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Dopo un lungo e paziente lavoro di preparazione

Il Santo Padre Francesco, ricevendo in udienza il 4 marzo i superiori, i dipendenti e i collaboratori dell’Archivio Segreto Vaticano, ha resa nota la sua volontà di aprire il prossimo 2 marzo 2020 ai ricercatori qualificati gli archivi della Santa Sede per l’intero periodo del pontificato di Pio XII (2 marzo 1939 - 9 ottobre 1958); annuncio atteso da diverso tempo dal mondo degli studiosi e coincidente con gli ottanta anni dall’elezione al trono di Pietro del cardinale Eugenio Pacelli.

Ovviamente la rilevante iniziativa di Papa Francesco ha alle spalle un lungo periodo di preparazione, durante il quale gli archivisti dell’Archivio segreto vaticano e i loro colleghi di altri archivi vaticani hanno compiuto un paziente lavoro di ordinamento, di censimento e di inventariazione dei moltissimi fondi e documenti interessanti il pontificato di Pio XII.

Antefatti

Fin dal dicembre del 2002 il Papa san Giovanni Paolo II, sensibile alle richieste che gli pervenivano da diverse parti per ottenere la possibilità di indagare i documenti della Santa Sede relativi al periodo tra le due guerre mondiali, disponeva di rendere accessibili alcuni fondi dell’Archivio segreto vaticano, per cronologia appartenenti ancora al cosiddetto «periodo chiuso», in vista di una futura apertura del pontificato di Pio XI: Archivio della Nunziatura Apostolica di Monaco di Baviera (1922-1934); Archivio della Nunziatura Apostolica di Berlino (1922-1930). Si rendevano in pari tempo consultabili i seguenti archivi e fondi: Archivio della Segreteria di Stato, Sezione dei Rapporti con gli Stati (già Affari Ecclesiastici Straordinari), Baviera (1922-1939) e Germania (1922-1939); Archivio della Congregazione per la dottrina della fede, documenti relativi alla condanna del comunismo e del nazionalsocialismo.

Il lavoro dell’Ufficio informazioni vaticano per i prigionieri di guerra istituito da Pio XII subito dopo l’inizio del secondo conflitto mondiale

L’8 giugno 2004 lo stesso Pontefice Giovanni Paolo II, sempre nell’ottica di anticipare progressive limitate aperture, archivisticamente omogenee e in se stesse autonome, rendeva disponibile ai ricercatori l’ampio fondo dell’Ufficio vaticano informazioni per i prigionieri di guerra (1939-1947) dell’Archivio vaticano, composto da 2.349 unità archivistiche, suddivise in 556 buste, 108 registri e 1.685 scatole di documentazione, con uno schedario alfabetico, che ammonta a circa 2 milioni e 100.000 schede nominative, relative ai militari e ai civili prigionieri, dispersi o internati, dei quali si cercavano notizie. Un fondo subito indagato e ancora oggi molto richiesto da privati studiosi o parenti dei defunti prigionieri.

Il 30 giugno 2006 Papa Benedetto XVI decideva l’apertura di tutto il pontificato di Pio XI (1922-1939), che venne posta in pratica nel settembre di quell’anno, all’apertura autunnale dell’Archivio vaticano. In quella occasione divennero consultabili in Archivio vaticano sia il grande fondo della Prima Sezione Segreteria di Stato (Affari generali), sia della Seconda Sezione, Rapporti con gli Stati (già Affari ecclesiastici straordinari); quest’ultimo archivio ebbe poi una collocazione autonoma dal 2011.

Mentre si apriva il pontificato di Pio XI, in Archivio vaticano già si lavorava per la progressiva preparazione del materiale documentario di Pio XII, che non pochi studiosi richiedevano con sempre maggiore insistenza. La mole di lavoro era certamente pesante e solo nel 2008 padre Federico Lombardi sj, direttore della Sala stampa della Santa Sede, dalle pagine del «Corriere della Sera» del 31 ottobre, dichiarava che si poteva pensare a una ipotetica apertura del pontificato pacelliano «tra 6-7 anni», ovvero intorno al 2014/2015. Si fu troppo ottimisti. Il lavoro di preparazione dell’ingentissima documentazione, nonché le limitate forze degli archivisti vaticani, protrassero nel tempo, fino a oggi, per ragioni obiettive, l’attesa apertura.

