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Dorothy Day

· ​I saggi ·

«Quando avevo la vostra età e frequentavo l’università dell’Illinois — disse un giorno Dorothy Day (1897-1980) a un gruppo di studenti — i poveri potevano contare soltanto sulla carità dei ricchi. Mi ricordo che una volta chiesi a mia madre il perché di questa situazione; perché per alcune persone le cose non potevano andare meglio, perché alcuni possedevano tanto e altri tanto poco o nulla. Mi rispondeva sempre che non esiste spiegazione per le ingiustizie: le cose stanno così, semplicemente». Ebbene, concludeva l’attivista e giornalista statunitense, «credo di aver speso la mia vita tentando di far funzionare meglio le cose». Non si può affrontare il tema di donne e povertà senza ricordare gli scritti di questa donna, vissuta radicalmente con i poveri e per i poveri. «Non ci schieravamo con la grande massa dei cattolici che erano ben soddisfatti del mondo contemporaneo» scrive nella sua autobiografia Day ricordando i primi anni del Catholic Worker Movement da lei fondato: «Essi erano ben disposti a dare ai poveri, ma non si sentivano chiamati a lavorare per le cose di questa vita a favore di altri». Day, invece, lo sentì. E la sua vita e le sue pagine lo raccontano. (@GiuliGaleotti)

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12 dicembre 2018

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