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Doppio attentato a Baghdad

· Almeno 25 morti e altrettanti feriti ·

La violenza non abbandona l’Iraq. È di almeno 25 morti il bilancio provvisorio di due attentati suicidi avvenuti oggi a Baghdad. Uno dei due attacchi è stato compiuto nei pressi della caserma dell’esercito a Taji, a nord della capitale. Mentre l’altro attentato è avvenuto nella zona Baghdad Jadida, uno dei principali sobborghi della città. I feriti sono ventidue, secondo le prime informazioni. Non ci sono rivendicazioni al momento, ma tutti i sospetti guardano verso il cosiddetto Stato islamico (Is).

Il luogo di uno degli attacchi a Baghdad (Afp)

Nel maggio 2016 — stando ai dati della missione dell’Onu in Iraq — un totale di 867 iracheni sono stati uccisi e altri 1.459 sono rimasti feriti per atti di terrorismo, violenze e conflitti armati. Il numero delle vittime è aumentato rispetto ad aprile, quando sono state uccise 741 persone e 1.374 sono rimaste ferite. Il numero dei civili uccisi a maggio è stato pari a 468, mentre i feriti, sempre civili, sono ammontati a 1.041. Nello stesso periodo, inoltre, un totale di 399 membri delle forze di sicurezza irachene sono rimasti uccisi e 418 sono stati feriti. «I dati di maggio rischiano di aumentare perché non includono le perdite nel governatorato occidentale di Al Anbar, teatro di pesanti combattimenti nei giorni scorsi e dove il conflitto in corso ha reso estremamente difficile ogni tipo di verifica» riferisce la missione Onu. L’area di Baghdad è stata la più colpita con 267 morti e 740 feriti. Seguono i governatorati di Naniwa (56 morti), Diyala (29 morti e 93 feriti), Muthanna (41 morti e 75 feriti), Salah Al Din (35 morti e 55 feriti) e Kirkuk (7 morti e 62 feriti).

A questa situazione si aggiunge poi l’assedio di Falluja, dove almeno cinquantamila civili sono ancora prigionieri dei combattimenti e fanno la fame, stretti tra le truppe regolari di Baghdad, supportate dai caccia della coalizione internazionale a guida statunitense, e i jihadisti del cosiddetto Stato islamico (Is). Le agenzie dell’Onu non riescono a raggiungere le zone più colpite dalle violenze. Funzionari dell’Unicef, dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), del Pam (Programma alimentare mondiale) e dell’Oim (Organizzazione mondiale delle migrazioni) sono impegnati in una corsa contro il tempo per offrire assistenza alle persone in fuga dalla città; lo scorso 5 giugno è partita la prima missione nei campi profughi. Il Governo iracheno ha allestito diverse strutture per le sessantamila persone che sono già sfollate nel governatorato di Al-Anbar (dove si trova Falluja). Ma la situazione è ormai al collasso.

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