Finalmente, nel breve volgere di tredici anni circa, che non appare davvero un tempo troppo esteso per chi conosca i lavori d’archivio, si è giunti alla decisione assunta da Papa Francesco, pienamente al corrente di tutti i passi compiuti, che avrà la sua pratica attuazione il 2 marzo 2020.

Archivi aperti

In seguito a tale deliberazione pontificia verranno aperti fino all’ottobre del 1958, nel marzo del 2020, l’Archivio segreto vaticano, l’Archivio storico della Sezione dei Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, l’Archivio storico della Congregazione per la dottrina della fede, l’Archivio storico della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, l’Archivio storico della Congregazione per le Chiese orientali, l’Archivio della Fabbrica di San Pietro e, secondo modalità e forme di accesso differenti, anche altri archivi storici di congregazioni, dicasteri, uffici e tribunali, a discrezione dei relativi superiori.

Ciascuno di questi importanti archivi ha un proprio regolamento, sistema di prenotazione e naturalmente indici e inventari relativi alla loro documentazione che ora si rende disponibile.

Le nuove fonti dell’Archivio segreto vaticano (1939-1958)

Mi limito, per ovvie questioni di competenza, a passare in rassegna brevemente le non poche fonti dell’Archivio segreto vaticano riguardanti la recente apertura, anche perché questo archivio — analogatum princeps degli altri archivi di Curia — sarà molto probabilmente il primo a ricevere richieste da parte dei suoi attuali fruitori (circa 60 presenze giornaliere) e dei futuri ricercatori dell’epoca di Papa Pacelli.

Credo poi utile qui ricordare che dal marzo del 2000 l’archivio del concilio Vaticano II è consultabile presso l’Archivio segreto vaticano (un insieme di 2.001 buste): è giunto quasi al termine un corposo, preciso e dettagliato inventario dell’archivio (disponibile anche in formato digitale) curato da Piero Doria.

a) Segreteria di Stato

Si avrà a disposizione anzitutto il denso e corposo insieme documentario della Segreteria di Stato per il pontificato di Pio XII (marzo 1939 - ottobre 1958), che prosegue con i suoi titoli e rubriche gli anni precedenti di Pio XI e conserva svariati scritti inerenti le materie trattate dal rilevantissimo organismo centrale del governo papale. Si tratta di un totale di circa 151.000 posizioni (ciascuna posizione si compone di decine di fogli), divisi per anni e per titoli. I titoli trattati dalla Segreteria di Stato, sono molteplici e tutti a loro modo rilevanti. Mi limito a qualche esempio: Sommo Pontefice (Conclave-Elezione-Incoronazione, Atti pontifici, Encicliche, Motu propri, Chirografi, Lettere apostoliche, Auguri e omaggi, Benedizioni autografe, Doni, Eredità e legati, Famiglia pontificia, Morte e funerali); Associazioni cattoliche; Cardinali (Concistori, Protettorie, Commissioni speciali, Sacro Collegio); Chiese e clero, Curia romana (materie molto diverse; ad esempio: viaggi Santo Padre, Dottori della Chiesa, Richiesta di beatificazioni e canonizzazioni, obolo, invio pubblicazioni omaggio, passaporti, tipografia, libertà doganali, ecc.); Diocesi (a-z); Episcopato in generale; Missioni; Ordini religiosi femminili, Ordini religiosi maschili; Popolazioni; Patriarchi, Arcivescovi e Vescovi; Seminari e Università; Solennità e Congressi; Stati; Stato della Città del Vaticano, e altri titoli. Di tutta questa documentazione sono state redatte precise descrizioni informatiche dei relativi fascicoli, che i ricercatori troveranno nelle sale di studio anche in formato cartaceo (ben 68 volumi di indici).

Oltre al fondo ordinario della Segreteria di Stato si renderanno disponibili per tutto il pontificato di Pio XII anche le cosiddette «buste separate», che conservano documentazione per singoli temi o istituzioni, sempre organizzate dalla medesima Segreteria di Stato; ad esempio: Missioni straordinarie, Congregazioni soppresse, Curia romana, Concistori, Prelature, Protettorie, Corpi armati pontifici, Corpo diplomatico, Principi e reali, Visite ufficiali di capi di Stato, Casa Savoia funeri, Rosa d’Oro, ecc.). Un totale di 538 buste, di cui si avrà un preciso elenco descrittivo.

Provengono dalla medesima Segreteria di Stato le 76 unità denominate ora Carte Pio XII, che contengono manoscritti di Eugenio Pacelli prima del pontificato e poi durante questo, nonché dattiloscritti dei suoi molti discorsi, a volte con correzioni autografe; molti di questi discorsi sono stati già pubblicati. Sarà disponibile un inventario analitico di questa serie.

