla illustrazione di vita e opere della Sibilla del Reno.
L’udienza dell’8 settembre è tutta dedicata a puntualizzare gli aspetti carismatici della antica visionaria del Reno e a mostrare l’attualità per la chiesa del suo pensiero e del suo insegnamento.
Benedetto XVI inizia con lo spiegare che le visioni mistiche di Ildegarda somigliano a quelle dei profeti dell’antico Testamento e sono ricche di contenuto teologico. La santa presenta «i tratti caratteristici della sensibilità femminile trattando il tema del matrimonio mistico tra Dio e l’umanità realizzato nell’Incarnazione» e continua con una esortazione rivolta a tutte le donne: «Già da questi brevi cenni vediamo come anche la teologia possa ricevere un contributo peculiare dalle donne, perché esse sono capaci di parlare di Dio e dei misteri della fede con la loro peculiare intelligenza e sensibilità. Incoraggio perciò tutte coloro che svolgono questo servizio a compierlo con profondo spirito ecclesiale, alimentando la propria riflessione con la preghiera e guardando alla grande ricchezza, ancora in parte inesplorata, della tradizione mistica medievale, soprattutto a quella rappresentata da modelli luminosi, come appunto Ildegarda di Bingen».
Con alcuni esempi concreti, come l’audacia con cui la abbadessa renana si rivolgeva all’imperatore Barbarossa ammonendolo con parole profetiche, scriveva alle comunità monastiche e al clero invitandole a una vita conforme alla vocazione, ammoniva i catari accusati di voler sovvertire la chiesa, Benedetto XVI intende mostrare l’attualità del messaggio spirituale della Sibilla del Reno.
Subito dopo queste due Udienze generali del Pontefice iniziano i passi ufficiali che condurranno due anni dopo alla proclamazione del Dottorato. Infatti l’attuale abbadessa del monastero di Eibingen, intitolato a «Santa Ildegarda», facendo riferimento alle due Udienze generali, sottolinea la modernità della figura e del pensiero della profetessa del Reno e chiede che le venga attribuito il titolo di Dottore della chiesa. Analoga richiesta è sostenuta dalla conferenza episcopale tedesca e si apre ufficialmente il lavoro di ricerca e documentazione che verrà poi riportato nella corposa Positio super Canonizatione ac Ecclesiae Docturatu pubblicata in occasione del conferimento.
Il cardinal Lehmann — parlando di Ildegarda — sostiene l’importanza di accogliere l’insegnamento teologico femminile che ha una specificità propria: «Credo che il significato della proclamazione di queste quattro sante, avvenuto nell’arco di ben quarant’anni e per volontà di tre papi, finora non sia stato abbastanza riconosciuto — nonostante le molteplici richieste di una valorizzazione più adeguata della donna nella Chiesa, avanzate dagli ambienti femministi e di emancipazione. Anche se ciò che di queste sante colpisce di più è la loro grande spiritualità, non bisogna dimenticare che erano anche molto colte e dotate di grande talento organizzativo. La loro sensibilità tipicamente femminile, però, ha anche fatto sì che, alla luce delle loro testimonianze spirituali, noi dobbiamo rivedere e concepire in maniera più ampia il termine di “teologia” che, soprattutto a partire dall’Alto Medioevo fino ad oggi, è stato ristretto ed accentuato in modo unilateralmente razionale. Sarà nostro compito fare luce su come queste donne abbiano saputo dare il loro particolare contributo alla teologia, e come “con la loro intelligenza e sensibilità” siano state “capaci di parlare di Dio e dei misteri della fede”».

di Gabriella Zarri

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