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Doppio attentato a Bengasi

· Colpiti anche i soccorritori ·

Si aggrava il bilancio del duplice attentato avvenuto ieri sera a Bengasi, nell’est della Libia. Almeno 33 persone sono morte a causa di due autobombe che sono esplose vicino alla moschea di Bait Radwan, nella zona residenziale di Al Salmani.

Secondo quanto riporta l’emittente Al Arabiya, che cita fonti ufficiali, sono almeno 70 le persone rimaste ferite negli attacchi. Secondo testimoni, le esplosioni sarebbero avvenute a poca distanza di tempo l’una dall’altra, con la seconda bomba detonata all’arrivo delle ambulanze. Dunque, sembra trattarsi di un attacco programmato per causare vittime anche tra i soccorritori. Il capitano Tarek Alkharraz, portavoce delle forze militari e di polizia a Bengasi, ha detto che la prima esplosione è avvenuta nel quartiere di Al Salmani verso le 20.20 di ieri (ora locale), mentre la seconda bomba è denotata mezz’ora dopo, proprio quando medici e residenti erano accorsi per assistere i feriti.

Secondo Al Arabiya, il brigadiere Mahdi Falah, direttore del controspionaggio delle forze armate libiche, risulta tra i feriti, mentre tra quanti hanno perso la vita figura Ahmed Al Feitouri, un alto funzionario delle forze di sicurezza. Sin dalle prime ore successive agli attentati, da fonti ospedaliere riportate dal «Libya Times» è stata diffusa la notizia del coinvolgimento tra le vittime di ufficiali appartenenti ai servizi di sicurezza locali, che rispondono al comando del generale Khalifa Haftar. Le vittime apparterrebbero all’antiterrorismo locale. Al momento le piste investigative seguite puntano alla guerra tra fazioni contrapposte per il controllo del territorio.

La guerra interna alla regione va a inserirsi in uno scenario nazionale altrettanto complicato, in cui negli equilibri di rapporti tra le realtà regionali della Cirenaica, del Fezzan e della Tripolitania si ripropone ad alcuni livelli la conflittualità espressa tra gruppi tribali. 

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24 agosto 2019

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