Seguono quindi tre considerevoli fondi, sempre interni all’attività della Segreteria di Stato, ma costituenti ciascuno archivi “speciali”. Vi compaiono diversi officiali della Segreteria di Stato ma vi primeggiano come giganti due figure: Pio XII e il giovane Giovanni Battista Montini, per le cui infaticabili mani, organo del suo delicato cuore e della sua umana sensibilità, passarono migliaia di pratiche caritative.

Il primo si designa come Commissione soccorsi, istituita da Pio XII nel 1939 (ma la sua attività più organizzata data dal 1941), che curava gli interventi caritativi presso i vari campi di prigionia, tramite i nunzi o delegati apostolici come pure i vescovi, per dar sollievo alle necessità dei prigionieri con pacchi viveri, indumenti e anche con denaro; favoriva inoltre le comunicazioni radio per intensificare lo scambio di notizie circa i feriti, i prigionieri, gli ospedali, mentre nel dopoguerra si occupò del rimpatrio dei feriti o mutilati, dello scambio di prigionieri, dell’assistenza ai reduci e ai profughi. Il fondo si articola secondo le designazioni date all’epoca alle serie di scritture, ovvero Italiani, Stranieri, Razza, Varie, 1949, 1950, per un totale di 586 scatole. I ricercatori potranno avvalersi di un preciso inventario a stampa (nella serie Collectanea Archivi Vaticani), preceduto da una storia di questo ufficio, curato dalle archiviste Francesca Di Giovanni e Giuseppina Roselli, dal titolo L’archivio della Commissione soccorsi (1939-1958). Inventario (in 2 volumi). Fra le innumerevoli pratiche caritative pontificie rilevo quella relativa ai sussidi offerti agli emigranti in Argentina e in Brasile (1940-1941), al trasporto di grano in Grecia richiesto da monsignor Roncalli (1941), agli aiuti inviati ai civili in Polonia (1943), alla «scoperta» delle Fosse ardeatine, degli aiuti economici offerti alle famiglie vittime dei bombardamenti di Roma del 1943, alla ricostruzione dell’abbazia di Montecassino (1946-1948), al sostegno agli italiani della Venezia Giulia e dell’Istria nelle tristi vicissitudini del confine orientale con la Jugoslavia (1945-1948), all’interessamento a favore dei cattolici baschi condannati a morte in Spagna nel 1946, fino all’aiuto prestato da Pio XII a un gruppo di scienziati russi in esilio in Austria nel 1946. La Commissione soccorsi non va confusa con l’Ufficio vaticano informazioni per i prigionieri di guerra.

Il secondo archivio «speciale» si denomina semplicemente Beneficenza pontificia; ebbe anch’esso alcuni officiali della Segreteria di Stato incaricati di seguire le pratiche caritative del Papa, e con gli anni sviluppò un notevole archivio, tanto più cospicuo, in quanto l’attività continuò anche dopo la guerra, fino al pontificato di Paolo VI, quando, nel 1968, anche questa attività passò alle competenze del nuovo ente denominato «Servizio assistenziale del Santo Padre», oggi ricompreso nella Elemosineria apostolica. Questo archivio, che eleva con le sue minute carte un vero monumento alla carità veramente eroica di Papa Pacelli, consta di 2.394 buste, che abbracciano gli anni 1939-1968 (consultabili ovviamente solo fino al 1958), suddivise in quattro serie: i: Protocollo generale, Privati; ii: Diocesi italiane; III: Roma; iv: Associazioni, Chiese, commissioni, Curia romana, Diocesi italiane (in generale), Diocesi estere. Il fondo è provvisto di un inventario, disponibile sia in forma cartacea che in quella informatica, e di uno schedario generale alfabetico (secondi i nomi dei beneficiati, sia privati che istituti o istituzioni) che conta circa 188.000 schede, oggi consultabili nella rete intranet dell’Archivio vaticano, riprodotte in tutte le loro parti.

