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Dopo Palmira l’esercito siriano punta su Raqqa

· ​Il Cremlino invierà artificieri e mezzi speciali per sminare la zona archeologica devastata dai miliziani dell’Is ·

Devastazioni perpetrate dall’Is  nel museo di Palmira (Sana)

Le forze governative siriane hanno riconquistato Palmira, infliggendo una significativa sconfitta al cosiddetto Stato islamico (Is) che controllava la città dal maggio dello scorso anno. «L’operazione a Palmira dimostra il successo della strategia perseguita dall’esercito siriano e dai suoi alleati nella guerra al terrorismo» ha dichiarato il presidente Bashar Al Assad, subito dopo l’annuncio della vittoria. Secondo Assad, si tratta di «un risultato importante» che apre un nuovo capitolo nel conflitto siriano e nella lotta al terrorismo. La battaglia di Palmira, durata tre settimane, è stata estremamente cruenta. In base ai dati forniti dal direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, Rami Abdulrahman, almeno 400 combattenti dell’Is sono morti nell’offensiva di Assad. E ora gli ultimi gruppi di miliziani battono in ritirata verso Sukhnah e Deir Ezzor. Palmira era stata conquistata dagli uomini di Al Baghdadi nel maggio del 2015, subendo la distruzione di importanti tesori archeologici. Due templi, un arco e molte tombe antiche erano stati fatte saltare in aria e, in questi mesi, l’area, considerata dall’Unesco patrimonio dell’umanità, era stata minata. Per le forze governative, la riconquista di Palmira, che arriva dopo una campagna sostenuta da intensi attacchi aerei russi, apre le porte del deserto orientale della Siria, che si estende dal confine iracheno a sud fino a Deir Ezzor e Raqqa, considerate due importanti roccaforti dell’Is. Ed è proprio Raqqa il nuovo obiettivo di Assad. E in settimana Mosca invierà artificieri, robot e mezzi speciali a Palmira per sminare tutta la zona archeologica. 

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11 dicembre 2019

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