Nella serie i (Privati, buste 1-1.136) abbiamo le pratiche relative a elargizioni di sussidi a private persone per svariatissime necessità. Sovente le richieste sono accompagnate da commendatizie di vescovi, di parroci, di sacerdoti, ma anche di laici impegnati nella politica o in associazioni di assistenza. Nella singola pratica appare bene evidente il movente della richiesta di aiuto, le contingenze particolari della persona (civile o militare), della famiglia, del monastero, del convento, ecc.; vi si nota pure una certa cautela della Segreteria di Stato che — secondo la saggia prassi — prima di concedere il sussidio (in denaro o in altra forma) chiedeva al clero più vicino al richiedente di verificarne le effettive necessità e di riferire. Si ha quasi sempre poi la precisa decisione del Papa o della Segreteria di Stato nel merito: donazione di una somma di denaro (in copertura totale o parziale — e in non pochi casi persino superiore — alle richieste), di arredi sacri, di oggetti d’arte, addirittura di autovetture, di biglietti da viaggio, ecc.

Stessa cosa dicasi per la serie ii, relativa alle necessità delle diocesi italiane (bb. 1.196-2.227).

Nella serie III fu sistemata la documentazione che riguardava gli aiuti prestati a persone o istituzioni (soprattutto chiese) nella diocesi di Roma e suo suburbio (bb. 2.228-2.331).

Analogo discorso vale per la serie iv (Associazioni, ecc.), sebbene in questo caso le istituzioni oggetto della carità del Papa fossero aiutate soprattutto con somme di denaro (bb. 2.332-2.394).

Il terzo ufficio «speciale» della Segreteria di Stato, voluto sempre da Pio XII dopo la guerra, nel 1946, è quello detto Ufficio migrazione, sorto per affrontare il problema del rimpatrio dei diversi prigionieri e profughi, nonché il crescente problema migratorio, causato dalla povertà di certi paesi europei. Il nuovo ufficio, che collaborava con la Congregazione concistoriale e le rappresentanze pontificie nel mondo (ha infatti la segnatura Congr. Conc., Ufficio emigrazione), svolse la sua opera fino al 1966. L’archivio prodotto da questo Ufficio consta di 69 buste, tutte descritte in un apposito Inventario, provvisto anche di un prezioso indice dei nomi di persona, di luogo e di istituzioni (formato cartaceo e informatico).

b) Archivi di rappresentanze pontificie

Un invidiabile insieme di documentazione diplomatica, religiosa, politica e di altro genere è costituito dai diversi archivi delle rappresentanze pontificie nel mondo, che sotto Pio XI e Pio XII aumentarono di numero e svolsero una ingente e costante attività. Si tenga conto che ciascuno di questi archivi (delegazioni apostoliche, nunziature e internunziature apostoliche), solo per il periodo di Pio XII, consta in media di circa 100 buste, divise per anni e per materie o titoli, nunzio per nunzio. Crediamo utile elencare i singoli archivi delle rappresentanze pontificie, già riordinati e descritti, che saranno resi accessibili, avvertendo che alcune nunziature non sono ancora pervenute per gli anni di Pio XII, altre hanno effettuato versamenti limitati a nunzi che si susseguirono durante il pontificato di Papa Pacelli, altre ancora subirono perdite o distruzioni belliche e non giungono al dopoguerra: Albania (fino al 1940), Argentina (fino al 1958), Australia (già Australasia, fino al 1948), Austria (fino al 1958), Belgio (fino al 1958), Bolivia (fino al 1936), Brasile (fino al 1946), Bulgaria (fino al 1949), Canada (fino al 1953), Cecoslovacchia (fino al 1950), Cile (fino al 1953), Cina (fino al 1946), Colombia (fino al 1950), Congo (già Congo Belga, Rwanda, Urundi, fino al 1954), Corea (fino al 1957), Cuba (fino al 1958), Ecuador (fino al 1953), Egitto (fino al 1956), Estonia (fino al 1940), Etiopia (già Africa Orientale Italiana, fino al 1958), Filippine (fino al 1949), Francia (fino al 1958), Germania (Berlino-Bonn, fino al 1958), Germania: III Missione pontificia assistenza (fino al 1950), Gerusalemme e Palestina (fino al 1958), Giappone (fino al 1948), Gran Bretagna (fino al 1958), Grecia (fino al 1950), India (fino al 1952), Iran (già Persia, fino al 1945), Irlanda (fino al 1948), Italia (fino al 1958), Jugoslavia (fino al 1952), Lettonia (fino al 1940), Libano (fino al 1950), Lituania (fino al 1940), Messico (fino al 1956), Nigeria (già Africa per le Missioni, fino al 1946), Olanda (fino al 1958), Pakistan (fino al 1958), Perú (fino al 1953), Portogallo (fino al 1953), Romania (fino al 1950), Siria (fino al 1953), Spagna (fino al 1958), Stati Uniti (fino al 1958, versamento però parziale), Stati Uniti: Appendice Jugoslavia o Carte Hurley (dal 1946 al 1950), Sud Africa (già Africa Meridionale, fino al 1944), Svizzera (fino al 1952), Thailandia (già Siam, fino al 1956), Turchia (fino al 1944), Turchia: Appendice Grecia (carte del delegato apostolico ad Atene, fino al 1944), Venezuela (fino al 1940), Vietnam e Cambogia (già Indocina, fino al 1958). Di ogni rappresentanza pontificia è stato preparato l’inventario accurato (per l’Italia l’inventario sarà disponibile a stampa nei Collectanea, a cura di Giovanni Castaldo), guida indispensabile per il ricercatore (circa 81 indici per un totale di più di 5.100 buste). Anche questi inventari sono consultabili nella rete intranet dell’Archivio vaticano per comodità degli studiosi e per agevolare loro la ricerca in vari campi. Il paziente lavoro di preparazione dei nuovi mezzi di ricerca, così come l’ordinamento degli archivi delle rappresentanze pontificie sono stati seguiti e guidati negli ultimi anni da Luca Carboni, archivista. Va notato che vi sono altri archivi di rappresentanze pontificie (circa 90) ancora in corso di ordinamento, ai quali si lavora con alacrità. Si spera che almeno una parte di essi siano disponibili ai ricercatori con la prossima apertura del 2 marzo 2020.

In certo modo collegate ai documenti diplomatici di cui sopra sono anche le carte della Visita apostolica nella Saar, regione tedesca sottoposta a protettorato francese dal 1946 al 1957. Nel 1948 venne inviato un visitatore apostolico della Saar nella persona del verbita Michael Schulien (1888-1968), che lasciò della sua missione 106 buste di documenti, relative agli anni 1949-1956, anch’esse ora disponibili e consultabili tramite un preciso indice, sempre nei due formati ora in uso.

c) Altri fondi in parte già consultabili e ora aperti fino al 1958

Prosegue la consultazione della Cancelleria apostolica per il periodo 1939-1958 (Regesta Litterarum Apostolicarum, Epistolae Decretales, Brevia Apostolica), ovvero documenti inerenti i vescovi residenziali, la loro nomina, la conferma, i vescovi titolari, la erezione di diocesi, l’eventuale smembramento o soppressione. Un insieme di circa 7.700 fascicoli, tutti descritti in indici disponibili sia in formato cartaceo, sia in quello informatico.

Prosegue pure fino alla morte di Pio XII la consultazione di fondi già aperti fino al 1939: Carte Augustin Bea; Carte Serafini; Carte Soderini Clementi; Congregazione per le cause dei santi (Positiones o Processus); Censimento degli Archivi ecclesiastici d’Italia (già pubblicato in buona parte nei Collectanea Archivi Vaticani); Commissione Centrale per l’arte sacra in Italia (è già stato edito l’inventario a cura di Daniele De Marchis nei medesimi Collectanea); Congregazione del concilio (Sezione disciplinare, Sezione catechistica, Sezione amministrativa); Congregazione concistoriale (Relationes Dioecesium); Dataria apostolica, Provisiones; Elemosineria apostolica; Epistolae ad Principes; Fondo Girolamini (beato Pietro da Pisa); Guardia Nobile Pontificia; Guardia Palatina d’Onore; Prefettura della Casa Pontificia, Udienze; Ufficio Pontificio case parrocchiali; Sacra Romana Rota; Segr. Stato, Brevi Apostolici.

d) Nuovi fondi particolari

Si rendono invece disponibili ex novo per il periodo di Pio XII i seguenti fondi: Anno Santo 1950 (120 unità, con schedario alfabetico); Anno Mariano 1954, primo di tal genere nella storia, voluto per celebrare il Centenario della definizione del dogma dell’Immacolata Concezione, inaugurato dal Papa l’8 dicembre 1953 a Santa Maria Maggiore e chiuso in San Pietro il 1° novembre 1954 (30 buste); Pontificia Opera di assistenza, ben nota istituzione caritativa ed educativa voluta da Pio XII nell’aprile del 1944, che svolgeva la sua attività sotto la denominazione di Pontificia Commissione di assistenza ai profughi (pca) e che a ridosso della guerra, dal 1945 in poi, dovette occuparsi di una gigantesca pratica di carità verso prigionieri, dispersi, orfani feriti, famiglie forzatamente separate, bisognosi d’ogni genere; dal 1947 si occupò anche delle colonie estive, coinvolgendo un gran numero di volontari fra medici, suore, capellani, assistenti. Dal 1953 l’istituzione assunse il nome di Pontificia Opera di assistenza (poa), ebbe una propria personalità giuridica ed uno Statuto datole dalla Santa Sede. Questo interessante archivio conta di 1.136 corpose buste, provviste di un preciso indice nei due formati ora in uso.

Altro fondo che si apre alla consultazione è quello dell’Opera Nazionale per l’assistenza religiosa e morale degli operai (o.n.a.r.m.o), fondata per sé nel 1926 sotto il patrocinio della Congregazione concistoriale, ma le cui carte ci sono giunte solo per il periodo post-bellico (1952-1976), consultabili solo fino al 1958. Del resto l’Opera fu particolarmente attiva dal 1943, molto sorvegliata dal Fascismo, ma ciò nonostante in espansione tanto nelle città quanto nelle campagne. L’archivio dell’Opera consta di 396 buste, al cui interno sono conservati 9.500 fascicoli riguardanti ogni aspetto della cura sociale e religiosa praticata verso gli operai, i ceti più poveri, gli analfabeti, le famiglie bisognose. Fra i documenti di questo vasto fondo rilevo un numero di buste (59-167) in cui sono raccolte le tesine che la Scuola Superiore di assistenza sociale (interna all’o.n.a.r.m.o), ben nota fondazione che si diffuse dal 1945 al 1947 in molte città d’Italia, richiedeva dalle sue allieve di Benevento, Parma e Roma fra gli anni 1952-1976; un insieme di studi o tesi svolte sempre su aspetti sociali e assistenziali, con tanto di relatori, correlatori ed esami finali, dagli argomenti più vari, i cui titoli e la cui stesura molto avrebbero da insegnare (anche in fatto di alfabetizzazione) ai nostri universitari di oggi. Basti qualche titolo: «Il dolore e l’assistenza sociale», «Importanza dell’alimentazione nel fanciullo», «Criminologia minorile», «L’incidenza delle malattie nei genitori in rapporto al numero dei figli», «Lo spirito educativo della Chiesa attraverso gli orfanotrofi», «La poliomelite e la sua importanza sociale», e via discorrendo (si contano circa 9.000 tesine di questi e d’altri generi).

Riflessioni finali

Al solo scorrere i titoli dei fondi che si apriranno alla consultazione dei ricercatori per volontà del Santo Padre, l’onesto lettore riconoscerà che il lavoro di preparazione di così tante carte, il loro ordinamento, la loro inventariazione, la loro attenta numerazione, la legatura necessaria sono più che sufficienti a rendere ragione dei tredici anni che sono trascorsi dall’ultima apertura del pontificato di Pio XI (2006). Un periodo intenso di lavoro al quale si sono dedicati con costanza e in esclusiva venti officiali dell’Archivio vaticano, coadiuvati anche, dove possibile, da qualificati diplomati della Scuola di Paleografia, diplomatica e archivistica interna all’Archivio stesso. Lo stesso discorso vale, mutatis mutandis, anche per gli altri archivi storici della Curia romana che vengono ora aperti per il pontificato pacelliano.

Una fatica, certamente; ma penso di dire una fatica sorretta da sicuro entusiasmo, sia perché si aveva coscienza di lavorare per la futura ricerca storica in relazione a un periodo cruciale per la Chiesa e per il mondo, sia perché le carte tutto erano, meno che asettiche. Esse parlavano, parlano e spero parleranno ai ricercatori e agli storici di una quasi sovrumana opera di cristiano «umanesimo» (si parlò di «diplomazia della carità»), attiva nella congerie tempestosa di quegli eventi che a metà del XX secolo sembrarono decisi ad annientare la nozione stessa di civiltà umana.

Su quel triste, anzi terribile scenario, sia prima dell’ultima guerra, sia durante il suo tragico svolgimento, sia dopo di essa, spicca con connotati propri la grande figura di Pio XII, troppo superficialmente giudicata e criticata per alcuni aspetti del suo pontificato, che ora, grazie anche alla recente apertura voluta con fiducia da Papa Francesco, penso possa trovare fra gli storici chi la sappia indagare, ormai senza pregiudizi, ma con l’ausilio anche dei nuovi documenti, in tutta la sua realistica portata e ricchezza.

di Sergio Pagano

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26 aprile 2019

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